Mentre in Amazzonia gli attivisti (e la foresta) continuano a morire, per Biden il Brasile di Bolsonaro ha fatto “veri sacrifici”

Dal 6 al 10 giugno a Los Angeles si è tenuto il nono Summit delle Americhe, dove si incontrano tutte le potenze dell’area geografica. Stupiscono le dichiarazioni di Biden sulle politiche ambientali di Bolsonaro in Amazzonia. Vediamo insieme cosa è successo.
Francesco Castagna 14 Giugno 2022

Il Brasile torna agli onori della cronaca con un fatto per nulla degno d'onore. Lo scorso 5 giugno sono scomparsi Dom Phillips e Bruno Pereira, un attivista e un giornalista che da anni si battono per la tutela dei diritti umani e la salvaguardia del territorio. A una settimana dalla scomparsa sono stati ritrovati due corpi senza vita, che potrebbero essere dei due attivisti.

Il fatto ha provocato l'indignazione nazionale, a denunciarlo è anche Greenpeace Brasile. Secondo l'Ong, il governo brasiliano sta facendo molto poco per chiarire i motivi della scomparsa: "A più di 48 ore dalla scomparsa, è chiaro che l'inefficienza dell'esercito è parte del contraccolpo ambientale promosso dal governo Bolsonaro".

Greenpeace denuncia anche che il Brasile è il quarto Paese in cui gli attivisti ambientali rischiano di più, secondo l'ultimo rapporto pubblicato dalla ONG Global Witness.

Altre due persone quindi che si aggiungono alla lista di morti in Brasile, un fatto che il presidente Jair Bolsonaro si è limitato a definire come "molto strano".

Il 9° Summit delle Americhe

In questo clima di minacce e sparizioni, dal 6 al 10 giugno alcuni dei leader dei paesi americani si sono incontrati durante il nono summit delle Americhe, a Los Angeles. Il forum in cui i Paesi di quest'area geografica si incontrano per discutere di temi di carattere internazionale. A partecipare è stato anche il Brasile di Jair Bolsonaro.

In questa edizione il tema centrale è stato "Building a Sustainable, Resilient, and Equitable Future", i Paesi si sono quindi riuniti per confrontarsi sulle soluzioni da prendere per approcciarsi a un futuro più sostenibile, resiliente ed equo.

Il 9 giugno, durante l'incontro, il presidente degli Stati Uniti Joe Biden e il presidente della Repubblica federale presidenziale del Brasile Jair Bolsonaro si sono visti per la prima volta faccia a faccia.

In passato non erano mancate critiche tra i due leader sulla questione Amazzonia e c'è anche da dire che al momento delle presidenziali degli Stati Uniti il presidente brasiliano ha appoggiato apertamente la rielezione dell'ex presidente degli Stati Uniti, Donald Trump.

Questo incontro è stato quindi un primo segnale di apertura da parte delle due amministrazioni, che insieme hanno discusso per trovare un accordo sul conflitto russo-ucraino e una soluzione congiunta per salvaguardare l'Amazzonia.

Ma una novità rispetto al passato c'è: Biden infatti ha riconosciuto al Brasile di aver fatto "veri sacrifici" per l'Amazzonia.

Un'ammissione che stride con le dichiarazioni fatte nel 2019 dalla sua vice presidente Kamala Harris, che in un tweet chiedeva apertamente a Bolsonaro di rispondere per le azioni di devastazione in Amazzonia. Com'è noto ormai, la foresta è responsabile del 20% dell'ossigeno presente sul Pianeta Terra ed è effettivamente la casa di quasi un milione di indigeni.

Ma cosa non torna di quel "veri sacrifici" di Biden? Innanzitutto c'è da dire che gli ultimi dati mostrano come l'Amazzonia, nel periodo che va da Gennaio ad Aprile, abbia subito un nuovo record di deforestazione. Più di mille km2 di alberi sono stati deforestati e, secondo i dati INPE, "c'è stato un aumento del 418% rispetto all'area rilevata a gennaio 2021, anche se questo mese ha piovuto di più in Amazzonia".

Ciò è dovuto anche al progetto del governo federale brasiliano che vorrebbe realizzare, in collaborazione con gli altri Stati, il percorso Trans-amazzonica (BR-230), ovvero un'autostrada transamazzonica che collegherebbe il Perù all'Oceano Atlantico, per contribuire al progresso delle aree più arretrate. Il progetto, come è possibile immaginare, è da anni oggetto di contesa tra gli attivisti ambientali e i governi locali.

Intanto, durante il summit delle Americhe, Jair Bolsonaro ha detto che "La nostra Amazzonia è una ricchezza, che è più grande dell'Europa occidentale, con ricchezze incalcolabili, biodiversità, ricchezza mineraria, acqua potabile e fonti di ossigeno". Queste dichiarazioni suonano come un paradosso per le ong mondiali, che da anni si occupano di tutelare la biodiversità dell'area amazzonica e la salute dei popoli indigeni.

Pesano, infatti, altri due progetti portati avanti dal governo di Bolsonaro: il progetto di legge 191 del 2020, che permette lo sfruttamento di risorse minerali, e il 490, ovvero il "marco temporal", che riconosce il diritto di permanenza legale nella foresta amazzonica soltanto ai popoli indigeni che riescano a provare la loro esistenza in Amazzonia da prima del 1988, giorno della promulgazione della Costituzione brasiliana.

Tornando al Summit, Biden ha comunque espresso perplessità sulle politiche ambientali del governo brasiliano in Amazzonia, sottolineando il fatto che serva un'azione concreta e congiunta, e non esclusiva dei singoli Stati. A queste affermazioni il presidente Jair Bolsonaro ha risposto che "Sulla questione ambientale abbiamo le nostre difficoltà, ma difendiamo i nostri interessi".