Né gattini né bersagli facili: in Sudafrica i leoni potrebbero non essere più allevati in cattività per scopi economici

Un gruppo di esperti ha stilato un rapporto di 600 pagine in cui sono state riviste le politiche le norme e le pratiche in relazione alla gestione di alcuni animali selvatici. In particolare, i leoni potrebbero non essere più cresciuti in cattività per scopi economici.
Sara Del Dot 4 Maggio 2021

Se un tempo l’idea di poter coccolare un leone o una tigre come fosse un gatto da appartamento poteva incuriosire, oggi lo stesso concetto fa inorridire gran parte delle persone. Questo perché in molti Paesi si è ormai prossimi alla consapevolezza che gli animali selvatici non sono oggetti né proprietà ma fanno parte di delicati ecosistemi e hanno il diritto di vivere liberi seguendo la propria etologia. Tuttavia, in molti Paesi del mondo la crescita di questi esemplari in cattività per scopi economici è ancora molto diffusa e attrae turisti da ogni parte del mondo. Per i leoni, però, qualcosa potrebbe presto cambiare.

Il settore multi-milionario che ruota attorno all’allevamento di questo animale, che “re della foresta” ultimamente lo era un po’ meno, potrebbe essere interrotto restituendo a questo grande felino la dignità che merita.

Accade in Sudafrica, dove una commissione di esperti ha presentato alla ministra delle Foreste, della Pesca e dell’Ambiente Barbara Creecy un rapporto lungo 600 pagine in cui sono state riviste le politiche, le norme e le pratiche relative alla caccia, al commercio, alla detenzione, alla gestione di elefanti, leoni, leopardi e rinoceronti.

Oggi, infatti, quella dei leoni in cattività è un’industria molto remunerativa ma che rischia di compromettere in modo irreparabile la sostenibilità della conservazione dei leoni selvatici. Che vengono allevati rinchiusi in piccoli recinti principalmente per diventare prede sicure per i cacciatori di passaggio provenienti soprattutto dall’estero, sicuri di tornare a casa con una (facile) preda, oppure a fini turistici, per essere osservati come in uno zoo, ma anche accarezzati e cavalcati. A ciò si aggiunge il pericolosissimo mercato del commercio di prodotti “derivati” dal leone come le ossa.

Con l’adozione di queste indicazioni, la ministra Sudafricana sancisce la propria posizione in merito alla tutela di questa specie fondamentale per la biodiversità e gli ecosistemi, anche se non pone limiti all’industria della caccia in generale, che rimane un’importante fonte di introito per il Paese. Ora saranno intraprese delle consultazioni con varie parti interessate per sviluppare un politica sulla conservazione della biodiversità da sottoporre all’approvazione del Governo.

Al tema dei leoni in cattività si aggiunge quello del commercio d’avorio dai corni di rinoceronti ed elefanti, per il quale la stessa commissione ha consigliato al Governo di consultarsi con altre realtà per capire cosa fare per smaltire le scorte di avorio. Infatti, gli ambientalisti sono preoccupati del fatto che la messa in commercio dei corni potrebbe stimolare la domanda in Asia.