Nel 2030 in Europa ci saranno ancora troppe emissioni. E l’Italia è tra i primi responsabili

Un report di Ember sottolinea la crescita importante delle energie rinnovabili nei prossimi dieci anni (e l’abbandono delle fonti fossili), ma non sufficiente, soprattutto in alcuni paesi dell’Unione, tra cui l’Italia.
Gianluca Cedolin 17 Novembre 2020

L'Unione europea ha come obiettivo il taglio del 55 per cento delle emissioni entro il 2030, da centrare accelerando nella transizione da fonti energetiche fossili a quelle rinnovabili e pulite come il solare e l'eolico. Il raggiungimento del target rischia di essere messo a repentaglio a causa di sette paesi, tra cui anche l'Italia, che non miglioreranno abbastanza nei prossimi anni. Lo ha evidenziato un'analisi di Ember, un think-thank indipendente che si occupa di clima ed energie rinnovabili. Lo studio ha preso in considerazione tutti Nepcs, i Piani nazionali sull'energia e sul clima di ciascun paese dell'Unione, per tracciare gli sviluppi nel settore energetico europeo nei prossimi dieci anni: vediamo cosa ne emerge.

La percentuale di rinnovabili in Europa nel 2030

Per la transizione a un'economia e a una vita sostenibili, le energie pulite sono fondamentali. A livello generale, si vede nel report, nel 2018 in Europa vengono prodotti 943 Twh (Terawatt/ora) da fonti rinnovabili: secondo le stime dei vari Piani nazionali, nel 2030 raddoppieremo questa cifra, arrivando a 1.818 Twh di energia da fonti rinnovabili. Tutti i paesi europei stanno aumentando le loro quote, ma se in alcuni stati membri la transizione procede spedita, in altri la dipendenza da fonti fossili rimane ancora troppo marcata. Tra dieci anni, il 100 per cento dell'energia della Danimarca arriverà da fonti rinnovabili. La media europea sarà del 60 per cento, con l'Italia sotto media, a quota 55 per cento; soprattutto i paesi dell'Est, come Repubblica Ceca e Ungheria, renderanno complicata la transizione a livello comunitario: nel 2030 questi stati avranno quote di rinnovabili molto inferiori rispetto a quelle che alcuni paesi hanno già oggi.

I combustibili fossili tra dieci anni

La produzione energetica da fonti fossili, principali responsabili delle emissioni, dovrebbe calare del 30 per cento tra il 2018 e il 2030 in Europa, ma tra dieci anni ancora il 25 per cento dell'elettricità europea verrà da fonti fossili, con Polonia e Belgio come principali responsabili, ma anche l'Italia non presente tra i paesi virtuosi (circa il 40 per cento della nostra energia arriverà ancora da fonti fossili nel 2030, secondo il report).

Le emissioni nel 2030

Come risultato, nel 2030 l'Italia produrrà 156 gCO2/Kwh di emissioni, diventando i settimi peggiori contributori alle emissioni europee (i primi a sforare la media): per dire, Danimarca e Svezia genereranno 14 gCO2/Kwh di emissioni, la Francia 22. Insieme a Germania, Polonia e Repubblica Ceca (anche se in maniera minore rispetto alle prime due), saremo responsabili del 70 per cento delle emissioni dei generate nella produzione di energia da tutti e 27 i paesi membri dell'Unione europea (il 10 per cento di emissioni noi da soli). Per questo, sottolinea lo studio di Ember conferma una volta in più che seppur il settore delle energie rinnovabili è in espansione in Italia, la crescita deve avvenire in maniera più veloce e decisa, così come l'abbandono delle fonti energetiche non rinnovabili e altamente inquinanti.