Nelle città del mondo si continua a respirare una pessima aria e la nostra salute peggiora sempre di più

Di inquinamento si muore: 1,8 milioni di persone sono decedute prematuramente a causa del Pm2,5 nel 2019, e lo stesso numero circa di bambini soffre di asma a causa del diossido di azoto.
Gianluca Cedolin 13 Gennaio 2022

La qualità della vita nelle città sta peggiorando, almeno per quanto riguarda l'inquinamento atmosferico, e tutti i problemi sanitari, psicologici e, di conseguenza, economici da esso generati.

Secondo due studi pubblicati sull'autorevole rivista scientifica The Lancet planetary health, sono in aumento sia le morti dovute alle emissioni di Pm2,5, sia le patologie dell'apparato respiratorio in età infantile per l'eccessiva presenza di biossido di azoto (NO2).

Il primo studio intitolato Global urban temporal trends in fine particulate matter (PM2·5) and attributable health burdens: estimates from global datasets, è stato pubblicato il 5 gennaio 2022 e ha analizzato i trend di concentrazione di Pm2,5 (le particelle di particolato con diametro inferiore a 2,5 micron) nelle città del mondo, mettendoli in relazione con le morti premature.

Nonostante la concentrazione di queste polveri sottili sia complessivamente diminuita (in Europa e nelle Americhe) tra il 2000 e il 2019, ancora oggi circa l'86% degli abitanti cittadini vive in luoghi dove la concentrazione media annuale di Pm2,5 supera i limiti di sicurezza stabiliti dall'Organizzazione mondiale della sanità (10 μg/m3, microgrammi per metro cubo).

Nel 2019, quando in 13mila città di tutto il mondo la concentrazione media è stata superiore ai 35 μg/m3, lo studio stima ci siano stati 1,8 milioni di morti premature dovute all'inquinamento da Pm2,5. Queste particelle causano patologie gravi a livello respiratorio e cardiocircolatorio.

Le città più colpite sono quelle nei paesi in via di sviluppo, dove le industrie, i trasporti e la generazione di energia utilizza ancora quasi esclusivamente fonti fossili molto inquinanti.

Il secondo studio si chiama invece Long-term trends in urban NO2 concentrations and associated paediatric asthma incidence: estimates from global datasets, è uscito anch'esso nel gennaio 2022 e affronta il tema dell'asma nei bambini associata al diossido di azoto (NO2), un inquinante prodotto principalmente dal traffico e dai trasporti, ma non solo.

La ricerca, che ha analizzato i trend delle concentrazioni di NO2 e dell'asma pediatrica in oltre 13mila città dal 2000 al 2019, ha stimato per il 2019 l'esistenza di 1,85 milioni di nuovi casi di asma nei bambini attribuibili al diossido di azoto, due terzi dei quali nelle aree urbane.

Si parla per fortuna di un'incidenza in leggero calo, soprattutto nei paesi ad alto reddito, però sono numeri ancora importanti, che hanno un costo sulla salute delle persone e anche sullo sviluppo sociale ed economico dei paesi.