No alle monoporzioni nelle mense scolastiche: la campagna per una dieta più sana e plastic free

Si chiama #salvalamensa e si tratta di un’iniziativa che coinvolge associazioni, medici e genitori per chiedere al governo di rivedere il Piano Scuola per il post-Covid e di abolire l’utilizzo di monoporzioni di plastica sigillate, in nome di pasti più salutari per i bambini e di un maggiore rispetto per l’ambiente.
Federico Turrisi 18 Agosto 2020

Il rientro in classe (previsto per il prossimo settembre) in tempi di emergenza sanitaria potrebbe far emergere anche un altro problema: la "plastificazione" delle mense scolastiche. Per la riapertura delle scuole il governo ha infatti inizialmente consigliato l’utilizzo di monoporzioni di cibo sigillate in plastica per esigenze di sicurezza. Un’idea che non sembra andare a genio a molti genitori, ma neanche ad associazioni e medici. Per questo motivo Foodinsider ha dato il via alla campagna #salvalamensa, lanciando contemporaneamente una petizione online sulla piattaforma Change.org (che ha già raccolto oltre 30 mila firme) diretta al ministro dell'Istruzione Lucia Azzolina.

Ma quali sono i rischi che si nascondono dietro a un potenziale uso massiccio delle monoporzioni? Secondo i promotori della petizione, un abbassamento della qualità nutrizionale dei pasti serviti agli studenti a causa della “semplificazione" stile fast food del menù e un considerevole aumento dei rifiuti di plastica. Tra i sostenitori della campagna c'è anche Franco Berrino, epidemiologo di fama mondiale, per il quale "non c'è alcuna ragione scientifica per cui le monoporzioni siano utili". E quella di mangiare cibo confezionato o comunque già pronto non si può certo definire una sana abitudine.

Il Ministero dell'Istruzione e il governo sembrano però aver già fatto una mezza retromarcia sulla questione delle monoporzioni. Come si legge dal verbale n.100 del 12 agosto redatto dal Comitato tecnico scientifico, che su richiesta del Miur ha fornito ulteriori specificazioni circa le misure di protezione da adottare per garantire lo svolgimento dell’attività scolastica da settembre, la fornitura del pasto in lunch box per il consumo in classe "rappresenta una misura proposta da attuarsi qualora le modalità di fruizione tradizionale (in refettorio) non permettano di rispettare i criteri di prevenzione. Tale proposta rappresenta infatti una soluzione organizzativa residuale di fruizione del pasto qualora il numero di alunni e la capienza dei refettori non consentano di garantire l’integrità delle procedure di consumo del pasto e di igienizzazione dell’ambiente entro un lasso temporale compatibile con la didattica e le esigenze nutrizionali degli alunni". Insomma lunch box e monoporzioni possono essere utilizzati a scuola, ma vanno considerati solo come extrema ratio. Sicuramente l'emergenza sanitaria non può e non deve diventare la scusa per sommergere le scuole di plastica e fornire ai bambini pasti meno salutari.