Non restano quasi più tigri: a causa del traffico illegale ne sopravvivono solo 4000 in natura

È la drammatica realtà fotografata dall’ultimo report del WWF “Tiger Traffic Europe”. Secondo le stime, ci sarebbero più tigri allevate in cattività all’interno di zoo e circhi rispetto a quelle libere nei loro habitat. E non è tutto: il traffico illegale è uno dei business più redditizi a cui, purtroppo, contribuiscono anche l’Europa e l’Italia.
Kevin Ben Alì Zinati 21 Dicembre 2020

È difficile scegliere che cosa è peggio: sapere che ad oggi in natura sopravvivono appena 4mila tigri o che ce ne sono più in cattività che non libere, visto che tra allevamenti, zoo e circhi ne resterebbero altri 8mila esemplari.

In realtà, ciò che fa più male è la realtà fotografata dal report del WWF “Tiger Traffic Europe”. A causa della scomparsa del loro habitat, della feroce caccia dei bracconieri e del commercio sciagurato e illegale per la vendita di prodotti derivati, sul nostro pianeta le tigri rischiano seriamente l’estinzione.

Per il godimento e il guadagno di molti (purtroppo), non rischiamo soltanto di far scomparire per sempre una delle specie più ammirate ma anche una delle più importanti. Le tigri, infatti, sono determinanti per l’ecosistema in cui vivono, cacciando e regolando quindi popolazioni di animali come cervi, maiali o antilopi che, se si diffondessero, creerebbero non pochi danni alle risorse dei territori.

Non basta. Perché come abbiamo imparato sulla nostra pelle, il commercio non regolamentato di animali selvatici ci espone al contatto con virus e altri agenti patogeni, contribuendo così alla diffusione delle zoonosi.

Pratiche sciagurate 

Secondo le indagini del WWF ad oggi, in natura, vivrebbero appena 3.900 esemplari di tigri e la decimazione degli ultimi anni sarebbe legata a una serie di attività, dalla perdita e la frammentazione del loro habitat dovute all’industrializzazione fino al bracconaggio.

Su tutte, però è il commercio di tigri, della loro pelle, delle ossa o dei denti che minaccia gravemente la loro sopravvivenza. Soprattutto, neanche a dirlo, il commercio illegale. Pensa che il mercato non regolamentato di animali è il più grande business illegale a livello mondiale dopo il traffico di armi, di droga e di esseri umani.

Dal commercio arrivano poi tutta una serie di prodotti derivati dalle tigri. Ci sono quelli considerati efficaci dalla medicina tradizionale in paesi come il Vietnam, la Tailandia o la Cina, ma anche tutti i cosiddetti “trofei”.

A volte, le parole da sole non bastano. Ecco allora che a rafforzare la drammaticità della situazione ci pensano i numeri. Nel report del WWF puoi leggere, infatti, come tra il 2000 e il 2018, nel mondo, siano stati sequestrati un totale di prodotti e derivati a base di tigri corrispondente a più di 2.350 tigri.

L’Europa non è innocente 

Il WWF punta il dito anche contro l’Europa colpevole, si legge nel report, di continuare a commerciare tigri vive, parti e prodotti con paesi che ne alimentano il commercio illegale. Ma la falla starebbe anche nella legislazione, non in grado di garantire che le tigri provenienti da allevamenti non entrino nel mercato illegale.

Secondo il WWF, oggi sarebbero di più le tigri allevate in cattività che quelle libere in natura

Nel report del WWF viene citata un’indagine del 2019 portata avanti dall’Interpol secondo cui i paesi europei sarebbero tra i principali esportatori e importatori mondiali di tigri. Oltre al Belgio, alla Germania, alla Francia e al Regno Unito, ci sarebbe purtroppo anche l’Italia.

Altri dati: tra il 2013 e il 2017 le esportazioni dirette di tigri vive hanno rappresentato il 93% di tutte le esportazioni di tigri dell’Europa e il 51% di tutte le riesportazioni erano di tigri vive. I primi 5 esportatori? Germania, Italia, Spagna, Repubblica Ceca e Francia. Destinatari? Thailandia, Vietnam, Cina, Singapore, Russia, Turchia e Taiwan.

Il caso italiano

Come avrai notato, l’Italia compare diverse volte nel report del WWF. Purtroppo, anche perché nel 2019 siamo stati protagonisti di uno degli ultimi procedimenti penali con al centro proprio le tigri. Il direttore di un circo aveva fatto trasportare 10 tigri di sua proprietà attraverso Austria, Repubblica Ceca e Polonia. Neanche a dirlo, le modalità di trasporto non erano affatto sane.

Tra il 2000 e il 2018, nel mondo, sono stati sequestrati prodotti e derivati corrispondente a più di 2.350 tigri

L'uomo sosteneva che fossero dirette in uno zoo nella federazione Russa, ma il sospetto c’era e dalle indagini è emerso che le tigri erano invece destinate a un’azienda di importazione di carne e alcolici: quella che il WWF definisce “una copertura perfetta per questo tipo di affari loschi”. Dei 10 esemplari partiti, 9 furono messi in salvo: una tigre, invece, non era riuscita a sopravvivere.

Purtroppo, quello che coinvolge le tigri è solo un pezzo del puzzle che compone il commercio illegale di specie e di prodotti derivati. Pensa ai rinoceronti e ai loro corni, agli elefanti e le loro zanne d’avorio, alle tartarughe, alle pinne di squalo, ai delfini, agli orsi per la bile…