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13 Novembre 2022
13:00

Non solo religiosi, ma anche amanti del trekking: in pellegrinaggio alla Golden Rock in Birmania

Ci sono tanti modi per visitare un paese straniero: conoscere la cultura è il primo passo, vivere esperienze il più a contatto con la realtà possibile, è il secondo. In Birmania si può visitare la Golden Rock compiendo un pellegrinaggio: un trekking tra templi e pagode, dove a un certo punto si deve anche procedere a piedi nudi.

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Non solo religiosi, ma anche amanti del trekking: in pellegrinaggio alla Golden Rock in Birmania
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A poco più di 200 chilometri ad est di Yangoon, la più grande città della Birmania, sulla vetta del monte Kyaiktiyo si trova un’enorme roccia d’oro conosciuta con il nome di Golden Rock.

Si tratta della terza più importante meta di pellegrinaggio buddhista della Birmania, e si tratta di un piccolo monumento (stupa) alto poco più di 7 metri costruito proprio sulla sommità di questo masso. La sua particolarità non è solo il precario equilibrio in cui si trova, ma il fatto di essere ricoperta di foglie d’oro, attaccate direttamente dai fedeli che raggiungono la meta di pellegrinaggio.

Ricoprire i luoghi di culto di foglie d’oro è un’usanza comune in Birmania; difatti le foglie vengono prima battute a mano fino a diventare sottilissime, dello spessore di neppure un millimetro, per poi essere vendute e poste su stupa e statue.

Il pellegrinaggio alla Golden Rock

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Il periodo migliore dell'anno per intraprendere il cammino spirituale di Golden Rock è quello che va da novembre a marzo: nonostante coincida con la stagione dei pellegrinaggi e per questo motivo sicuramente più affollato rispetto ad altri periodi, offre sicuramente clima e temperature più accettabili.

La Golden Rock si trova ad un’altezza di circa 1.100 metri sulla vetta del monte Kyaiktiyo, non lontano dalla città di Kyaikto. Il pellegrinaggio che si compie per raggiungere questa roccia d'oro è davvero suggestivo, perché lungo la strada è tutto un susseguirsi di formazioni rocciose dalle forme ancestrali, Una volta giunti alla piazza di Yatetaung, dove di fermano i mezzi di trasporto, si può procedere solo a piedi, nonostante il tratto sia piuttosto impegnativo e ripido.

Dopo aver percorso circa un chilometro, nelle vicinanze della vetta si incontrano due statue di leoni, ossia i guardiani della pagoda. Da questo momento i pellegrini sono invitati a rispettare la tradizione birmana e a procedere a piedi nudi in segno di devozione.

Si può raggiungere la maestosa Golden Rock anche dal centro abitato più vicino, il villaggio di Kinpun. In questo caso si cammina per circa 11 km tra templi, pagode e luoghi di pellegrinaggio. Molti religiosi preferiscono questa via perché è più lunga e quindi un modo per "guadagnare" maggiori meriti spirituali per chi lo affronta. Devi però sapere che non basta visitare questo stupa una sola volta nella vita: i più devoti fedeli, infatti, sanno che il pellegrinaggio va compiuto dal capo base Kinpun tre volte in un anno, per assicurarsi ricchezze e fortuna.

La Golden Rock è una sfera alta più di 7 metri con una circonferenza di 15 metri, in equilibrio sulla sommità di un masso di granito.

Ultimo, ma non meno importante, va detto che esiste anche una leggenda intorno a questa grande sfera dorata. Si racconta che durante uno dei suoi viaggi in Birmania, Siddhārtha, il fondatore del Buddhismo, donò a un eremita una ciocca di capelli. Quest'ultimo nascose la preziosa ciocca tra i suoi capelli fino a quando non incontrò il proprio Re. La ciocca dei capelli di Buddha doveva essere custodita sotto una roccia che avesse le sembianze della sua testa, pertanto si cercò un masso in fondo al mare e lo si trasportò in cima al monte. Il masso era la Golden Rock e si racconta che proprio questi pochi capelli tenessero salda il roccia.

Con il segno zodiacale dei Gemelli, non potevo avere come unica passione quella della scrittura. Al piacere di spingere freneticamente tasti sul computer ho così aggiunto nel tempo l'interesse per il rispetto dell'ambiente e la salvaguardia degli animali, la passione per l'eco-design e tutto ciò che è bioarchitettura. Lo slancio di stupore che provo ogni volta che un progetto di verde urbano rende più bella la mia città, mi spinge a coltivare ancora più piante e fiori sul terrazzo di casa (ma mi definisco ancora un pollice verde in erba). Giornalista e mamma di due adorabili pesti, quando non lavoro o quando il piccolo di casa fa il suo sonnellino pomeridiano, cerco di ritagliarmi del tempo libero scegliendo tra le seguenti opzioni: un'ora sul campo da tennis, una camminata nel verde, venti minuti di Reiki o una pila di riviste di arredamento da sfogliare in solitudine.