Nuovo segnale di Alzheimer: scoperta una firma cerebrale che anticipa la diagnosi fino a 2,5 anni

Una ricerca condotta dalla Brown University ha portato all’identificazione di un nuovo segnale cerebrale in grado di prevedere lo sviluppo dell’Alzheimer fino a due anni e mezzo prima della comparsa dei sintomi clinici. Grazie alla magnetoencefalografia (MEG) e a tecniche avanzate di analisi dell’attività elettrica del cervello, è stato individuato uno schema specifico di segnali nella banda beta neuronalmente correlata alla memoria. Questo segnale può distinguere chi svilupperà la malattia da chi no, offrendo una possibile svolta nella diagnosi precoce e nel monitoraggio terapeutico.
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Redazione 16 Gennaio 2026

La diagnosi precoce dell’Alzheimer è una delle sfide più importanti nella ricerca neurodegenerativa. Un nuovo studio della Brown University ha individuato una firma nei segnali elettrici cerebrali che consente di prevedere l’insorgenza dell’Alzheimer fino a 30 mesi prima dei sintomi. Utilizzando la magnetoencefalografia (MEG) e un algoritmo di analisi avanzato, gli scienziati hanno osservato alterazioni negli eventi elettrici nella banda beta dei pazienti con lieve deterioramento cognitivo. Questo biomarcatore neurale promette di migliorare la diagnosi precoce, distinguendo chi progredirà verso l’Alzheimer da chi manterrà un quadro stabile.

Perché questa scoperta è importante

L’Alzheimer è una malattia neurodegenerativa progressiva che riduce gradualmente la memoria, il pensiero e, infine, l’autonomia della persona. Secondo le stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, il numero di persone colpite dalla malattia potrebbe raggiungere 130 milioni entro il 2050.

Fino a poco tempo fa, la diagnosi si basava principalmente su valutazioni cliniche dei sintomi e su biomarcatori come l’accumulo di proteine beta‑amiloide e tau nel sangue o nel liquido cerebrospinale. Questi marcatori, pur utili, non riflettono direttamente come i neuroni si comportano in presenza della malattia.

La scoperta di un segnale elettrico cerebrale che anticipa l’insorgenza dell’Alzheimer rappresenta un salto significativo verso una diagnosi più precoce e accurata, potenzialmente prima che si manifestino i sintomi evidenti del declino cognitivo.

Come è stato identificato il segnale cerebrale

La ricerca ha coinvolto 85 pazienti con lieve deterioramento cognitivo, seguiti nel tempo per osservare chi avrebbe sviluppato l’Alzheimer entro un periodo di circa 2,5 anni. I ricercatori hanno registrato l’attività cerebrale dei partecipanti in stato di riposo grazie alla magnetoencefalografia (MEG), una tecnica non invasiva che misura segnali elettrici generati dall’attività neuronale.

A differenza degli approcci tradizionali, che analizzano medie globali dei segnali nel tempo, lo studio ha utilizzato uno strumento computazionale avanzato chiamato Spectral Events Toolbox, sviluppato appositamente per scomporre l’attività neuronale in eventi discreti: quando si verificano, per quanto tempo e con quale intensità.

Caratteristiche del segnale predittivo

I ricercatori hanno scoperto che le caratteristiche degli eventi nella banda beta (una gamma di frequenze cerebrali collegata ai processi di memoria) cambiano in modo specifico nei pazienti che svilupperanno l’Alzheimer:

minore frequenza degli eventi

durata più breve

potenza ridotta dei segnali

Queste alterazioni si manifestano fino a due anni e mezzo prima della diagnosi clinica.

Questi risultati suggeriscono che il cervello inizi a funzionare in modo diverso molto prima che i sintomi evidenti compaiano, aprendo nuove prospettive per l’anticipazione della malattia.

Vantaggi rispetto ai biomarcatori tradizionali

I biomarcatori attualmente più diffusi per l’Alzheimer si basano su esami del sangue o del liquido cerebrospinale per rilevare accumuli di proteine implicate nella neurodegenerazione. Tuttavia, questi test non misurano direttamente l’attività neuronale.

Il nuovo approccio, invece, si focalizza su come i neuroni stessi rispondono e interagiscono, offrendo una misura più diretta e potrebbe:

permettere diagnosi più precoci

aiutare i medici a monitorare l’efficacia di nuovi trattamenti

favorire interventi personalizzati a stadi iniziali della malattia

Prospettive future della ricerca

I risultati ottenuti finora sono promettenti, ma necessitano di repliche su gruppi più ampi di pazienti per confermare l’efficacia del segnale come biomarcatore affidabile.

I ricercatori intendono ora approfondire i meccanismi neurali che generano il segnale e sviluppare metodi clinici pratici per utilizzarlo nella diagnosi precoce. Studi successivi potrebbero anche indagare se questo tipo di segnale può essere target di nuovi approcci terapeutici.

Diagnosi precoce dell’Alzheimer: lo stato della ricerca

La comunità scientifica sta esplorando diversi metodi per anticipare la diagnosi dell’Alzheimer. Ad esempio:

test del sangue basati sulla beta-sinucleina che possono indicare la malattia fino a 11 anni prima dei sintomi in certi casi.

test rapidi basati sulle onde cerebrali capaci di rilevare segnali di deterioramento cognitivo anni prima della diagnosi clinica.

biomarcatori molecolari legati all’accumulo di proteine come tau rilevabili con tecniche di imaging avanzate.

Questi progressi stanno trasformando il modo in cui la ricerca affronta l’Alzheimer, puntando sempre più verso diagnosi precoci e interventi tempestivi.