Oceani di plastica: un problema che ci sommergerà

Otto milioni di tonnellate di plastica nei mari ogni anno, bassa percentuale di riciclo e ancora poca consapevolezza nella raccolta differenziata. I nostri mari sono zeppi di rifiuti, cosa possiamo fare?
Sara Del Dot 16 ottobre 2018

Il 28 maggio 2018, al largo della costa meridionale della Thailandia, è stata trovata una balena pilota (sì, si chiama proprio così) in fin di vita. Il cetaceo è morto poco dopo, nonostante svariati tentativi di salvataggio, e all’interno del suo stomaco sono state rinvenute 80 buste di plastica, per un totale di 8 kg di immondizia. Questo accumulo di materiale aveva impedito all’animale di nutrirsi per diverso tempo, causandone il decesso.

Quello della balena pilota è soltanto uno dei migliaia di esempi di come la plastica stia letteralmente uccidendo la flora e la fauna acquatiche presenti nei nostri fiumi, mari e oceani. Lo sappiamo tutti, eppure ancora non si è arrivati a trovare una soluzione che possa invertire la rotta di quello che è stato definito come uno dei problemi ambientali più gravi del mondo.

Un mondo di plastica

La plastica, nel mondo, è letteralmente ovunque. Fermati dove sei in questo momento e guardati attorno: quanta oggetti di plastica vedi attorno a te? Penne, accendini, cellulari, cavi del computer, scarpe, sedie, fino a elettrodomestici, piatti, bicchieri e bottiglie. Senza contare gli imballaggi e gli involucri. Questi e centinaia di migliaia di altri oggetti che ogni giorno vediamo, tocchiamo, utilizziamo sono composti, totalmente o in parte, da plastica.

Ma da dove viene tutta questa plastica, e soprattutto, dove va a finire?

Si stima che nel mondo vengano prodotte ogni anno circa 300milioni di tonnellate di plastica. Di queste, 8 milioni finiscono in mare. 8 milioni. Come se un camion scaricasse un carico di plastica in mare ogni minuto. Ti sembrano numeri troppo alti? Pensa che in mezzo all’Oceano Pacifico c’è un’enorme isola composta esclusivamente da rifiuti in plastica, grande cinque volte l’Italia. Circa il 60% dei rifiuti plastici presenti negli oceani provengono da Paesi asiatici, come Cina, Filippine, Thailandia, Indonesia e Vietnam.

Ma la plastica che sta uccidendo gli oceani non è solo quella che si vede. Secondo una ricerca realizzata nel 2017 dalla Clean Seas Campaign delle Nazioni Unite, negli oceani sono presenti oltre 51 miliardi di frammenti di microplastica. “Ma se è micro qual è il problema?”, potresti obiettare. Il problema è che tutta questa plastica viene ingerita dai pesci, gli stessi pesci che poi finiscono dentro il nostro piatto. In poche parole, la plastica che scarichiamo in mare ci torna indietro attraverso il nostro cibo.

Ancora poco riciclo

Nonostante siano continuamente messe in campo iniziative e proposte finalizzate a ridurre l’inquinamento e a frenare questa scorretta gestione del rifiuto, a livello mondiale soltanto il 9% dei rifiuti in plastica viene riciclato. In Europa, dei 27milioni di tonnellate di rifiuti raccolti nel 2017 solo il 31,1% è stato immesso nei circuiti di riciclo. Una percentuale ben lontana dall’obiettivo che si è posta la Commissione europea (100% di rifiuti plastici riciclati entro il 2030). Sicuramente uno dei motivi è l’ancora poca consapevolezza dei singoli cittadini sull’importanza di una raccolta differenziata corretta. Infatti, più accurata è la differenziazione del rifiuto, più è semplice  farlo rientrare in un circolo virtuoso di recupero e riutilizzo.

Prospettive future

La quantità di plastica presente negli oceani è destinata a triplicare entro dieci anni, se presto non cominceremo a fare qualcosa per interrompere questa tendenza. Secondo un rapporto del Forum economico mondiale, entro il 2050 in mare ci sarà più plastica che pesce, in termini di peso. Senza contare gli effetti devastanti che tale quantità di immondizia potrebbe avere sulla fauna marina. Sono 115, ad oggi, le specie marine a rischio estinzione a causa dell’inquinamento dei mari.

Cosa puoi fare per ridurre la plastica nel mare

La presenza di rifiuti nei mari è un problema che va risolto, ma occorre prima di tutto prevenirlo. Oltre a cercare di pulire i mari dalla plastica, attività cui si stanno dedicando diverse associazioni e start up, è infatti fondamentale frenarne in maniera considerevole la produzione, a cominciare dal packaging dei prodotti e dagli oggetti in plastica monouso come le cannucce e i cotton fioc. Inoltre è importante agire alla base della produzione del rifiuto, a partire dalle abitudini del singolo cittadino nei confronti della raccolta differenziata. Una differenziazione più consapevole, infatti, può aiutare notevolmente la successiva gestione del rifiuto, ad esempio inserendolo in un ciclo di economia circolare.