Oceani puliti grazie a progetti giovani: le intuizioni di Seabin e Cleanup

Due progetti realizzati da altrettante start up, che hanno l’ambizioso obiettivo di ripulire gli oceani dai rifiuti che li stanno soffocando.
Sara Del Dot 16 ottobre 2018

Se ti piace il mare, forse anche tu hai immaginato almeno una volta di prendere un grosso bidone e buttarci dentro tutta la spazzatura che vedi galleggiare nelle sue acque. Un mare pulito e incontaminato è il sogno di tutti quelli che lo amano.

Purtroppo, però, la realtà è ben diversa e decisamente preoccupante. Ogni anno 8 milioni di tonnellate di rifiuti plastici vengono scaricati negli oceani, come se ogni minuto un camion scaricasse in acqua il suo carico di immondizia. E ai rifiuti plastici si aggiungono sostanze chimiche, olii, micro-particelle nocive che nemmeno vediamo ma che galleggiano tra le onde in quantità inimmaginabili. Detriti, sporcizia, rifiuti che si accumulano ogni giorno che passa, diventando sempre più difficili da quantificare e soprattutto da eliminare.

Gli animali marini muoiono perché rimangono incastrati nei sacchetti di plastica, perché ingeriscono componenti di oggetti, perché gli anelli delle lattine deformano il loro corpo e i loro organi impedendo loro di vivere secondo natura.

Numerosi esperti dicono che anche solo provare a pulire i mari dalla quantità di rifiuti che li contamina comporterebbe un dispendio di forze e denaro troppo grande. Ma ci sono persone che non hanno voluto darsi per vinte. E hanno provato a mettere in pratica una loro intuizione, supportati da chi credeva nei loro progetti. Sto parlando di due surfisti australiani e un giovane studente olandese che hanno qualcosa in comune: l’amore per il mare e la voglia di fare qualcosa per liberarlo dall’inquinamento.

The Seabin Project

The Seabin Project è progetto tanto rivoluzionario quanto semplice dedicato alla pulizia dei mari.
Realizzato dall’omonima start up fondata da due surfisti australiani, Andrew Turton e Pete Ceglinski, il Seabin consiste in una sorta di bidone dell’immondizia del mare, che viene immerso in acqua e raccoglie spontaneamente i rifiuti che è il mare stesso a trascinarvi dentro. Ma non solo: l’acqua che entra nel bidone viene filtrata ed espulsa tramite una pompa elettrica che la depura anche da olii, carburanti e altri liquidi nocivi.

Il Seabin lavora 24 ore su 24 e 7 giorni su 7, e richiede una manutenzione minima: viene svuotato circa ogni due settimane. Così, Andrew e Pete hanno la possibilità di realizzare il loro sogno: liberare il loro amato mare da tutta la plastica e l’immondizia che lo soffocano sempre di più. La notizia del progetto ha fatto il giro del mondo, tanto da approdare anche in Italia: grazie al progetto Plasticless, sostenuto da LifeGate e Volvo, è stato da poco installato il primo Seabin nel porto di Marina di Varazze, in Liguria.

The Ocean Cleanup

The Ocean Cleanup è un progetto nato nel 2013 da un’idea dell’olandese Boyan Slat che già a 17 anni, sul palco di Tedx a Delft, aveva manifestato l’intenzione di progettare una struttura che sfruttasse le correnti stesse per ripulire i mari. Nel corso dei 5 anni successivi, Slat ha fondato una start up dedicata al progetto, con cui ha raccolto oltre 2 milioni di dollari tramite una campagna di crownfounding, che gli ha permesso di concretizzare la sua idea. A giugno 2016, la prima piattaforma è stata installata nel mare del Nord.

The Ocean Clean Up consiste in una serie di barriere galleggianti posizionate in mezzo al mare, in cui sono le correnti marine, il vento e le onde a trasportare l’immondizia. La piattaforma si nutre di energie rinnovabili e non fa uso di carburanti o altre sostanze potenzialmente inquinanti. Inoltre, non è dotata di una rete, ma di semplici strutture che raccolgono i rifiuti presenti in superficie o poco in profondità, in modo da evitare che i pesci vi rimangano impigliati. Una volta al mese, una barca raggiunge la piattaforma recuperando tutti i rifiuti raccolti.