Papillon sostenibili grazie al recupero: intervista a Stefano Grasso, il designer che li crea dal legno e dalle resine

Le resine e il legno diventano accessori di moda: il designer Stefano Grasso ci racconta come ha realizzato i suoi papillon sostenibili, una storia di passione e voglia di creare cose nuove.

21 Ottobre 2020
12:30
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Papillon sostenibili grazie al recupero: intervista a Stefano Grasso, il designer che li crea dal legno e dalle resine
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Immagina un'occasione formale, ma non troppo. Giacche, camicie, tailleur e poi ecco spuntare dei papillon: un accessorio che, nella storia che voglio raccontarti oggi, si intreccia con i temi della sostenibilità ambientale e del recupero.  Qualche giorno fa ho parlato con Stefano Grasso, designer campano che ha vinto l'ultima edizione del contest #roadtogreen presentando una sua creazione, i Botai, dei papillon sostenibili.

Stefano, qual è il segreto della tua creatività?

Per me il design prima ancora di essere un lavoro è una passione.  Credo sia una cosa fondamentale perchè nei prodotti artigianali rimangono sempre le tracce di chi li ha realizzati e di come lo ha fatto. Io sono sempre stato alla ricerca di un’alternativa ai tempi e ai modi tipici della produzione industriale.

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Stefano Grasso alla premiazione di #roadtogreen 2020

E cosa ti ha portato ad unire artigianato e moda etica?

La dimensione artigianale è a mio parere qualcosa di pienamente umano, che segue ritmi molto dilatati, grazie ai quali il laboratorio diventa quasi un ambiente naturale. Seguendo questo mio pensiero ho deciso di spingermi verso un sistema moda più sostenibile, sia dal punto di vista ambientale che, appunto, umano.

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Come sono venuti fuori i papillon Botai?

Nascono dalla lavorazione di materiale di recupero, derivante da scarti di falegnamerie industriali e quindi dal legno. Ogni singolo pezzo è interamente lavorato a mano in ognuna delle varie fasi: il taglio, la levigatura, la lucidatura e poi la cucitura delle stoffe. Per questo ogni pezzo è unico e irripetibile. Il nome Botai deriva dall'italianizzazione del termine inglese bow tie, che significa appunto papillon.

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I papillon Botai

Le tue origini sono un pezzo importante della tua storia.

Sono di Ariano Irpino, un piccolo centro della Campania, situato in provincia di Avellino. Un paese immerso nel verde dove ho imparato a rispettare e coltivare i valori della tradizione e della natura. Qui le cose si muovono lentamente e seguono leggi proprie, non piegandosi alle tempistiche e ai processi tipici delle grandi città. E questo è l’approccio che cerco di portare nelle mie creazioni.

Cosa ti muove a fare sempre di più?

Nei miei lavori la sostenibilità ambientale diventa un tutt'uno con lo stile e la creatività degli artigiani. Voglio dimostrare che è ancora possibile creare forme d'arte nel pieno rispetto dell'ambiente e che lo si può fare, estraendo bellezza dalle cose abbandonate.

Nato all’ombra del Vesuvio, ho sempre avuto la voglia di condividere con gli altri le mie scoperte, trovando ben presto nella scrittura la mia dimensione ideale. Alle scuole medie, la passione della mia professoressa di italiano e la visione di “Fortapasc” hanno trasmesso in me il “sacro fuoco” del giornalismo, dopo essermi dedicato soprattutto a racconti e poesie. Dalle redazioni scolastiche alle testate nazionali, ho alle spalle un percorso decennale di collaborazioni e tirocini tra Napoli, Roma e Milano in agenzie di stampa, periodici, giornali online, televisioni e web tv. Nel 2013 ho preso il tesserino di pubblicista e dal 2018 sono giornalista professionista. Intanto, spinto da un approccio metodico e razionale, mi dirigevo inizialmente verso studi di fisica e scienze dei materiali, per scegliere poi una formazione umanistica. Nel 2015 mi sono laureato in Filosofia proseguendo con un master in Giornalismo e una magistrale in Editoria e culture della comunicazione e della moda. Nei miei articoli racconto storie di impegno sociale e progetti di innovazione sostenibile: le scelte quotidiane di ciascuno, unite insieme, possono salvare il mondo. Credo che per stare bene con le altre persone, dovremmo essere innanzitutto in armonia con noi stessi. Le mie oasi di tranquillità? I parchi pieni di verde, le rive dei laghi e l’aria pulita delle zone di montagna. Mi piace esplorare mondi diversi dal mio: il volontariato mi ha insegnato a conoscere le esperienze di altre persone, la lettura a osservare la realtà attraverso le pagine di romanzi storici e fantasy, di saggi psicologici e manuali di comunicazione.