Perché il piano europeo per il risparmio energetico potrebbe ritorcersi contro le pompe di calore

Non generano emissioni nell’atmosfera, non funzionano a combustione e sono efficientemente sostenibili. Ma le pompe di calore utilizzate per il riscaldamento domestico potrebbero subire uno stop forzato a causa del razionamento energetico che la Commissione Europea ha ipotizzato per l’inverno 2022-2023.
Sara Polotti 16 Settembre 2022

La notizia degli ultimi giorni riguardo alla riduzione della fornitura di corrente nelle ore più  energivore della giornata sta facendo emergere diverse questioni. E non tutte positive.

A quanto pare, infatti, il razionamento per fasce orarie deciso dalla Commissione Europea penalizzerebbe le abitazioni più sostenibili, ovvero quelle che hanno scelto per il proprio riscaldamento non il gas e i combustibili fossili, ma l'elettricità.

Chi ha sostituito la caldaia a gas con la pompa di calore potrebbe così ritrovarsi a non poter utilizzare il proprio impianto durante le ore di riduzione dei consumi.

17,5 abitazioni in Italia utilizzano ancora il gas

Secondo i dati diffusi dall'Associazione per il Riscaldamento senza Emissioni (Arse), il nostro Paese conta circa 17,5 abitazioni (su 26 milioni) che si appoggiano alle caldaie a gas per riscaldare i propri ambienti. Un dato che si traduce in circa 32 miliardi di metri cubi di gas bruciati ogni anno a questo scopo.

Alla luce di questi numeri, il presidente di Arse, Riccardo Bane, vuole spronare i governi a incentivare l'installazione di impianti più efficienti e sostenibili, in linea con l'obiettivo di decarbonizzare i consumi domestici. "Nel breve periodo", ha fatto sapere, "ci auguriamo che il Governo non penalizzi i cittadini, che abitano in circa 1 milione di abitazioni, che da tempo hanno optato responsabilmente per una casa a emissioni zero".

Perché il piano UE penalizzerebbe le pompe di calore

In quest'ottica, l'Arse invita i governi a riflettere sulla situazione viziosa che andrebbe a crearsi nel caso del razionamento energetico durante le ore di punta dei consumi, una vera e propria penalizzazione per chi ha scelto la strada della transizione ecologica. Le pompe di calore, infatti, sono una soluzione più ecosostenibile perché efficienti, prive di combustione e a emissioni zero nell'atmosfera, trasferendo calore senza disperderlo. E sostituiscono egregiamente – come fanno sapere da Arse – la classica caldaia anche nelle zone più fredde.

Essendo tuttavia alimentate attraverso l'impianto elettrico domestico, non potrebbero lavorare in certi momenti della giornata, magari quelli in cui è maggiormente necessario riscaldare gli ambienti.