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Perché la guerra tra Russia e Ucraina causa un aumento dei prezzi del grano e quali sono le conseguenze per i consumatori

Il conflitto su due territori che esportano grandissime quantità di grano e mais verso il resto del mondo ha bloccato le spedizioni commerciali, aumentando così il costo delle materie prime che vengono acquistate dall’estero. La dipendenza dell’Italia dall’importazione in questi settori si traduce quindi in un aumento di prezzo anche dei prodotti finiti, dal pane alla pasta.
Alessandro Bai 4 Marzo 2022

Non solo sui costi dell'energia: le conseguenze della guerra tra Russia e Ucraina si fanno sentire anche sui prezzi del grano e del mais, che sono aumentati nel giro di pochi giorni di conflitto, e che si rifletteranno anche sui prodotti finiti come pasta o pane, destinati a diventare più costosi.

Probabilmente hai già un'idea delle cause di questi rincari, motivati dal fatto che l'Italia importa grandi quantità di queste materie prime proprio dalle nazioni coinvolte nel conflitto. Ma perché il nostro Paese ricorre così tanto all'importazione di grano tenero, grano duro e mais, e come mai secondo quanto riportato da Coldiretti è bastata poco più di una settimana di guerra per far schizzare i prezzi del grano a livelli mai raggiunti dal 2008?

Perché aumenta il prezzo del grano

La guerra tra Russia e Ucraina ha avuto nel giro di pochissimo tempo conseguenze dirette anche sui costi a livello globale di alcune materie prime alimentari, come grano e mais. In particolare, come spiegato da Coldiretti, le quotazioni mondiali del grano al Chicago Board of trade hanno raggiunto il prezzo di 37,5 centesimi al kg, un record dal 2008: questo aumento è dovuto alla sospensione, causata dal conflitto, delle spedizioni commerciali che, partendo dai porti ucraini affacciati sul Mar Nero, trasportano nel resto nel mondo grano e mais, di cui proprio Russia e Ucraina sono tra i maggiori esportatori, responsabili di circa un terzo del commercio globale.

L'Italia è particolarmente colpita da questa situazione dato che importa circa il 64% del grano utilizzato per produrre pane e biscotti, ma anche il 53% di mais impiegato per nutrire il bestiame degli allevamenti, ovviamente affidandosi in larga parte ai due Paesi in guerra. La conseguenza immediata più preoccupante di questa situazione è ovviamente l'inflazione, ovvero la perdita di valore della moneta a fronte dei grandi rincari a cui stiamo assistendo: in altre parole, secondo Confesercenti, con il tasso di inflazione che potrebbe toccare il 6% a causa dell'aumento dei prezzi di energia e materie prime, in Italia potrebbero esserci consumi in meno per circa 4 miliardi di euro.

Devi sapere però che il problema è piuttosto ampio e difficile da risolvere: Coldiretti spiega infatti che l'Italia "è costretta ad importare materie prime agricole a causa dei bassi compensi riconosciuti agli agricoltori che sono stati costretti a ridurre di quasi 1/3 la produzione nazionale di mais negli ultimi 10 anni", un periodo nel quale è stato perso mezzo milione di ettari coltivati, dato che si è preferito acquistare grano e mais dall'estero, ignorando le potenzialità dell'industria agricola nazionale e allo stesso tempo sviluppando una dipendenza che adesso rischia di costare caro, in tutti i sensi.

Purtroppo, infatti, una delle ipotesi prese in considerazione dal Consiglio agricolo dell'Unione Europea per risolvere questa situazione è quella di aumentare la capacità produttiva europea nel 2022 sfruttando i terreni incolti, garantendo rifornimenti alimentari a tutto il continente ma chiudendo un occhio sull'effettiva sostenibilità di queste operazioni.

Quali prodotti diventeranno più cari

L'aumento del prezzo delle materie prime alimentari, dal grano al mais, colpisce in prima battuta i produttori ma, naturalmente, porterà effetti percepiti concretamente anche dai consumatori, che vedranno alcuni prodotti diventare più costosi al supermercato. Nelle prossime settimane, quindi, potresti trovare pasta, pane e biscotti, ma non solo, venduti ad un prezzo più alto rispetto a quello a cui eri abituato.

Nello specifico, come dichiarato dal presidente di Assoutenti Furio Truzzi, "sono in arrivo pesanti aumenti anche per pasta, pane, farine, cereali, biscotti, e dolciumi, con i prezzi al dettaglio di una moltitudine di prodotti che potrebbero subire nel breve termine rincari tra il 15% e il 30%".