Perché nei cieli dell’Unione europea stanno volando aerei completamente vuoti

Con l’arrivo della variante Omicron, solo in Italia sono stati cancellati almeno 10mila voli programmati per le vacanze di Natale. Gli aerei però partono lo stesso, anche se non trasportano nessun passeggero. Come mai sta accadendo tutto ciò?
Giulia Dallagiovanna 11 Gennaio 2022

Un inutile spreco. Inquinamento fine a se stesso. I voli fantasma che stanno attraversando i cieli dell'Unione europea sembrano un pugno in faccia a tutti gli sforzi di riduzione delle emissioni che stiamo quanto meno provando a mettere in atto. Il problema lamentato da diverse compagnie aeree è stato denunciato soprattutto da Carsten Spohr, amministratore delegato del gruppo Lufthansa, che in un'intervista ha annunciato la cancellazione di 33mila voli, 18mila dei quali dovranno comunque essere effettuati. Da aerei vuoti, con a bordo solo il personale. L'opposto della direzione che l'UE vuole intraprendere con il programma "Fit for 55", per il taglio del 55% delle emissioni entro il 2030. Ma come mai sta accadendo tutto ciò?

L'origine del problema è da ricercarsi in una norma dell'Unione europea, varata nel 1993 per favorire la concorrenza tra le compagnie. Basata sul concetto "use or lose" ("usa o perdi"), questa regola prevede che ciascuna di loro debba utilizzare gli slot prenotati con almeno l'80% dei voli programmati su quella tratta. In caso contrario, l'anno successivo verranno riassegnati. Questo accade perché le compagnie più grandi cercano quasi sempre di accaparrarsi i giorni e gli orari dove si registra il traffico maggiore e che risultano più appetibili per i passeggeri. L'idea era quella di imporre l'utilizzo degli slot prescelti, oppure di cederli ad altre compagnie "più diligenti".

Anche in tempo di pandemia, ciascuna compagnia deve effettuare almeno il 50% dei voli programmati su quello slot, oppure lo perde

Un comprensibile meccanismo di regolamentazione, ma pensato per tempi normali. Poi è arrivata la pandemia, che ha limitato gli spostamenti, i viaggi di lavoro e persino le vacanze. Per adeguarsi al cambio di situazione globale, all'inzio del 2020 l'UE aveva sospeso questo limite, per poi reintrodurlo a febbraio 2021, ma con una soglia ridotta al 50%. Grazie a i vaccini e all'attenuarsi delle ondate di contagi, infatti, i voli erano in parte ripresi.

Poi però è arrivata la variante Omicron, che ha provocato un'incremento di casi mai visto prima e fatto tornare la paura di muoversi e di viaggiare. Solo in Italia, durante le vacanze di Natale, sono stati cancellati almeno 10mila voli. Ma il fenomeno si è replicato più o meno uguale in tutti i Paesi occidentali dove la B.1.1.529 impervesava e imperversa tuttora. In un contesto del genere, anche raggiungere il 50% delle partenze su ogni tratta sembra un'impresa.

Ma è un'impresa necessaria se non si vuole perdere il proprio posto. E allora si parte lo stesso, con aerei che inquinano, a beneficio di nessun passeggero. Non solo, ma in vista dell'estate, l'UE ha annunciato che vuole alzare di nuovo la soglia per arrivare al 64% già a partire da marzo 2022. Una prospettiva che conta sulla ripresa degli spostamenti con l'abbassarsi della curva di contagi ma che, allo stesso tempo, sembra anche irrealistica. "Mentre in quasi tutte le altre parti del mondo sono state riscontrate eccezioni rispettose del clima in tempi di pandemia, l'UE non lo consente di fare lo stesso", ha spiegato Spohr.

Considerando che durante questi viaggi vengono emessi nell'atmosfera CO2, ossido di azoto, idrocarburi, ossidi di zolfo e particolato, non sembra una buona idea farlo se non bisogna trasportare nessuno. Farlo solo a beneficio del mercato, dunque. Un paradosso che sta mettendo in evidenza una volta di più come il nostro sistema di produzione e consumo sia una bolla destinata prima o poi a esplodere. E noi con lei.