Pioppi mangia-plastica: eliminano parte dell’inquinamento con le loro radici

Una ricerca italiana ha potuto verificare che una specie particolare di pioppo è capace di assorbire e degradare il diottilftalato, sostanza inquinante e nociva per la salute umana, ma soprattutto difficile da smaltire. Una scoperta che potrebbe aiutare a risolvere il problema della persistenza degli ftalati nell’ambiente.
Federico Turrisi 16 luglio 2019

Non sono pochi i casi in cui è la natura stessa a porre rimedio agli errori degli umani. Ecco qui un altro esempio: i pioppi, per la precisione la specie Populus alba "Villafranca", sono in grado di assorbire e smaltire attraverso le loro radici gli ftalati dispersi nell'ambiente. A confermarlo è una ricerca condotta da un gruppo di docenti e ricercatori dell’Istituto di Scienze della Vita della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, in collaborazione con l'Istituto di Fisiologia Clinica del CNR di Pisa. "Ma che cosa sono gli ftalati?" ti starai chiedendo. Si tratta di sostanze microinquinanti, molto nocive per la salute umana e per gli ecosistemi, derivanti dalla produzione di materie plastiche come il Pvc. In più c'è un problema, gli ftalati sono difficili da eliminare.

In particolare, gli esperti hanno studiato come i pioppi immagazzinano un particolare componente della famiglia degli ftalati, il diottilftalato, noto per i suoi effetti dannosi sul sistema endocrino. Tant'è che la Commissione europea ne ha bandito l'uso nei giocattoli e nei prodotti destinati all'uso in ambienti chiusi realizzati in Pvc. Dopo 21 giorni i ricercatori hanno confrontato le radici dei pioppi esposti al diottilftalato con quelle di piante che non sono entrate in contatto con gli ftalati.

Risultato, i pioppi sono in grado di assorbire, accumulare e degradare i composti chimici inquinanti, senza che questi danneggino troppo la pianta. La scoperta potrebbe essere un primo passo in avanti importante per ridurre l'impatto negativo della persistenza degli ftalati nell'ambiente. E il pioppo potrebbe non essere l'unico alleato in questa lotta. Ulteriori ricerche, infatti, dovranno stabilire se altre specie vegetali sono capaci di eliminare gli ftalati dall'ambiente in maniera efficace.

Fonte| "Populus alba dioctyl phthalate uptake from contaminated water" pubblicato su Environmental Science and Pollution Research il 2 luglio 2019