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16 Settembre 2021
10:30

Plastica e clima, un rapporto pericoloso: così Greenpeace punta il dito contro le multinazionali che la usano

Un nuovo rapporto di Greenpeace USA accende i riflettori sulla responsabilità della produzione di plastica nei cambiamenti climatici e punta il dito sulle aziende che non riducono l’impiego di monouso ma si nascondono dietro l’economia circolare.

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Plastica e clima, un rapporto pericoloso: così Greenpeace punta il dito contro le multinazionali che la usano
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Riciclare non basta, serve ridurre consumo, utilizzo e produzione. Un obiettivo complicato, certo, ma necessario sia per l’ambiente ormai pieno zeppo di plastica, sia per il clima che risente moltissimo degli effetti a livello di emissioni di tutta la filiera di questo materiale, compreso, appunto, il riciclo.

Il 99% delle plastiche prodotte nel mondo, infatti, è realizzato a partire da petrolio e gas fossile. Il suo ciclo di vita può arrivare a produrre un livello di gas serra equivalente a quello di 200 centrali a carbone. Non soltanto animali intrappolati e rifiuti abbandonati nell’ambiente, quindi. Il problema della plastica è direttamente connesso ai cambiamenti climatici e al riscaldamento globale.

Nonostante tutto ciò sia ormai ben noto e segnalato, la produzione di questo materiale non accenna a diminuire. La produzione di plastica, infatti, è in crescita dagli anni ’50 e non accenna ad arrestarsi. Entro il 2050 potrebbe addirittura triplicare. Per questo al momento è necessaria una vera e propria riduzione.

Ad accendere le luci sulle varie sfaccettature di questo annoso problema è Greenpeace USA, che di recente ha pubblicato un nuovo rapporto dal titolo “The Climate Emergency Unpacked: How Consumer Goods Companies are Fueling Big Oil’s Plastic Expansion”.

Il documento mette in luce il fatto che grandi multinazionali che fanno largo uso di plastica sono strettamente legate alle compagnie di combustibili fossili. A tutto questo si aggiunge, a quanto pare, scarsa trasparenza sulle emissioni gas serra generate da tali attività e quindi sull’impatto climatico.

Tra queste grandi aziende, legate appunto all’industria di gas e petrolio, ce ne sono alcune che conosci bene: Coca-Cola, PepsiCo, Nestlè, Danone, Unilever, Procter&Gamble, Mars. Si tratta di aziende che in molti casi manifestano apertamente un’attenzione nei confronti dell’ambiente, purtroppo soltanto in apparenza.

L’attenzione al riciclo e all’economia circolare, infatti, non rappresenta la soluzione all’inquinamento se permane la collaborazione con le aziende inquinanti. E soprattutto ormai è chiaro che la soluzione è ridurre consumo, utilizzo e produzione, non basta riciclare.

Le azioni concrete, infatti, sottolinea Greenpeace sono ben altre. E in mancanza di queste la produzione di plastica non farà che aumentare e continuare a inquinare il mondo, con una crescita delle emissioni legate al ciclo di vita della plastica di più del 50% entro il 2030.

A ciò Greenpeace ha aggiunto una petizione per chiedere alle aziende leader del mercato italiano di ridurre l’uso di bottiglie in plastica monouso nelle loro attività.

Sono nata e cresciuta a Trento, a due passi dalle montagne. Tra mille altre cose, ho fatto lunghe passeggiate nel bosco e imparato a riconoscere alcune piante velenose. Ho imparato la musica perché fa bene all’anima. Ho vissuto in due grandi città a cui mi sono abituata a volte più in fretta, altre volte meno, ma dove i miei posti preferiti erano sempre i parchi. Ho studiato giornalismo perché volevo che aiutare le persone a capire alcuni aspetti del mondo diventasse la mia professione. Credo che il rispetto della natura, dell’ambiente in cui ci muoviamo ogni giorno e delle persone che con noi lo abitano sia fondamentale per vivere bene, per noi stessi e per gli altri.