Plastica liquida in detersivi e detergenti: Greenpeace denuncia una nuova minaccia ambientale

Nei detersivi e i detergenti che usi ogni giorno per tenere pulita la tua casa e i tuoi vestiti, potrebbe esserci della plastica invisibile, perché allo stato liquido. Un ennesimo nuovo pericolo ambientale soprattutto per il mare, in cui questi prodotti si riversano ogni giorno e di cui ancora non è chiaro quale sia l’impatto.
Sara Del Dot 7 luglio 2020

Lavare i panni, i piatti o i pavimenti è una cosa che facciamo tutti (si spera). Ma ti sei mai chiesto dove vada poi a finire tutta quell’acqua sporca e quali possano essere le sue conseguenze ambientali? Secondo il nuovo rapporto di Greenpeace, “Plastica liquida: l’ultimo trucco per avvelenare il nostro mare” l’impatto delle nostre abitudini di pulizia potrebbe essere più grave del previsto. E tutto per colpa di una componente in plastica che non vediamo né percepiamo, dal momento che si trova in questi prodotti in forma liquida.

Per capire meglio la portata del fenomeno, l’associazione ambientalista ha esaminato la presenza di materie plastiche all’interno di prodotti detergenti che usiamo ogni giorno tra le mura domestiche, attraverso analisi di laboratorio e la consultazione delle pagine web delle principali aziende produttrici.

Sicuramente ti sembrerà strana l’idea che all’interno di prodotti come questi sia presente della vera e propria plastica, come ad esempio accade per alcune creme cosmetiche come lo scrub o dentifrici in cui però è individuabile a occhio. Eppure, dopo essere state interpellate le aziende hanno confermato la presenza di questo materiale nei loro prodotti, segnalando che si trova principalmente in stato liquido.

Su 1.819 prodotti controllati dall’associazione è circa il 23% a contenere della plastica, e si tratta principalmente di opzioni appartenenti a marchi molto celebri come Procter & Gamble (53% con prodotti a marchio Dash, Lenor e Viakal), Colgate-Palmolive (48% con prodotti a marchio Fabuloso, Ajax e Soflan) e Realchimica (41% con prodotti a marchio Chanteclair, Vert di Chanteclair e Quasar).

Per quanto riguarda particelle solide di microplastica, invece, sono state analizzate 31 detersivi e ne è stata trovata traccia soltanto in due.

L’aspetto più grave di questa situazione a cui forse pensiamo troppo poco, è il fatto che non esiste ancora una legge che la regolamenti. A muovere qualcosa in questo senso per ora è soltanto l’ECHA, l’Agenzia Europea per le Sostanze Chimiche, che da ormai due anni sta lavorando a una proposta per vietare l’aggiunta di microplastiche in diversi prodotti. Anche se alla loro forma liquida nessuno fa ancora riferimento. Così, la stessa Greenpeace ha lanciato una petizione per chiedere al ministro dell’Ambiente Sergio Costa sia di supportare la proposta dell’ECHA sia di spingere affinché sia regolamentato anche l’utilizzo e l’aggiunta di componenti in plastica liquida (e quindi meno controllabile e individuabile).