Plastica nel Mediterraneo: secondo il WWF, ogni minuto vengono gettate in mare 33.800 bottigliette

Un nuovo report dell’organizzazione ambientalista mostra come il mar Mediterraneo sia una delle prime vittime della filiera della plastica, dalla produzione fino alla cattiva gestione del rifiuto. E a farne le spese siamo tutti noi.
Sara Del Dot 2 Luglio 2019

Che il mar Mediterraneo sia pieno zeppo di plastica non è certo una novità. In alcune zone, anzi, è possibile ammirare una vera e propria zuppa di polietilene e microplastiche, che si sposta danneggiando tutto ciò che ha attorno, dalla fauna marina alla nostra salute. E come è possibile tutto questo? È proprio ciò che ha voluto indagare e analizzare il nuovo report del WWF, “Stop the flood of plastic: How Mediterranean Countries can save their sea – Stop all’inquinamento da plastica: come i Paesi del mediterraneo possono salvare il loro mare.”

33mila bottigliette all’anno

Se leggi lo studio, pubblicato nel giugno di quest’anno, già in apertura troverai un dato sconcertante. Ogni anno circa 570mila tonnellate di plastica vengono riversate nelle acque del Mediterraneo. Esattamente come se ogni minuto fossero gettate in mare 33.800 bottigliette di plastica. Un numero imponente, preoccupante, che continuerà a crescere se non verranno varate politiche più stringenti in tema di inquinamento da plastica.

Chi sono i responsabili?

L’analisi del WWF mira a mettere in luce come la portata di questo tipo di inquinamento non sia altro che il risultato di politiche insufficienti in merito alla gestione di questo materiale tanto utile quanto pericoloso, a partire dalla sua produzione fino ai processi di smaltimento. In pratica, secondo l’organizzazione i Paesi del Mediterraneo non si sono dimostrati in grado di gestire l’ingente inquinamento da plastica presente nelle acque con cui confinano. E la responsabilità è di tutti, nessuno escluso. Dai produttori, alle autorità pubbliche, fino ad arrivare ai consumatori, cioè noi. Entrando più nel dettaglio, secondi i dati del WWF governi e autorità locali dei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo gestiscono male almeno il 28% dei propri rifiuti. Allo stesso tempo, le aziende arrivano a produrre almeno 38 milioni di tonnellate di manufatti in plastica, per non parlare di cittadini e turisti che riescono a generare 24 milioni di tonnellate di plastica ogni anno, gran parte delle quali, come abbiamo già detto, non vengono smaltite in maniera corretta.

Turismo danneggiato

Anche i danni dell’inquinamento da plastica sono più che evidenti. Oltre ai naturali e ben noti problemi per la fauna marina, infatti, questo fenomeno influisce anche sul turismo, che cala nelle zone più inquinate spesso rese così inquinate proprio dal passaggio dei turisti, le cui attività vacanziere impongono un aumento consistente della produzione di scarti, gli stessi che finiscono a invadere spiagge e bagnasciuga. Infatti, secondo una stima, per ogni chilometro di costa si accumulano in media 5 kg di plastica che vengono poi dispersi in mare. Tutto questo comporta una perdita, nel settore turistico, di circa 30,3 milioni di euro l’anno.

Necessarie politiche più efficienti

Il WWF però non si limita a sollevare il problema. Nel report, infatti, l’organizzazione definisce un piano politico da adottare da parte dei vari Paesi mediterranei per raggiungere un sistema circolare e sostenibile che riduca in maniera consistente la produzione di rifiuti plastici. L’obiettivo? Smettere di produrre sempre nuova plastica, cercare di praticare una strategia che metta al primo piano la circolarità dei materiali.

E l’Italia?

L’Italia, sul Mediterraneo, poggia tutta la sua costa. Di conseguenza risulta essere allo stesso tempo il principale artefice dell’inquinamento del mare e anche la sua vittima prediletta. Sempre secondo il report, il Belpaese produce ogni anno 4 milioni di tonnellate di rifiuti, di cui l’80% proviene dall’industria degli imballaggi, e ogni anno riversa in natura circa 0,5 tonnellate di rifiuti plastici.

Fonte| Report Stop the flood of plastic: How Mediterranean Countries can save their sea, pubblicato nel giugno 2019 dal WWF