Popillia Japonica, il coleottero giapponese che spaventa gli agricoltori del Nord Italia

Questo coleottero giapponese, che attacca sia le colture sia le piante ornamentali, ha un’alta capacità infestante ed è considerata una delle specie aliene invasive più pericolose con cui dobbiamo fare i conti. Nell’ambito del progetto “IPM Popillia”, il Crea è al lavoro per mettere a punto una strategia di contrasto al problema basata sull’utilizzo di metodi di lotta biologica a ridotto impatto ambientale.
Federico Turrisi 5 Luglio 2021

A pensarci bene, sembra quasi incredibile che un insetto piccolissimo sia in grado di procurare danni così ingenti all'agricoltura. È il caso della Popillia japonica, coleottero appartenente alla famiglia degli scarabeidi originario del Giappone. Attualmente il principale fronte d'infestazione nel nostro Paese si trova tra Piemonte e Lombardia, ma la sua presenza è stata segnalata di recente anche in Emilia-Romagna, precisamente in provincia di Parma. Ricordiamo che questa specie aliena invasiva è comparsa per la prima volta nel territorio italiano nel 2014, quando fu intercettata all'interno di un'area protetta lungo le sponde del fiume Ticino. Da quel primo piccolo focolaio si è diffusa a macchia d'olio, avanzando – stimano i ricercatori – di circa dieci chilometri all'anno.

Ma perché preoccupa così tanto la Popillia japonica? Semplice, perché al suo passaggio devasta una grande varietà di piante. Il coleottero giapponese ha infatti una notevole capacità di proliferazione ed è altamente polifaga. Pensa che è in grado di attaccare oltre 300 specie vegetali tra erbacee, arbustive ed arboree, non importa se spontanee o coltivate. Le larve si nutrono delle radici di erbe, mentre gli insetti adulti di foglie e frutti.

Non è un caso che la Popillia japonica sia stata inserita dalla Commissione Europea nella lista degli organismi nocivi prioritari, ovvero di quei 20 organismi da quarantena classificati al vertice delle priorità per gli Stati membri dell'Ue, sulla base della gravità dei problemi economici, sociali e ambientali che possono causare. In questa lista, per intenderci, c'è anche il batterio Xylella fastidiosa.

Ma come ci si difende dall'invasione dei coleotteri giapponesi? Naturalmente gli agricoltori sono dovuti correre ai ripari, per esempio attraverso reti insetticide. Dallo scorso autunno invece è partito il progetto "IPM Popillia", per cui il gruppo di ricerca del Crea (il Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria) Difesa e Certificazione ha ottenuto insieme ad altri 12 partner italiani ed europei un finanziamento pluriennale, inserito nel programma europeo Horizon 2020. Obiettivo, stilare un vademecum e promuovere delle linee guida per la gestione integrata di questa problematica fitosanitaria, utilizzando mezzi biologici (come dei piccolissimi organismi vermiformi chiamati nematodi entomopatogeni, che riescono a uccidere le larve della Popillia) e a basso impatto ambientale per contenere i danni e l'espansione del coleottero giapponese.