Popillia japonica, quali sono le armi a disposizione per contrastare il coleottero giapponese?

Tra i compiti del progetto “IPM Popillia” c’è quello di studiare le modalità di controllo di questo insetto, che è in grado di attaccare oltre 300 specie di piante. Si possono utilizzare mezzi biologici, come nematodi e funghi entomopatogeni, per aiutare l’ecosistema a limitarlo, oppure prodotti a ridotto impatto ambientale, come reti “attract and kill” a basso rilascio di insetticida.
Federico Turrisi • 24 Luglio 2021

Conoscere meglio il nemico, e individuare le tecniche migliori per arginare la sua espansione. Da qualche anno ormai dobbiamo fare i conti qui in Italia con una specia aliena che minaccia la nostra vegetazione: la Popillia japonica. Ed è proprio il famigerato coleottero giapponese al centro del progetto "IPM Popillia", finanziato nell'ambito del programma europeo Horizon 2020.

Partito lo scorso autunno, il progetto (che durerà fino al dicembre 2024) vede il coinvolgimento di un consorzio di 16 partner europei, tra cui 4 italiani: il CREA, il più importante ente di ricerca in Italia dedicato all’agroalimentare, l'Università di Siena, il Servizio fitosanitario della Regione Piemonte e l'organizzazione Vignaioli Piemontesi.

"La Popillia japonica, da regolamento Ue 2019/1702, è considerato uno degli organismi prioritari da quarantena fitosanitaria. Questo vuol dire che tutti gli Stati membri sono obbligati a monitorarla e contenerla, perché rappresenta un pericolo non solo per il comparto agricolo, ma anche per il paesaggio", sottolinea Leonardo Marianelli, ricercatore del CREA Difesa e Certificazione. Da lui ci siamo fatti spiegare in che cosa consistono le attività del progetto "IPM Popillia", che si pone come obiettivo quello di stilare un vademecum e promuovere delle linee guida per la gestione integrata di questo pericoloso insetto.

Partiamo innanzitutto da un identikit della Popillia japonica.

Si tratta di un coleottero proveniente dal Giappone. Come larva si nutre delle radici delle graminacee, mentre da individuo adulto si nutre di foglie, frutti e fiori. Attacca oltre 300 specie vegetali, tra cui piante sia ornamentali sia spontanee, ma anche piante da frutto. Dai lamponi alle mele, passando per albicocche, pesche, viti eccetera. Il danno economico per gli agricoltori non è da poco. Anche perchè poi, si sa, la frutta per essere venduta come prima scelta deve essere sempre esteticamente perfetta, o quasi.

In Italia la Popillia japonica è presente da poco, giusto?

La prima segnalazione risale al 2014, nell'area del parco del Ticino, a cavallo tra Piemonte e Lombardia. Qui l'insetto ha trovato un terreno favorevole per la proliferazione, perché le larve sono legate ai prati di graminacee, come dicevamo poc'anzi, in zone umide. Da quel nucleo ha continuato a espandersi a macchia d'olio, con una velocità di circa dieci chilometri all'anno.

Con quali mezzi è possibile intervenire per arginare questa problematica fitosanitaria?

Innanzitutto, nell'ambito del progetto "IPM Popillia" studiamo quali sono gli elementi ambientali più favorevoli a un ingresso e a una stabilizzazione sul territorio di questo insetto. Poi c'è tutta la parte di controllo della Popillia japonica, in particolare attraverso la lotta biologica. Parliamo quindi di nematodi e funghi entomopatogeni. La peculiarità è che usiamo proprio quelli del territorio nazionale dove è presente Popillia japonica.

Ci spighi meglio.

Con particolari tecniche, i nematodi e i funghi entomopatogeni sono stati isolati nel Parco del Ticino e inviati in biofabbriche, per riprodurli in grande quantità e poi effettuare i trattamenti sui terreni. In questo modo aiutiamo l'ecosistema locale – che già si sta muovendo per limitare l'insetto, ma che risponde in maniera non così veloce – a liberarsi dell'ospite sgradito con i suoi stessi mezzi. Inoltre, vengono utilizzati anche altri prodotti a basso impatto ambientale, come per esempio reti a basso rilascio di insetticida. L'insetto viene attratto da un feromone specifico, cammina sulla rete, si imbratta di insetticida (che non viene dilavato e rimane su questi supporti chiamati, per l'appunto, attract and kill) e poi muore.

Che cosa bisogna fare per impedire che altri organismi come Popillia japonica entrino in Italia?

Il sistema fitosanitario nazionale ha le sue sentinelle sul territorio, e sono i servizi fitosanitari regionali, che portano avanti le operazioni di monitoraggio per esempio sui punti di ingresso frontalieri, cioè i punti più a rischio in assoluto. Tutti i Paesi europei sono organizzati in questo modo. Fare un buon controllo è la forma migliore di prevenzione. E l'Italia lo sta già facendo.