Produrre tè senza emettere CO2, l’ambizioso obiettivo di un progetto della Fao in Kenya

Oggi è la giornata internazionale del tè, un prodotto che rappresenta un’importante fonte di reddito soprattutto per gli abitanti dei paesi in via di sviluppo. Il processo di produzione e commercializzazione della bevanda più consumata al mondo (dopo l’acqua) contribuisce alle emissioni di gas climalteranti, ma il suo impatto sull’ambiente può essere ridotto. Ecco come.
Federico Turrisi 21 maggio 2020

In Italia se la gioca con il caffè, ma converrai anche tu che il tè, nelle sue moltissime varianti, è una delle bevande più amate. La Fao (l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura) ha voluto istituire per oggi 21 maggio la prima giornata internazionale del tè per ricordarci la sua importanza non solo come materia prima e bene di consumo, ma anche come mezzo di sussistenza dei piccoli produttori. La produzione e la lavorazione del tè costituiscono infatti le principali fonti di reddito per milioni di famiglie nei paesi in via di sviluppo e danno un contributo non indifferente nello sviluppo rurale delle comunità, nella lotta contro la fame e la povertà e nella conservazione della biodiversità.

Il settore del tè, ricorda la Fao, si trova di fronte a una serie di sfide: l'accesso ai mercati per i piccoli produttori locali, che si ritrovano schiacciati dalle grandi multinazionali, la mancanza di trasparenza all'interno della filiera e soprattutto il cambiamento climatico. Già, perché gli effetti del riscaldamento globale (vedi cicloni tropicali sempre più violenti e periodi di siccità sempre più lunghi) si fanno sentire sulle piantagioni e dunque sulle persone che le curano.

Pensa al processo che dalla foglia della pianta porta alla confezione contenente le bustine, pensa solo alla lavorazione in fabbrica e al trasporto: l'industria del tè emette grandi quantità di gas serra. Un progetto della Fao in Kenya punta proprio a rendere il più possibile questa filiera carbon neutral. In sostanza, l'obiettivo è produrre e commercializzare tè in maniera sostenibile, azzerando l'impronta di carbonio.

Ma come si fa? Da una parte, mettendo in campo strumenti in grado di catturare l'anidride carbonica dall'atmosfera e massimizzando l'efficienza energetica. Il progetto conta sia sulle metodologie carbon neutral sviluppate dall'Accademia cinese di Scienze Agrarie sia sulle tecnologie messe a disposizione dalla Deutsche Gesellschaft für Internationale Zusammenarbeit (Giz), azienda tedesca che offre supporto tecnico ai programmi di cooperazione internazionale.

Dall'altro lato, occorre adottare una precisa strategia agricola per abbattere le emissioni di CO2: è indispensabile dunque ridurre l'uso di fertilizzanti chimici ed erbicidi, mantenere in salute le piante migliorando la loro capacità di sequestrare il carbonio atmosferico attraverso la fotosintesi, implementare i sistemi di conservazione del suolo, di irrigazione e di drenaggio sottosuperficiale.

Insomma, la soluzione sta in un modello di agricoltura sostenibile e questo progetto della Fao mira proprio a esplorarne le potenzialità.   Sarebbe ancora più piacevole bere una tazza di tè sapendo che è stato prodotto in maniera tale da ridurre il più possibile l'impatto sul pianeta.