Pulizie ecologiche: come si scelgono i prodotti? Fabrizio Zago: “Non tutto ciò che è naturale fa bene”

Si può coniugare una casa pulita con un ridotto impatto ambientale, ma bisogna sapere come scegliere i prodotti. Nemmeno quelli del supermercato sono da scartare. Ne abbiamo parlato con Fabrizio Zago, consulente italiano per il marchio Ecolabel, fondatore dello standard EcoBioControl e autore dell’EcoBioDizionario.
Giulia Dallagiovanna 15 Aprile 2021
Intervista al Dott. Fabrizio Zago Consulente italiano per il marchio Ecolabel, fondatore dello standard EcoBioControl e autore dell'EcoBioDizionario

Pulizie ecologiche. Forse mai come in questo preciso momento storico ti sarai reso conto di quanto abbiamo abusato delle risorse del nostro Pianeta, di quanto poco ci siamo interessati dell'impatto che le nostre azioni potevano avere e quale rischio stiamo correndo tutti. Oggi quindi starai cercando di adottare uno stile di vita un po' più consapevole e questa tua nuova attitudine si starà riflettendo anche sulle classiche pulizie di casa.

Potresti ad esempio aver rispolverato i rimedi della nonna, come aceto e bicarbonato, convinto che dei prodotti che si trovano al supermercato sia bene diffidare sempre. Per la verità, spesso è vero il contrario. Il punto è che si può lavare senza inquinare, ma bisogna saper applicare il giusto metodo, perché alla fine è tutta una questione di chimica. E chi meglio di Fabrizio Zago, consulente italiano per il marchio Ecolabel, fondatore dello standard EcoBioControl e autore dell'EcoBioDizionario, potrebbe spiegarci come scegliere prodotti davvero ecologici per le nostre pulizie quotidiane?

Dottor Zago, partirei da una sua frase: "non è vero che tutto ciò che è naturale fa bene". Eppure siamo inconsciamente abituati a pensarlo. Ci potrebbe allora spiegare come mai?

Dire che qualsiasi sostanza naturale faccia bene è assolutamente falso e gli esempi si sprecano. Pensiamo all'asbesto, oppure alla cicuta o al cianuro. Sono tutte sostanze naturali al 100%. Ancora, il curaro viene tuttora utilizzato dai pigmei dell'Amazzonia come veleno durante la caccia. E dirò di più, si tratta addirittura di un prodotto biologico, perché proviene da raccolta spontanea di erbe velenose. Non dimentichiamo poi il veleno più pericoloso al mondo, ovvero la tossina del botulino. Talmente potente che nessun laboratorio è mai riuscito a imitarlo. Di nuovo, una sostanza del tutto naturale.

E anche per quanto riguarda l'impatto ambientale vale lo stesso principio. Prendiamo i tannini contenuti nel legno, ad esempio, che si biodegradano in tempi infinitamente lunghi. Sono sicuramente molto importanti per altre ragioni, ma non possiamo dire che siano del tutto ecosostenibili. Provengono però da un materiale che è da sempre presente in natura.

A questo punto viene naturale chiederle subito di alcuni rimedi naturali che da generazioni vengono utilizzati soprattutto per la pulizia di casa. Si pensa infatti che siano più salutari per le persone e che inquinino meno il Pianeta. Le chiederei, quindi, sia davvero così. Partirei con l'aceto…

L'aceto è l'errore più grande che si possa commettere. Partiamo dal principio che qualsiasi sostanza esistente ha per forza di cose un suo impatto sull'ambiente, piccolo o grande. In ambito di pulizie domestiche, l'aceto viene utilizzato soprattutto come anticalcare per le superfici in acciaio, oppure per pulire lavatrice e lavastoviglie. Ma va detto che si tratta di uno sbaglio.

Come mai?

L'acido acetico, senza alcuna differenza tra quello che proviene dal vino o dalle mele, ha un impatto sull'ambiente che è fino a 53,3 volte superiore rispetto all'acido citrico. Sto riportando risultati di calcoli che ho verificato personalmente nel mio laboratorio e che derivano da dati ufficiali, dell'Unione europea. Esistono persino alcuni tensioattivi di origine sintetica che sono meno impattanti.

E per quanto riguarda invece la nostra salute?

Un altro problema dell'aceto è il suo essere altamente corrosivo nei confronti degli acciai. Quando ad esempio si prova a lavare l'acciaio inox, l'acido acetico mobilizza il nichel presente e se, come spesso accade, si hanno le mani nude, aumenta il rischio di sviluppare una sensibilità al nichel.

Prima parlava di acido citrico, intende quindi il limone?

No, intendo proprio l'acido citrico, perché nel limone la quantità di questa sostanza è troppo poca per risultare davvero funzionale. Invece, attraverso una tecnica di fermentazione degli scarti dell'industria alimentare si può ottenere dell'acido citrico di ottima qualità e di origine vegetale. Quando ne acquisto un chilo, lo trovo contenuto in un sacchetto di plastica che pesa più o meno tra i 5 e i 7 grammi. Invece per ottenere un chilo di acido acetico devo comprare 20 bottiglie da un litro di aceto, perché la percentuale di acido contenuta è comunque ridotta. Uno spreco incredibile quindi.

Proseguiamo con un altro rimedio naturale molto utilizzato, il bicarbonato. È utile?

Il bicarbonato può essere utile all'interno di un dentifricio, perché aiuta a ristabilire il pH e ha proteggere i denti

Il bicarbonato non lava nulla, non disinfetta e non igienizza. Non ha alcuna utilità come aggiunta al detersivo. Può però essere un'ottima idea inserirlo come componente in un dentifricio. Quando mangiamo, infatti, gli amidi presenti nel cibo si possono depositare sui nostri denti formando delle placche. Queste placche fermentano e possono ridurre i livelli di pH della saliva, fino a intaccare lo smalto e aumentare il rischio di carie. Il bicarbonato può rialzare questo valore e quindi aiutare a proteggere i denti.

Da ultimo, parlerei del sale.

Utilizzare il sale può avere senso, soprattutto quando si hanno oggetti in argento o in ottone che si sono ossidati. Una buona idea è quella di immergerli in una soluzione di acqua e tanto sale e aggiungere anche un pezzo di alluminio, banalmente il classico in fogli che si usa per gli alimenti. Il suo compito è quello di agire da metallo sacrificale, secondo un sistema elettrochimico per cui tutti gli ossidi del sale si scaricano addosso a lui e lasciano invece stare l'oggetto che vogliamo ripulire. Se lo lasciamo a bagno per circa un'ora, poi non serve nemmeno fregare: l'ossidazione se ne andrà da sola.

Spostandoci invece sui detergenti che possiamo acquistare al supermercato, su quali certificazioni possiamo basarci per acquistare un prodotto a ridotto impatto ambientale?

L'unico certificato che dà delle garanzie reali è il marchio Ecolabel. Per rilasciarlo, infatti, è obbligatorio un calcolo molto preciso dell'impatto ambientale del prodotto, che deve essere al di sotto di una determinata soglia. In parallelo, deve superare anche dei test di performance. Deve cioè dimostrare di essere poco dannoso per l'ambiente, ma anche in grado di lavare sul serio. Altrimenti il rischio è di acquistare un prodotto più caro perché "eco" e poi scoprire che non serve a nulla. Il nostro laboratorio è autorizzato per eseguire i test Ecolabel e posso quindi confermare che si tratta di verifiche valide e ben studiate.

Come funziona invece EcoBioControl?

Prima di tutto ci tengo a precisare che non si tratta di una nuova certificazione. È stata proprio una scelta fatta di proposito, perché la certificazione ti obbliga a prendere in considerazione chiunque ne faccia richiesta e non volevo rischiare di incappare in fenomeni di greenwashing da parte di multinazionali che hanno sempre inquinato e non si sono mai preoccupate del loro impatto sull'ambiente.

Come possiamo definirlo allora?

È uno standard: chiunque lo desideri può fare richiesta e il nostro comitato scientifico analizza tutta la documentazione che l'azienda è in grado di fornire. I nostri test sulle performance sono gli stessi di quelli previsti da Ecolabel, ma la differenza è che noi escludiamo anche i tensioattivi di derivazione petrolifera dai componenti dei detergenti. La filosofia di base è che più un produttore è virtuoso, meno paga. In teoria si potrebbe anche arrivare a non dover pagare nulla, ma è ovvio che il prodotto perfetto non possa mai esistere.

EcoBioControl è uno standard, non una certificazione. A differenza di Ecolabel esclude anche i tensioattivi sintetici

L'obiettivo è selezionare le migliori aziende sul mercato. Nessuno ha l'obbligo di aderire ai parametri fissati da EcoBioControl, ma chi vuole farne parte deve sapere che dovrà intraprendere un percorso, con il mio aiuto e quello del comitato scientifico. Lo scopo è quello di produrre detergenti e cosmetici sempre più sostenibili.

Oltre a detergenti e cosmetici ci sono altri prodotti che valutate?

Sì, in tanti ci chiedevano di verificare anche i prodotti per animali e quindi esiste uno standard anche per tutto ciò che riguarda il loro mondo, come lettiere, igiene e così via.

Come si può usare invece l'EcoBioDizionario?

In realtà, sono due: uno per i detergenti e uno per i cosmetici, perché sono due mondi molto lontani tra loro. Anche perché è diverso usare una sostanza per lavare o per trattare il corpo. Ci si può trovare elenco di componenti che non dovrebbero proprio essere utilizzati, l'impatto ambientale di alcuni prodotti e un semaforo che rappresenta un giudizio globale.

Si considera poi un aspetto legato all'efficacia. In altre parole, cos'è meglio: utilizzare 1 grammo di una sostanza che ha un certo impatto ambientale, ma che lava in modo perfetto, oppure ricorrere a una sostanza a impatto minore, ma di cui mi servono almeno 50 grammi per ottenere lo stesso effetto? Conti alla mano, è meglio la prima opzione, perché anche se in apparenza non è perfetta permette di evitare sprechi. Un esempio sono le noci di sapone: vengono proposte in sostituzione del detersivo in lavatrice, ma non servono a nulla. Sono semplicemente molto care. Stesso discorso per i generatori di ozono che si stanno diffondendo ultimamente.