Quanto pagano le compagnie aeree per le loro emissioni di CO2? Molto poco, dice uno studio

Secondo una ricerca commissionata da Transport&Environment, le compagnie aeree pagherebbero al massimo 70 milioni di euro all’anno per l’inquinamento provocato dai voli a lungo raggio dall’Europa. In altre parole, solo lo 0,2% dei loro costi operativi in media è destinato alla compensazione delle emissioni di carbonio.
Federico Turrisi 26 settembre 2020

Tra tutti i mezzi di trasporto – lo sappiamo – l'aereo è quello più inquinante. Sappiamo anche che il settore dell'aviazione civile è stato duramente colpito dall'attuale pandemia di Covid-19, con perdite economiche notevoli e migliaia di aerei costretti a rimanere a terra in seguito alle misure restrittive imposte dai governi mondiali. Tuttavia, gli Stati sono venuti in soccorso delle compagnie aeree con piani di salvataggio da decine di miliardi di euro. E intanto le compagnie aeree continuano a "sorvolare" (perdonerai il gioco di parole) sull'aspetto ambientale. Già, perché per l'inquinamento atmosferico causato dai loro voli pagano una cifra irrisoria.

Da uno studio condotto dal Task Consultancy (Transport analysis and knowledge systems) e commissionato da Transport and Environment, il principale gruppo di organizzazioni non governative in Europa che si batte per la mobilità sostenibile, emerge infatti che dovranno al massimo sborsare 70,6 milioni di euro all’anno per le emissioni derivanti dai voli a lunga percorrenza dall’Europa: una somma che rappresenta solo lo 0,2% dei loro costi operativi e che equivale, in media, all’aggiunta di 17 centesimi sul prezzo del biglietto per questa tipologia di viaggi. Tutto questo se consideriamo uno scenario come quello del 2018, in cui furono 410 milioni i passeggeri registrati sulle rotte extra-europee (dati Eurostat).

Questi risultati sono stati ottenuti incrociando gli effetti dell'adozione del Corsia (Carbon Offsetting and Reduction Scheme for International Aviation), lo schema di compensazione e riduzione delle emissioni di carbonio nel settore aereo a livello globale messo a punto dall'Icao (International Civil Aviation Organisation), l’organo delle Nazioni Unite che si occupa di aviazione civile, con il mercato ETS (Emissions Trade System), il meccanismo dell'Unione Europea che permette di scambiare quote di emissioni.

Qual è il dubbio delle associazioni ambientaliste? Semplice, con il sistema delle compensazioni e dei costi aggiuntivi così bassi, a un'azienda conviene di più continuare a inquinare. Altro che riduzione delle emissioni. Secondo Jo Dardenne, responsabile del settore aviazione di Transport and Environment, lo schema di compensazione previsto dalle Nazioni Unite non innescherà alcun cambiamento nel comportamento delle compagnie aeree, perché è troppo blando. "La Commissione Europea dovrebbe pensare ad altri sistemi, come introdurre una tassa sul cherosene e imporre requisiti per l'uso di carburanti sostenibili, migliorando nel frattempo il proprio meccanismo di scambio di quote delle emissioni di carbonio".