Raccolta differenziata, secondo uno studio di Corepla sono triplicate le bioplastiche nei rifiuti organici

Molte più bioplastiche compostabili nei rifiuti organici ma anche una parte sempre presente di elementi non compostabili tra cui la plastica. Una disattenzione che ci viene a costare molto, anche in termini economici. Ecco cosa emerge dal nuovo rapporto di Corepla.
Sara Del Dot 8 luglio 2020

La raccolta differenziata fa ormai parte delle nostre vite e tutti noi tendiamo a seguirla in modo sempre più puntiglioso. I consorzi e le organizzazioni che se ne occupano, poi, ne tengono costantemente monitorato l’andamento per capire in che modo migliorare la filiera e le abitudini dei cittadini nell’ottica di un’economia sempre più circolare.

Corepla, il Consorzio nazionale per la raccolta, il riciclo e il recupero degli imballaggi in plastica ha diffuso di recente i risultati del suo ultimo studio condotto con il Consorzio italiano Compostatori (Cic) per monitorare la presenza di plastica e bioplastica all’interno dei rifiuti organici, che ha verificato un aumento di tre volte della quantità di plastiche compostabili conferite nell’organico con gli scarti da cucina.

In pratica, nella raccolta differenziata italiana l’umido è composto per il 94,8% da materiale compostabile. Le plastiche compostabili certificate sono triplicate rispetto al passato, passando da 1,5% al 3,9%.

La presenza invece di materiali non compostabili si attesta al 5,2%, di cui una consistente parte è costituita dalla plastica. Una presenza purtroppo costante, che costa alla filiera di smaltimento fino a 120 milioni di euro.

Questi dati servono a farci capire che l’attenzione alla raccolta differenziata deve essere sempre costante, soprattutto per quanto riguarda quei rifiuti destinati a diventare compost di qualità. E che la plastica tradizionale è un materiale che va conferito nel modo corretto, così da evitare il più possibile la sua dispersione in natura e un costo consistente anche per il nostro portafogli.