Repowering: che cos’è il ripotenziamento e perché è fondamentale per sfruttare al meglio le energie rinnovabili

Gli interventi di repowering, o ripotenziamento, sono necessari per aumentare l’efficienza e la potenza degli impianti fotovoltaici o eolici nati ormai diversi anni fa, che oggi presentano componenti usurate e obsolete. Insieme al revamping, è una pratica importante per sfruttare al meglio le fonti rinnovabili, ma gli ostacoli burocratici posti dalle normative ne hanno ridotto la diffusione.
Alessandro Bai 17 Febbraio 2021

Negli ultimi anni lo sfruttamento delle fonti rinnovabili è diventato un tema centrale in Italia come nel resto del mondo, sostenuto dalla nascita di sempre più impianti alimentati ad esempio dall'energia solare oppure da quella eolica.

Con il passare del tempo, le componenti di queste installazioni rischiano di rompersi o, semplicemente, vengono rese obsolete dai più recenti sviluppi tecnologici: ecco perché si è iniziato a parlare in modo insistente di repowering, un processo noto anche come ripotenziamento che è cruciale per far sì che un impianto fotovoltaico o eolico riesca a mantenere quell'efficienza che permette a chi investe di ottenere reali benefici, tra cui il risparmio, utilizzando le energie rinnovabili.

Con il repowering è possibile quindi andare a sostituire le componenti più vecchie di un impianto al fine di ottimizzarne le prestazioni e aumentarne la potenza; questo concetto è strettamente collegato a quello di revamping, termine che indica però degli interventi più generici di ammodernamento necessari perlomeno a ripristinare le performance originali dei macchinari.

In pratica, quindi, repowering e revamping sono fondamentali per fare sì che i nostri impianti alimentati da rinnovabili non vadano incontro a una perdita di produzione nei prossimi anni. Tuttavia, non è un passaggio così semplice come potresti pensare: queste pratiche infatti sono regolate da normative stabilite dal Gestore Servizi Energetici (GSE) che spesso complicano la realizzazione degli interventi.

Andiamo a vedere nel dettaglio, anche attraverso esempi concreti, in cosa consiste il repowering e quali sono i suoi principali benefici.

Significato

Il termine inglese repowering significa "ripotenziamento" ed è utilizzato per indicare quegli interventi di sostituzione di componenti vecchie negli impianti alimentati da fonti rinnovabili, come l'energia solare o eolica, finalizzati non solo a rendere l'installazione più moderna ed efficiente ma anche ad aumentarne la potenza, con un incremento delle prestazioni energetiche.

Fino a un po' di anni fa si parlava di repowering prevalentemente all'interno del settore ferroviario, ma oggi questa parola è più che mai all'ordine del giorno quando si discute di energie rinnovabili. Il motivo? In primis, per rimediare all'usura e all'invecchiamento degli impianti, oltre che per non rinunciare ai progressi tecnologici più recenti fatti in questo ambito: grazie a componenti più aggiornate, infatti, le prestazioni di un'installazione rimangono ottimali e i proprietari salvaguardano gli investimenti fatti inizialmente.

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In cosa consiste

Adesso sai che il repowering è molto importante se vuoi mantenere efficiente il tuo impianto fotovoltaico o eolico, facendo sì che continui a produrre energia secondo le sue potenzialità. Ma come si esegue un ripotenziamento e in cosa consistono questo tipo di interventi?

La sostituzione delle componenti è soltanto una parte di questo procedimento, dato che come ti anticipavo il repowering prevede anche l'aumento della potenza dell'impianto: oltre a rimpiazzare, ad esempio, dei pannelli solari obsoleti con quelli di ultima generazione, serviranno quindi anche delle modifiche più o meno "pesanti" dei singoli moduli o dell'inverter e dei loro collegamenti elettrici. Oggi esiste inoltre la possibilità di installare un software di gestione e monitoraggio dell'impianto, particolarmente utile per valutarne le prestazioni e accorgersi facilmente di eventuali problemi che possono ridurne l'efficienza.

Repowering o revamping

Ti ho spiegato fin dall'inizio che i concetti di repowering e revamping sono strettamente connessi tra loro, a tal punto che potresti faticare a capire quale differenza ci sia tra i due.

Partendo sempre dalla parola inglese, "revamp" significa rinnovare, in questo caso attraverso un intervento che però non include l'incremento della potenza nominale, ma semplicemente si limita a ripristinare le prestazioni originali di un impianto tramite una sostituzione delle sue componenti. Questo genere di intervento è comunemente sfruttato per rimpiazzare i moduli fotovoltaici o gli inverter guasti, ma non solo.

Considera infatti che, prendendo come esempio proprio un impianto fotovoltaico, ogni anno si va incontro a un calo di prestazioni compreso tra lo 0,4% e lo 0,6%. Se a questo aggiungiamo il fatto che molte di queste installazioni siano state realizzate ormai circa 10 anni fa, quando tantissime persone decisero di iniziare a investire sull'energia solare tra le fonti rinnovabili, capirai perché oggi molte componenti possano non solo dare dei problemi, ma risultare semplicemente vecchie e poco aggiornate, sia per materiali che per funzionalità. Da qui nasce quindi l'opportunità di sostituirle con i moduli più recenti e tecnologicamente più avanzati, che peraltro sono diventati più economici nel corso degli anni.

Infine, un altro aspetto da non trascurare: non attuando modifiche alla potenza degli impianti, il revamping è libero dagli ostacoli burocratici legati invece al repowering, che la normativa GSE equipara di fatto a una nuova installazione e che, pertanto, oltre certe soglie che vedremo comporta la perdita degli incentivi originariamente assegnati a un impianto.

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Repowering dell'eolico

Fino a questo momento gli esempi di repowering di cui abbiamo parlato sono stati quasi tutti relativi al settore del fotovoltaico, nel quale questi interventi sono ormai molto comuni per le ragioni che ti ho spiegato. Sempre guardando alle fonti rinnovabili, però, anche gli impianti alimentati ad energia eolica possono beneficiare del ripotenziamento. Bisogna infatti considerare che anche tanti parchi eolici italiani producono meno energia di quanto potrebbero proprio a causa di strutture piuttosto datate.

Uno degli interventi più comuni è il cosiddetto reblading, che consiste nell'installazione di nuove pale, più avanzate e di maggiori dimensioni in modo che riescano a catturare quantità superiori di vento, aumentando così la mole di elettricità generata. Solo con una modifica di questo tipo, è possibile incrementare fino al 16% la produzione di un impianto. Un'alternativa può essere la sostituzione di un'intera turbina, con un conseguente aumento della potenza nominale di una wind farm.

In ogni caso, il repowering dell'eolico richiede un'accurata analisi dell'integrità strutturale dell'impianto su cui intervenire, per capire quali modifiche siano realmente necessarie, fattibili e a quali costi.

Normativa

Ti ho già parlato in parte degli scogli burocratici che hanno frenato la diffusione del repowering negli ultimi anni, durante i quali questo tipo di interventi venivano considerati dal GSE alla stregua di una nuova installazione, facendo così perdere ai proprietari di un impianto gli incentivi assegnati al momento della sua realizzazione.

Le cose sono però cambiate a partire dal 2016, quando il GSE ha deciso di consentire un ripotenziamento che, in seguito alla sostituzione di componenti, porti a un aumento della potenza elettrica nominale pari o inferiore all'1% per gli impianti superiori ai 20 kW, o al massimo del 5% per gli impianti inferiori a 20 kW. La quota di potenza aggiuntiva potrà godere della tariffa incentivante concessa all'impianto originale, che verrà in ogni caso aggiornata in base alla nuova capacità.