Riconnettersi alla natura per ritrovare se stessi e il proprio percorso: ecco il progetto di counseling nella foresta

Si chiama Forestling ed è stato ideato dall’altoatesino Arno Cardini per aiutare le persone a ritrovare il proprio benessere tramite l’aiuto della natura, in particolare della foresta.
Sara Del Dot 11 Maggio 2021

"Il bosco mi ha salvato. Mi ha salvato quando ho smesso di andarci da predatore, da fruitore, e mi ci sono recato semplicemente per starci. Per trascorrerci del tempo. Ecco il pezzo che mi mancava per mettere insieme un progetto che aiutasse le persone attraverso la connessione con la natura. Ecco come ho fatto a portare il bosco anche dove il bosco non c’è."

Quando parla del suo progetto, Arno Cardini è fiero e appassionato. Questo perché Forestling, sapiente crasi tra i termini “foresta” e “counseling” è sia la sua occupazione che la sua grande scommessa. Una scommessa su cui ha iniziato a puntare 12 anni fa, perfezionandola concretamente in tempi più recenti. Un’unione perfetta tra accompagnamento emotivo e fruizione dei benefici della foresta, un modo per raccogliersi, ritrovare il coraggio di aprire gli occhi e guardarsi intorno, rallentare, riconoscere le cose davvero importanti della vita. Un’attività che, forse oggi più che mai, è fondamentale. E i cui benefici, come ormai sappiamo, si basano su evidenze scientifiche innegabili. Ma come è arrivato Arno a realizzare questo percorso e da dove ha cominciato?

“Il progetto Forestling è nato dalla mia voglia di cambiare vita, una voglia che mi ha accompagnato per oltre 20 anni. Mi trovavo rinchiuso in una gabbia dorata fatta di posto fisso, stipendio assicurato, insomma tutti concetti che mi tenevano legato come accade a tantissime persone. A un certo punto mi sono chiesto se quello che avrei voluto fare nella vita fosse quello che stavo facendo oppure se magari avessi delle qualità che sarebbero potute essere utili anche ad altro. Così ho seguito un corso di counseling, in cui ho imparato e acquisito strumenti utili per accompagnare le persone in percorsi emotivi attraverso l’uso di tecniche semplici come l’empatia, l’ascolto, il non giudizio. Un modo per sostenere gli altri attraverso i loro cambiamenti o momenti difficili, come la fine di una relazione, cambiamenti riguardanti il lavoro… Questo percorso mi ha aperto un mondo, ho lavorato su me stesso conoscendomi meglio e ho potuto realizzare che il lavoro che stavo svolgendo mi stava stretto.”

Un realizzazione, quella del percorso del counseling, che aiuta Arno a capire tante cose di sé e soprattutto che ciò che vorrebbe fare è proprio dare una mano agli altri . Tuttavia, sente che gli manca ancora qualcosa, un pezzo del puzzle fondamentale.

Il pezzo mancante è arrivato quando ho dovuto fronteggiare una difficoltà di salute e in quel momento, istintivamente, sono andato nel bosco per stare meglio. In seguito ho scoperto che esisteva un’attività, praticata per lo più nel Nord Europa, chiamata Waldbaden, bagno di foresta. Ho trovato un corso e mi ci sono iscritto. Avevo trovato il pezzo mancante.”

Nasce così l’unione tra l’attività di counseling, i percorsi di sostegno e il contatto con la natura. Insomma, il Forestling. Che oggi propone varie attività, a seconda di chi le pratica, della sua età e delle sue necessità.

“Tutte le proposte hanno come cuore percorsi di connessione con la natura. Ci sono percorsi di crescita, di rilassamento, c’è l’abbinamento con la bici quindi la pedalata meditativa o sensoriale, i risvegli sensoriali, l’esperienza in tenda sospesa tra gli alberi… Tutte le attività anno il loro focus, anche ad esempio ascoltare il silenzio del bosco per entrarci in confidenza.”

Eh sì, perché ti sembrerà assurdo ma ad Arno si rivolgono anche persone che fanno fatica a chiudere gli occhi o persone che non riescono più a sentire il proprio respiro. Persone con un estremo bisogno di ritrovare delle emozioni autentiche, primordiali da portare con sé nel quotidiano.

“Se mi chiedessi perché faccio tutto questo, ti risponderei che ce n’è tanto bisogno. Ormai non è più possibile distinguere esclusivamente tra persone sane o persone che soffrono di depressione o di ansia. La pandemia ha anche fatto venire alla luce uno stato che caratterizza persone che non provano più gioia, felicità. È un’emozione che è stata definita languishing e riguarda le persone che non sono depresse ma sono spente, sono indifferenti a tutto e anche a se stesse. Noi vogliamo riattivare in loro la sensorialità.”

E a chi è rivolto tutto questo?

“Possono venire da noi singoli individui, coppie, gruppi, aziende che sentono di voler tornare un po’ indietro. Tornare nella semplicità, nella lentezza, uscire da questo brusio mentale che ci circonda. Chiunque voglia prendersi un momento, uno spazio tutto proprio, che sia un bambino o un anziano. È un tipo di esperienza in grado di unire varie generazioni anche se naturalmente ogni attività è pensata rispetto alle esigenze di ciascuno. Inoltre ogni persona che arriva da me è sacra, e troverà il massimo rispetto per se stessa e per tutte le sue dinamiche e storie personali. Naturalmente io faccio il massimo fin quando posso, c’è un limite entro cui tu sei responsabile e poi ciò che accade dopo dipende da ogni singola storia. Anche perché io non sono uno psicoterapeuta, sono un counselor. Però devo dire che fino ad ora nessuno se n’è mai andato deluso o nervoso.”

Quindi quali sono i benefici del Forestling?

“Beh sul bagno di foresta esistono studi sin dal 1980. E i benefici di queste attività sono visibili sia dal punto di vista fisico che da quello psicologico. La natura, lo affermano studi riconosciuti e consolidati, migliora il sistema nervoso, quello immunitario e ormonale. Emotivamente io lavoro sul presente, non vado nel passato perché, appunto, non sono uno psicoterapeuta. Sicuramente il forestling aiuta a prevenire l’insorgenza di stati depressivi e ansiogeni, aiuta a lavorare sulle proprie paure che è una cosa importante soprattutto oggi che molte persone hanno sviluppato la paura di uscire di casa. Può aiutare soprattutto nel già citato languishing, questa assenza di benessere che ci porta a guardare la nostra vita da una finestra, completamente distaccati da noi stessi. Questo non significa essere malati ma è comunque importante riuscire a lavorarci per evitare che si aggravi.”