G7 Ambiente: l’Italia aderisce al progetto francese per istituire un’ECA nel Mediterraneo

Nel corso del G7 Ambiente appena concluso a Metz, il ministro dell’Ambiente Sergio Costa a ufficialmente aderito al progetto francese di richiedere la dichiarazione di un’area ECA, ovvero a basse emissioni di zolfo e ossido di azoto, all’interno del mar Mediterraneo.
Sara Del Dot 7 maggio 2019

Siamo abituati a pensare che l’inquinamento atmosferico dovuto ai mezzi di trasporto sia da ricondursi solo ed esclusivamente al traffico automobilistico. Per questa ragione, è probabile che tu ti sia sentito un po’ più protetto dopo l’introduzione delle varie aree B e C nei grandi centri cittadini, gli eco-incentivi per l’acquisto di veicoli totalmente (o in parte) elettrici, la spinta all’uso di mezzi meno inquinanti come la bicicletta. Perché giustamente, come tutti, vorresti vivere in un mondo in cui l’aria che respiri sia pulita e non danneggi la tua salute e quella dei tuoi cari. Eppure i veicoli che girano sulla terraferma non sono l’unica fonte di emissioni nocive per il pianeta. Perché, oltre ai mezzi su ruote che circolano per i cinque continenti, andrebbero considerati anche quelli aerei (sì, gli stessi su cui Greta Thunberg si rifiuta di salire) e quelli marittimi.

Nelle acque dell’intero pianeta, infatti, circolano ogni giorno migliaia e migliaia di navi senza alcuna regola dal punto di vista delle emissioni. Anche se, negli ultimi tempi, sembra che ci si stia rendendo lentamente conto del fatto che anche il loro indisturbato rilascio di sostanze nocive per l’ambiente debba essere in qualche modo frenato, o almeno contenuto.

Per questa ragione ha suscitato reazioni positive la decisione del ministro dell’Ambiente italiano Sergio Costa di aderire alla proposta francese per la realizzazione di una zona ECA in tutto il mar Mediterraneo. In occasione del G7 appena concluso, infatti, il ministro ha incontrato il suo omologo François De Rugy e ha accolto di buon grado l’intenzione di ottenere (o almeno provarci) la dichiarazione di uno spazio navale a basse emissioni. Tutto questo, per proteggere l’ambiente e la salute dei cittadini che vivono nelle aree portuali (e non solo). Ma di cosa stiamo parlando esattamente? Cos’è un’ECA e perché oggi più che mai è necessaria per salvaguardare la salute dell’ambiente e delle persone?

Inquinamento navale

Partiamo da una premessa importante: le navi inquinano. E anche molto. La Commissione europea ha calcolato che sono circa 50.000 ogni anno le morti dovute all’esposizione all’inquinamento atmosferico prodotto dalle navi, con un conseguente costo sanitario di 60 miliardi di euro. Eppure, ancora il traffico che affolla le acque di tutto il mondo non è ancora stato regolato da leggi che impongano l’utilizzo di carburanti meno impattanti. Di conseguenza, i livelli delle emissioni navali rimangono molto elevati. Una delle ragioni è da ricondursi probabilmente al fatto che il trasporto marittimo ha per definizione una natura transnazionale, e quindi ogni Stato ha le sue regole e i suoi controlli. Quindi, per regolare questo tipo di inquinamento sono gli stessi Stati costieri a doversi organizzare, insieme, prendendo l’iniziativa per istituire aree di controllo delle emissioni, nel quadro dell’Organizzazione marittima internazionale (IMO), istituto specializzato delle Nazioni Unite che si occupa di regolare questo settore. È proprio all’IMO, infatti, che gli Stati devono rivolgersi per richiedere la dichiarazione di una ECA.

Cos’è un’ECA

L’ECA (Emission Control Area) è una zona marittima all’interno della quale vengono imposte basse emissioni di zolfo e azoto. In pratica, le navi che entrano in questa zona di mare devono usare carburante più pulito ed emettere meno ossido di azoto. La sua istituzione è prevista dalla Convenzione internazionale per la prevenzione dell’inquinamento causato da navi (MARPOL 73/78), che indica la possibilità per i Paesi costieri di proporla insieme all’IMO, i cui membri ne decideranno l’esigenza sulla base di una valutazione dell’impatto su ambiente e salute dei cittadini. A quel punto possono iniziare i negoziati per la sua istituzione. Attualmente, nei mari del mondo ne sono presenti già 4: una è in Canada, una negli Stati Uniti, una nel Mare del Nord e un’ultima nel Baltico.

Effetti dell’ECA

Secondo le conclusioni di uno studio pubblicato a gennaio 2019, sostenuto dal Ministero dell’Ambiente francese e supportato da Cerema, Citepa e Ineris, che rappresenta una sorta di analisi costi-benefici della dichiarazione di un’ECA nel Mediterraneo, l’introduzione di questa area a basse emissioni salverebbe circa 6000 vite nell’intera Europa e consentirebbe un risparmio dagli 8.1 ai 14 miliardi di euro legati al costo delle cure sanitarie per le vittime di inquinamento navale. In Italia, poi, che è praticamente circondata dall’acqua, ci sarebbero circa 500 morti in meno ogni anno e un risparmio complessivo dai 1.200 ai 2.500 milioni di euro in costi sanitari.

ECA nel Mediterraneo: un grande passo?

Se la proposta di un’ECA nel Mediterraneo dovesse essere accolta dall’IMO nel mare italiano potrebbero circolare solo le imbarcazioni motorizzate che rispettano gli standard di emissioni inquinanti Tier III. Di conseguenza, in questa zona le emissioni di biossido di zolfo (SO2) e di ossidi di azoto (NOx) provenienti dal trasporto su acqua, diminuirebbero rispettivamente dell’80% e del 20%. L’istituzione di quest’area, che se tutto andasse bene dovrebbe risultare operativa entro il 2023, potrebbe migliorare la qualità dell’aria non solo sulle rotte marittime e nelle zone costiere ma anche nelle città di porto e nell’entroterra, considerato che le emissioni una volta rilasciate in aria possono raggiungere zone anche a centinaia di chilometri di distanza.

La decisione del ministro Sergio Costa è stata accolta con entusiasmo da parte delle associazioni che da anni si battono per garantire un’aria più pulita ai cittadini. Anna Gerometta, presidente di Cittadini per l’Aria, ha infatti dichiarato: "Questa è una buona notizia per tutti i popoli che si affacciano sul Mediterraneo perché racchiude già un obiettivo temporale ravvicinato e un’occasione significativa – la Conferenza delle parti della Convenzione di Barcellona per la protezione dell'ambiente marino e della regione costiera del Mediterraneo che si terrà a dicembre a Napoli – nell’ambito della quale gli Stati del bacino del Mediterraneo potranno mostrare sostegno per la tutela della salute dei propri cittadini e dell'ambiente marino mediterraneo. I cittadini e i comitati delle città portuali italiane, Trieste, Venezia, Ancona, Napoli, Civitavecchia, Livorno, La Spezia, Genova, Savona e tante altre ancora, hanno contribuito in questi anni a questo risultato evidenziando l'insostenibile impatto delle emissioni marittime nelle loro città d'origine”.