Rifiuti nel mondo: senza un’inversione di tendenza, nel 2050 ne produrremo il 70% in più

In meno di trent’anni il mondo sarà completamente sommerso dai rifiuti, a meno che non si mettano in campo soluzioni condivise di corretta gestione degli scarti soprattutto nei Paesi a basso reddito che al momento non hanno a disposizione sufficienti risorse per avviare una filiera di riciclo sostenibile.
Sara Del Dot 5 novembre 2018

Oltre un miliardo di tonnellate di rifiuti urbani in più in meno di trent’anni a partire da oggi. È il preoccupante pronostico della Banca Mondiale presentato a fine settembre nel nuovo rapporto What a Waste 2.0: a Global Snapshot of Solid Waste Management to 2050, in cui viene analizzata la situazione mondiale della produzione dei rifiuti e del loro avvio a riciclo.

Sempre più rifiuti

Il primo dato evidenziato all’interno del rapporto è spaventoso: se non si agisce tempestivamente per fermare o almeno frenare il fenomeno, entro il 2050 la quantità di rifiuti urbani prodotti aumenterà dai 2,01 miliardi di tonnellate attuali (secondo i dati raccolti nel 2016) a 3,14 miliardi. Un incremento del 70% dovuto, sempre secondo il rapporto, a una costante crescita demografica ed economica, oltre alla sempre maggiore urbanizzazione.

Differenze nel mondo

In molti Paesi a basso reddito la gestione dei rifiuti rappresenta per le amministrazioni locali la singola spesa più alta da affrontare, dal momento che arriva a rappresentare anche il 20% del bilancio comunale. Si tratta di un bel po’ di soldi, considerata già la scarsità di risorse a disposizione per queste ed altre, più impellenti, necessità. Nei Paesi a reddito medio, questa spesa rappresenta il 10% del bilancio comunale, e in quelli ad alto reddito si attesta al 4%. Le conseguenze di queste percentuali non sono difficili da intuire. Infatti, sempre secondo il rapporto, sebbene siano i Paesi ad alto reddito, rappresentanti il 16% della popolazione mondiale, a produrre la maggiore quantità di rifiuti sul pianeta (circa il 34%), riescono ad avviarne a riciclo ben il 31%. Dall’altra parte, i Paesi a basso reddito riescono a riciclare soltanto il 4% dei rifiuti, mentre più del 90% degli scarti finisce in discarica oppure bruciato.

Non solo rifiuti

Il vero problema è che, soprattutto nei Paesi a basso reddito, la gestione dei rifiuti non rappresenta l’unica necessità da affrontare. Il bilancio delle amministrazioni deve tenere conto di bisogni più importanti per i cittadini, come la pulizia delle acque, l’educazione, l’assistenza sanitaria. Di conseguenza, la raccolta differenziata non si attesta tra le prime questioni da affrontare. Questo però, non fa che aumentare la quantità di rifiuti prodotta e accumulata, provocando sempre più danni sia all’ecosistema che alla salute degli stessi abitanti di queste zone. Infatti, oltre a danneggiare l’ambiente influendo quindi anche sulle attività turistiche, la mala gestione dello smaltimento rifiuti, come ad esempio l’incenerimento indiscriminato, può causare danni respiratori (e più in generale alla salute) anche gravi. Quindi, è possibile affermare che il costo derivante dall’indifferenza nella risoluzione del problema è alla fine molto più alto rispetto all’investimento economico necessario per una corretta gestione dei rifiuti, che avrebbe ripercussioni positive anche in tutti gli altri settori.

Plastica: un problema a parte

Solo nel 2016, nel mondo sono state generate 242 milioni di tonnellate di scarti plastici: in pratica l’equivalente del peso di 3,4 milioni di balene azzurre adulte. Si tratta del 12% di tutti i rifiuti solidi prodotti e del 90% dei rifiuti che si trovano in mare. Il problema vero, però, non è tanto la raccolta del rifiuto di plastica, bensì la sua successiva gestione. È infatti inutile raccogliere e differenziare il rifiuto se non si hanno a disposizione strumenti e risorse per smaltirlo.

Che fare?

È quindi importante agire tempestivamente, anche e soprattutto attraverso finanziamenti nelle aree meno sviluppate, per consentire alle popolazioni di mettere in pratica una filiera della gestione del rifiuto più sostenibile, aumentando la consapevolezza delle amministrazioni locali riguardo la produzione dei rifiuti nelle loro regioni per adottare politiche efficaci di raccolta, smaltimento e più in generale di gestione dei vari tipi di rifiuto. Inoltre, occorre ripensare l’intera filiera in un’ottica di economia circolare, in cui il rifiuto viene re-immesso in un circuito virtuoso che, a partire dallo scarto, ricrea.