
Da venerdì 16 ottobre 2026 è possibile presentare la domanda per la Rottamazione-quinquies degli enti territoriali, la nuova definizione agevolata che può riguardare anche alcuni debiti relativi a IMU, TARI, bollo auto e multe stradali.
Attenzione, però: non significa che tutte le tasse locali non pagate possano essere automaticamente cancellate. La misura riguarda soltanto determinati carichi affidati all'agente della riscossione e, per le entrate degli enti territoriali, è necessario che il Comune o la Regione abbia aderito alla definizione agevolata.
La domanda può essere presentata fino al 15 dicembre 2026 e il contribuente può scegliere tra il pagamento in un'unica soluzione e una rateizzazione fino a 54 rate bimestrali.
Che cos'è la Rottamazione-quinquies degli enti territoriali
La nuova misura riguarda i debiti, tributari e non tributari, affidati all'agente della riscossione da Regioni ed enti locali tra il 1° gennaio 2000 e il 31 dicembre 2023.
Sono esclusi, tra gli altri, i debiti derivanti da pronunce di condanna della Corte dei conti.
Il meccanismo consente di definire alcune cartelle pagando le somme che restano dovute secondo le regole della misura, con l'eliminazione delle componenti previste dalla legge.
Non è quindi una cancellazione generalizzata dei debiti: bisogna verificare cartella per cartella quali carichi rientrano nella definizione.
Quali debiti possono rientrare
Tra le entrate locali che possono essere interessate dalla rottamazione ci sono, a seconda dei casi, IMU, TARI, bollo auto e sanzioni amministrative, comprese determinate multe stradali.
Il punto decisivo è però il modo in cui il debito è stato riscosso.
La Rottamazione-quinquies riguarda infatti i carichi affidati all'Agenzia delle Entrate-Riscossione. Le entrate che il Comune o la Regione riscuote direttamente, oppure quelle affidate a un concessionario privato, non rientrano automaticamente nella procedura nazionale.
IMU: non tutte le cartelle sono rottamabili
Chi ha ricevuto una cartella relativa all'IMU deve quindi verificare prima di tutto chi si occupa della riscossione.
Se il relativo carico è stato affidato all'Agenzia delle Entrate-Riscossione e l'ente ha aderito alla definizione, può essere possibile accedere alla rottamazione.
Se invece il Comune riscuote direttamente l'imposta o utilizza un concessionario diverso, bisogna verificare le eventuali procedure di definizione agevolata adottate autonomamente dall'amministrazione.
TARI: attenzione al Comune
Lo stesso principio vale per la TARI.
La legge consente in determinati casi di includere anche i debiti relativi alla tassa sui rifiuti, ma non tutti i contribuenti con arretrati TARI possono automaticamente presentare domanda.
La discriminante è ancora una volta il soggetto che ha in carico la riscossione e l'eventuale adesione dell'ente alla misura.
Per questo è importante non limitarsi a sapere che il proprio debito riguarda la TARI: bisogna controllare la singola posizione debitoria.
Bollo auto: quando può essere rottamato
Anche il bollo auto può rientrare nella definizione agevolata per i carichi degli enti territoriali, purché siano rispettate tutte le condizioni previste.
In particolare, bisogna verificare che il debito sia stato affidato all'agente della riscossione nel periodo previsto dalla legge e che l'ente competente abbia aderito alla misura.
Anche per il bollo auto, quindi, non basta avere un pagamento arretrato per poter ottenere automaticamente la rottamazione.
Multe stradali: cosa viene cancellato
Un discorso particolare riguarda le multe per violazioni del Codice della strada.
La rottamazione non equivale alla cancellazione della multa originaria.
Per queste sanzioni, la definizione agevolata consente di eliminare determinate componenti aggiuntive, come gli interessi e le maggiorazioni previste dalla normativa, oltre agli eventuali aggi di riscossione.
La sanzione originaria resta invece dovuta.
È quindi importante leggere il dettaglio della cartella per capire quali somme compongono effettivamente il debito.
Chi può aderire
La possibilità di aderire dipende dal fatto che il proprio debito possieda tutti i requisiti stabiliti dalla normativa.
In particolare, deve trattarsi di un carico affidato all'agente della riscossione nel periodo compreso tra il 2000 e il 2023 e riferito a un ente territoriale che abbia adottato il provvedimento di adesione.
Non è quindi sufficiente avere una vecchia cartella: il singolo carico deve essere definibile.
La prima cosa da fare: richiedere il Prospetto informativo
Per evitare errori, il passaggio più importante è il Prospetto informativo.
L'Agenzia delle Entrate-Riscossione lo mette a disposizione proprio per consentire ai contribuenti di conoscere quali debiti rientrano nella Rottamazione-quinquies e quanto dovrebbero pagare per definirli.
Il prospetto permette quindi di avere un quadro concreto prima di inviare la domanda.
Come richiedere il Prospetto informativo
Il documento può essere richiesto attraverso i servizi online dell'Agenzia delle Entrate-Riscossione.
Chi accede all'area riservata può utilizzare SPID, Carta d'identità elettronica o Carta nazionale dei servizi.
È disponibile anche una procedura nell'area pubblica, destinata a chi non utilizza le credenziali di accesso.
Il Prospetto contiene i dati necessari per individuare i carichi che possono essere inseriti nella definizione agevolata.
Come presentare la domanda
Una volta verificati i debiti ammessi, si può presentare la dichiarazione di adesione.
La domanda deve essere trasmessa esclusivamente per via telematica attraverso i servizi messi a disposizione dall'Agenzia delle Entrate-Riscossione.
Il termine ultimo è fissato al 15 dicembre 2026.
Nella procedura il contribuente deve indicare i carichi che intende definire e scegliere la modalità di pagamento.
Quanto tempo c'è per fare domanda
La finestra temporale è quindi precisa:
16 ottobre 2026: apertura delle domande;
15 dicembre 2026: termine ultimo per presentare l'adesione;
28 febbraio 2027: l'Agenzia comunica l'ammontare delle somme dovute;
31 marzo 2027: scadenza del pagamento in un'unica soluzione o della prima rata.
È quindi importante non aspettare l'ultimo giorno, soprattutto se prima è necessario verificare la propria posizione.
Si può pagare tutto insieme
Chi aderisce può scegliere di versare l'importo dovuto in un'unica soluzione entro il 31 marzo 2027.
In alternativa è prevista una rateizzazione molto più lunga.
La possibilità di distribuire il pagamento può essere particolarmente rilevante per chi ha più cartelle o un debito complessivo elevato.
Fino a 54 rate bimestrali
La legge consente di pagare in un massimo di 54 rate bimestrali di pari ammontare.
In questo modo il piano può estendersi fino a nove anni.
Le rate del 2027 successive alla prima scadono il 31 maggio, 31 luglio, 30 settembre e 30 novembre.
Dal 2028 le scadenze diventano sei all'anno: 31 gennaio, 31 marzo, 31 maggio, 31 luglio, 30 settembre e 30 novembre.
Chi paga a rate deve considerare gli interessi
La rateizzazione non è completamente gratuita.
Sulle somme dovute in caso di pagamento rateale si applicano interessi al 3% annuo, a partire dal 1° aprile 2027.
Prima di scegliere il piano è quindi utile confrontare l'importo complessivo da versare e la durata della rateizzazione.
Quando si saprà quanto bisogna pagare
Non è necessario calcolare autonomamente il piano definitivo.
Dopo la presentazione della domanda, l'Agenzia delle Entrate-Riscossione comunicherà entro il 28 febbraio 2027 l'ammontare delle somme dovute e le relative scadenze.
Sarà quindi quella comunicazione a indicare concretamente il piano da rispettare.
Cosa succede se non si pagano le rate
La rottamazione comporta anche un preciso obbligo: rispettare il piano.
Secondo le regole indicate per la misura, il mancato pagamento di due rate, anche non consecutive, oppure il mancato pagamento integrale dell'ultima rata comporta la perdita dei benefici della definizione.
In quel caso tornano dovute anche le somme che erano state escluse grazie alla rottamazione, mentre quanto già versato viene considerato come acconto sul debito originario.
Non tutti i Comuni hanno aderito
Questo è probabilmente il punto più importante per chi sta pensando di presentare domanda.
La rottamazione degli enti territoriali è subordinata all'adozione di un apposito provvedimento da parte dell'ente interessato.
L'ente deve inoltre trasmettere il provvedimento all'Agenzia delle Entrate-Riscossione secondo le modalità e i termini previsti.
Per questo la situazione può cambiare da un Comune all'altro.
Dove controllare se il proprio ente ha aderito
L'Agenzia delle Entrate-Riscossione ha pubblicato un elenco delle Regioni e degli enti locali che hanno comunicato la propria adesione.
È possibile utilizzare questo elenco per fare una prima verifica.
Il controllo, però, non sostituisce quello sul singolo debito: anche se il proprio Comune compare nell'elenco, bisogna verificare che la specifica cartella rientri effettivamente tra i carichi definibili.
E se il Comune non ha aderito?
Se l'ente non ha aderito alla Rottamazione-quinquies prevista dalla procedura nazionale, il contribuente non può utilizzare questa specifica definizione per i relativi carichi.
Per alcune entrate locali gestite direttamente dagli enti o affidate a concessionari privati possono esistere procedure di definizione agevolata autonome, adottate secondo le regole previste dalla legge e gestite direttamente dall'amministrazione.
In questo caso bisogna quindi controllare il sito istituzionale del proprio Comune o della Regione.
La domanda non cancella subito il debito
Presentare l'istanza non significa che la cartella venga immediatamente cancellata.
La procedura deve essere perfezionata rispettando le condizioni previste e, soprattutto, pagando le somme dovute nei termini stabiliti.
Il contribuente deve quindi conservare la ricevuta della domanda e attendere la comunicazione dell'Agenzia con l'importo e il piano definitivo.
Cosa controllare prima di fare domanda
Prima di inviare l'adesione è utile avere a disposizione:
le cartelle relative ai debiti;
il soggetto che ha affidato il carico alla riscossione;
la data di affidamento;
l'eventuale adesione del Comune o della Regione;
il Prospetto informativo;
l'importo effettivamente definibile;
la modalità di pagamento scelta.
Questo permette di evitare di inserire nella domanda debiti che non possono rientrare nella misura.
La rottamazione conviene sempre?
La risposta dipende dalla singola situazione.
Il vantaggio consiste principalmente nella possibilità di eliminare determinate componenti del debito e, per chi sceglie la rateizzazione, di distribuire i pagamenti su un periodo che può arrivare a nove anni.
Bisogna però considerare anche gli interessi del 3% applicati alle rate e verificare con attenzione l'importo che rimane effettivamente da pagare.
Il Prospetto informativo serve proprio a fare questo confronto.
Un esempio: una vecchia multa
Immaginiamo una vecchia multa stradale affidata all'Agenzia delle Entrate-Riscossione e relativa a un ente che ha aderito alla misura.
Il contribuente non si trova davanti alla cancellazione integrale del verbale.
La rottamazione può eliminare gli interessi e determinate maggiorazioni, mentre resta da pagare la sanzione originaria e le altre somme eventualmente previste dalla definizione.
Il risparmio dipende quindi dalla composizione della singola cartella.
Un esempio: una vecchia TARI
Per una vecchia TARI il controllo è ancora più importante.
Bisogna verificare che il Comune abbia aderito e che il relativo carico sia stato affidato all'Agenzia delle Entrate-Riscossione nel periodo previsto.
Se invece il Comune ha gestito direttamente la riscossione o si è rivolto a un concessionario privato, questa specifica rottamazione nazionale non si applica automaticamente.
Il calendario da ricordare
Per chi pensa di avere cartelle rottamabili, le date da segnare sono quattro:
16 ottobre 2026: si aprono le domande.
15 dicembre 2026: scade il termine per aderire.
28 febbraio 2027: arriva la comunicazione dell'Agenzia con le somme dovute.
31 marzo 2027: scade il pagamento in unica soluzione o la prima rata.
La procedura è online
L'intera procedura viene gestita attraverso il sito dell'Agenzia delle Entrate-Riscossione.
L'ente ha predisposto una sezione specifica per la Rottamazione-quinquies degli enti territoriali, con il Prospetto informativo, le modalità di adesione e le FAQ.
Agenzia delle Entrate-Riscossione: Rottamazione-quinquies enti territoriali
Il punto fondamentale: verificare la propria cartella
La nuova rottamazione può rappresentare un'opportunità per chi ha vecchi debiti con Comuni e Regioni, ma non è una sanatoria indiscriminata.
IMU, TARI, bollo auto e multe possono rientrare nella misura soltanto quando sono rispettate tutte le condizioni previste: periodo di affidamento, natura del debito, modalità di riscossione e adesione dell'ente.
Il modo più sicuro per sapere se una cartella è effettivamente rottamabile è quindi richiedere il Prospetto informativo all'Agenzia delle Entrate-Riscossione.
Le domande sono aperte dal 16 ottobre al 15 dicembre 2026. Chi rientra nella misura potrà poi scegliere tra il pagamento in un'unica soluzione e un piano fino a 54 rate bimestrali, con prima scadenza fissata al 31 marzo 2027.