Sapevi che l’energia si può generare anche dall’umidità presente nell’atmosfera?

Economico, ecologico e in grado di produrre energia pulita 24 ore su 24 sette giorni su sette. Si chiama Air-Gen ed è stato creato da un team di ricercatori dell’Università americana del Massachusetts Amherst. Il segreto? Recupera elettricità dall’umidità atmosferica.
Sara Del Dot 2 agosto 2020

Un dispositivo in grado di produrre energia pulita 24 ore su 24. Il segreto? Non dipende dal sole ma dall’umidità atmosferica. Si chiama Air-Gen ed è un generatore di aria che sfrutta una proteina naturale dei batteri chiamata Geobacter per creare elettricità a partire dall’umidità presente in atmosfera.

Il microbo Geobacter è stato scoperto nel fango del fiume Potomac oltre 30 anni e dopo anni di studio è stato possibile scoprire questa sua proprietà incredibile. Grazie a Geobacter, quindi, Air-Gen è quindi dotato di nanofili proteici a cui collega elettrodi per generare corrente dal vapore acqueo naturalmente presente in atmosfera. Per funzionare, quindi, non necessita né di luce del sole né di vento e quindi è in grado di funzionare anche al chiuso. Queste proteine elettriche potranno quindi favorire lo sviluppo di nuovi dispositivi di produzione di energia rinnovabile che funzionano in modo non inquinante ed economico, utilizzabile sia per smartphone che per device da indossare, come smartwatch e contapassi.

La scoperta di questo meccanismo innovativo è stata pubblicata sulla rivista scientifica Nature dal gruppo dell’Università americana del Massachusetts Amherst coordinato da Jun Yao e dal microbiologo Derek Lovley. E la cosa davvero incredibile è che pare che il dispositivo sia in grado di funzionare anche in ambienti con scarsa umidità atmosferica come il deserto del Sahara. L’obiettivo del team di Lovley è riuscire a creare una struttura su larga scala che consenta di alimentare spazi e dispositivi più grandi, rivoluzionando completamente il sistema di produzione energetica.

Fonte | Power generation from ambient humidity using protein nanowires, pubblicato su Nature il 17 febbraio 2020.