Sara squali

Sara, la biologa che dal 2009 vive in Sudafrica per studiare gli squali: “Immergersi con loro è un privilegio”

La biologia marina è la scienza che si occupa degli abitanti del mare. Sara Andreotti ci racconta com’è nato in lei l’amore per questa disciplina. Da 12 anni vive in Sudafrica per proteggere gli squali. In quest’intervista ci dimostra che non sono gli animali cattivi descritti nei film, ma parte di un “mondo parallelo” tutto da scoprire.
Emanuele La Veglia 29 Aprile 2021

Dal 2009 vive in Sudafrica, Sara Andreotti è una biologa marina e studia cioè i pesci e tutti gli abitanti dei fondali marini. In particolare si è interessata agli squali, senza esserne spaventata ma con l'approccio e l'impegno di chi si dedica alla ricerca per migliorare la qualità della vita del pianeta. Una storia che si svolge lontano da noi, ma alla quale possiamo rimanere vicini ascoltando le sue parole. Iniziamo!

Come è nato in te l'amore per la biologia?

Credo di averlo sviluppato soprattutto grazie al mio papà. Fin da quando ero piccola mi portava con lui a cercare funghi nel bosco e a pescare. Mi ha fatto appassionare alla natura e mi ha reso curiosa.  Avevamo anche tre acquari in casa e un atlante di pesci tropicali che sfogliavo spesso, affascinata dalla diversità delle loro forme e colori.

Perche hai scelto di dedicarti proprio agli squali?

L’interesse è nato dal fatto che sono animali poco studiati rispetto ad altri e in qualche modo misteriosi. Moltissima gente ne ha paura senza averne mai visto uno dal vivo. Sono convinta che conoscendoli meglio, il timore possa trasformarsi in ammirazione, un po’ come è successo per molti predatori terrestri. Basti pensare a tigri, leoni e lupi, demonizzati in passato, e che ora vengono visti in modo differente e, il più delle volte, protetti.

Qual è la cosa più bella che ti è successa in Sudafrica?

Ho avuto la possibilità di circumnavigare, in barca a vela, le coste del Paese per quattro anni, alla ricerca di squali bianchi. Mi sono trovata una notte di vedetta, con la barca circondata da delfini, ma di loro si vedevano solo delle scie che si inseguivano e sparivano sotto la superficie. Un'altra volta ci siamo trovati con una giovane balena che si è messa a fare a gara con la barca, sventolando la coda in tutto il suo splendore. E, cosa ancora meno comune, è successo che mi sono immersa con tre squali bianchi che nuotavano e interagivano tra di loro, in assoluta calma e del tutto indifferenti alla nostra presenza. Un privilegio raro.

Hai studiato a Trieste, cosa porti nel cuore di quegli anni?

Le amicizie, quelle che sono sempre vive anche se non ci si vede per anni e i tramonti di Barcola che non hanno nulla da invidiare a quelli africani. A questo si aggiungono le escursioni di seawatching alla Riserva di Miramare, dove facevo la guida e i pomeriggi nelle osmize, locali dove degustare a km 0.

Che sensazioni ti regala il mare?

Su di me ha un effetto calmante. Stare a guardarlo è per me decisamente meglio che fare meditazione. Quando sono in immersione, mi dimentico di avere l'attrezzatura addosso, entro in un mondo parallelo. La cosa più difficile, durante il lavoro è stata concentrarmi su quello che c’era da fare, perchè mi facevo facilmente distrarre dai granchietti o da un pesce che proteggeva la sua tana.

Qual è il sogno nel cassetto ancora da realizzare?

Sto lavorando molto al progetto della SharkSafe Barrier, per eliminare le reti anti squalo e la “pesca di protezione” usata in Sud Africa, isole francesi e Australia, per uccidere e ridurre il numero degli squali attorno alle spiagge usate dai turisti. Il sogno sarebbe vederli rispettati in tutto il mondo dando modo ai turisti di conoscere ed apprezzare il mare, senza conseguenze negative. Personalmente, spero anche di avere la possibilità di continuare a viaggiare grazie alla mia professione.

Credits: Foto a cura di Sara Andreotti, Elsa Hoffmann e del team di SharkSafe Barrier.