
Per la prima volta, è stata utilizzata la capsula Sarco per il suicidio assistito. A ricorrere a questo dispositivo controverso è stata una donna statunitense di 64 anni, affetta da una grave malattia autoimmune. La sua morte è avvenuta in Svizzera, nel Canton Sciaffusa, all'interno di una foresta vicino a Merishausen, con l'assistenza dell'organizzazione per l'eutanasia The Last Resort.
Nonostante il suo utilizzo, la capsula Sarco non è attualmente legale in Svizzera. Il Ministero della Salute elvetico, attraverso la ministra Elisabeth Baume-Schneider, ha chiarito che il dispositivo non è conforme alle normative vigenti, e ne ha vietato immediatamente l'uso in via cautelativa dopo la diffusione della notizia.
Indagini in corso e conseguenze legali
La vicenda ha innescato un'indagine penale. La polizia svizzera ha eseguito diversi arresti, mentre la Procura ha aperto un fascicolo per incitamento e assistenza al suicidio. Altri reati potrebbero essere contestati nel corso dell’inchiesta.
Nonostante ciò, le autorità confermano che la donna ha effettivamente scelto il suicidio. All'interno della capsula è presente un pulsante di attivazione: una volta premuto, rilascia azoto nella camera, abbattendo i livelli di ossigeno. Il processo porta a perdita di coscienza in pochi secondi e alla morte senza sofferenza né panico.
Come funziona la capsula Sarco per l’eutanasiaUn dispositivo futuristico per la “dolce morte”
La capsula Sarco, abbreviazione di "sarcofago", è stata progettata dall’australiano Philip Nitschke, ex medico e attivista per l’eutanasia, insieme al designer olandese Alexander Bannink. Il design richiama una navicella spaziale e punta a trasmettere l’idea di un “viaggio” verso la morte.
Tra le caratteristiche principali:
- Stampa 3D per un costo accessibile (circa 1000 dollari)
- Design modulare, adattabile alla corporatura dell’utente
- Primo modello presentato nel 2017
- Primo utilizzo ufficiale nel settembre 2024
Il meccanismo: azoto al posto dei farmaci
Il funzionamento della Sarco si basa sul rilascio di azoto gassoso. La capsula contiene un serbatoio con 4 litri di gas, che una volta rilasciati, riducono la concentrazione di ossigeno al 5% in circa 60 secondi. La persona perde conoscenza e muore in circa 5 minuti per ipossia, senza bisogno di farmaci.
Una morte senza sofferenza (secondo i sostenitori)
Secondo Nitschke, l'uso dell’azoto permette di evitare la cosiddetta risposta ipercapnica, ovvero il senso di soffocamento causato dall’accumulo di anidride carbonica nel corpo. Il risultato sarebbe una morte serena e indolore, come descritto dal fondatore su X (ex Twitter): “Una morte pacifica e idilliaca in una foresta svizzera”.
Etica e controversie: i dubbi sulla morte con azoto
Nonostante le dichiarazioni dei sostenitori, la morte tramite azoto è oggetto di forti critiche scientifiche ed etiche. Negli Stati Uniti, l'eutanasia con azoto è vietata per gli animali, in quanto osservazioni cliniche hanno rilevato angoscia, convulsioni e disorientamento.
Uno studio pubblicato su PLOS ONE ha documentato che nei topi l’esposizione all’azoto provoca ansia, panico e sofferenza, sollevando dubbi sull’impiego dell’azoto anche nell’ambito umano. Il caso ha attirato ulteriore attenzione internazionale dopo la condanna di Kenneth Smith, avvenuta con una metodologia simile.