Sbiancamento dei coralli: da cosa nasce e come combattere uno degli effetti più devastanti del climate change

L’aumento delle temperature degli oceani sta portando alla morte di interi ecosistemi corallini. Un processo che inizia con lo sbiancamento, quando al corallo vengono tolte le risorse per la vita.
Gianluca Cedolin • 15 Aprile 2020

Secondo l’Unione mondiale per la conservazione della natura, se non verranno adottate serie misure per combattere la crisi climatica e l’acidificazione degli oceani, entro trent’anni scompariranno tutte le barriere coralline esistenti. Il processo di sbiancamento, che priva questi piccoli polipi di tutte le sostanze necessarie alla sopravvivenza, solo nel 2016 ha portato alla scomparsa del 30% dei coralli in un anno. Per la Great barrier reef marine park authority, se non verranno ridotte le emissioni di gas serra, la Grande barriera corallina potrebbe sbiancarsi due volte ogni dieci anni dal 2035 e una volta all’anno dal 2044.

Il rapporto tra coralli e alghe

Per capire cosa si intende per sbiancamento, dobbiamo innanzitutto chiarire cosa siano i coralli: degli animali invertebrati, che vivono spesso in colonie, appartenenti alla classe degli antozoi. Questi polipetti sono incolori, trasparenti e hanno un corpo simile a una sacca. Al loro interno vivono delle alghe chiamate zooxantelle. Come spiega Reef aquarium, tra polipi e alghe esiste un rapporto di vantaggio reciproco (quella che chiamiamo simbiosi): il corallo mette a disposizione delle alghe un riparo, l’accesso alla luce del sole e altre risorse necessarie per la fotosintesi, mentre le alghe dalla fotosintesi generano dei nutrienti utili per il corallo (fino al 90% di quanto prodotto dalle alghe viene ceduto ai coralli).

Il processo di sbiancamento

In sostanza, in presenza di condizioni ambientali complicate, si altera la collaborazione tra zooxantelle e coralli: i cambi di temperatura o l’inquinamento, per esempio, potrebbero portare il corallo a espellere le alghe, a causa di una relazione simbiotica mal funzionante. Una volta espulse del tutto le alghe, possiamo vedere l’esoscheletro di carbonato di calcio bianco del corallo, attraverso il suo tessuto trasparente (da qui parliamo di sbiancamento).

Si tratta di un processo graduale, durante il quale i coralli vengono pian piano privati della loro fonte di energia fino, in ultima, a morire. In teoria, se si dovesse tornare a una temperatura adatta in tempi brevi, i coralli potrebbero riprendersi, ma non sempre, e comunque servirebbero anni. Un altro, grave problema evidenziato dall’Australian Academy of Science risiede nel fatto che al giorno d’oggi gli aumenti di temperatura sono talmente repentini da poter causare direttamente la morte del corallo, durante un processo di sbiancamento.

L'importanza dei coralli

Nonostante ricoprano circa solo l’1% dei fondali oceanici, le barriere coralline, come avrai spesso sentito dire, sono un ecosistema fondamentale, all’interno del quale vivono moltissimi pesci, in grado di proteggere i litorali da tempeste, mareggiate e altri eventi estremi, portando a un risparmio di circa 4 miliardi di dollari all’anno di danni, secondo la rivista Nature communications. Senza considerare i danni devastanti che il bleaching (come viene chiamato in inglese lo sbiancamento) causa alla pesca, su cui moltissime nazioni basano buona parte dell’economia, oltre che al turismo.

Come impedirlo

Il primo modo, come avrai capito, sarebbe quello di concentrare sugli sforzi in uno sviluppo sostenibile, che superi i combustibili fossili e che, abbassando le emissioni, consenta alla temperatura della terra (e quindi pure a quella del mare) di smettere di aumentare. I tanti scienziati che lavorano per proteggere le barriere coralline, inoltre, sperano le specie forti si adattino al cambiamento e riescano a sopravvivere, per poi aiutarle a riprodursi, e non continuare a perdere ogni giorno un pezzetto di questa meraviglia, tanto bellissima quanto fondamentale per i nostri mari e la nostra vita.