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16 Febbraio 2021
10:00

Scarti della lana per migliorare l’agricoltura: dall’idea di alcuni studenti di design nasce Lokalana, un progetto di economia circolare

La lana è un materiale dotato di tantissime proprietà e purtroppo spesso viene sprecata senza avere la possibilità di essere riutilizzata. Per questo, un gruppo di studenti della facoltà di design dell’Università di Bolzano ha ideato un progetto di economia circolare per impiegare proprio questo materiale termoisolante e compostabile.

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Scarti della lana per migliorare l’agricoltura: dall’idea di alcuni studenti di design nasce Lokalana, un progetto di economia circolare
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Sono giovani, hanno dai 19 e i 23 anni e hanno bene in mente come utilizzare l’economia circolare per ridurre gli sprechi e soprattutto diminuire la produzione di nuove materie prime sfruttando quelle già esistenti. Forse non proprio ciò che ti aspetteresti da un gruppo di studenti di design.

Eppure proprio da loro, che vivono e studiano a Bolzano ma provengono da luoghi diversi d’Italia e d’Europa, è nata in pochissimo tempo un’idea per riutilizzare un materiale di scarto come la lana, che in Alto Adige è reperibile in gradi quantità, per realizzare fertilizzanti da utilizzare in agricoltura con la tecnica della pacciamatura e teli per proteggere le coltivazioni dagli sbalzi di temperatura che potrebbero danneggiarli. Riducendo così il bisogno di smaltire questo materiale ma soprattutto evitando di dover utilizzare materiali plastici e fertilizzanti chimici.

Per capire bene come è nato il progetto Lokalana e come verrà sviluppato in futuro, ci siamo rivolti direttamente a due degli ideatori, Matteo Falcone e Julia Siebert Cáceres.

“Un giorno ci è arrivata questa email dall’Università che parlava dell’hackaton, una maratona progettuale,” racconta Matteo, che ha 19 anni e viene da Brindisi. “Il nostro è un gruppo piuttosto affiatato, frequentiamo tutti lo stesso anno della facoltà di design e quindi abbiamo pensato di iscriverci e sviluppare insieme un progetto da presentare.”

“L’hackaton è stato la spinta, ma conoscevamo già il problema dello spreco massivo della lana di pecora”, continua Julia. “Ci siamo quindi messi a studiare le caratteristiche del materiale lana, ad esempio il fatto che è termoisolante e che viene già usata in piccole quantità come fertilizzante o per l’isolamento delle case. Ci siamo resi conto che sarebbe stato un vero peccato non utilizzare queste caratteristiche naturali che spesso vengono imitate a livello industriale con materiali chimici o plastica. L’idea è nata in maniera molto spontanea e adesso sta diventando una cosa seria.”

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Uno spreco, quello della lana, di cui uno di loro si era accorto già tempo fa durante un viaggio, da cui si era portato dietro questa necessità di combattere lo spreco di un materiale con enormi potenzialità.

“Durante un viaggio vicino al mar Baltico – racconta Matteo – a un nostro amico è capitato di parlare con un pastore dopo aver notato che una quantità enorme di lana inutilizzata veniva bruciata perché inutilizzata. Così ha tirato fuori questa idea, aprendo a tutto il gruppo un mondo prima totalmente sconosciuto di cui stiamo scoprendo sempre più cose. Per noi è importante creare un oggetto che non vada a riempire ulteriormente un mercato già saturo e che a fine vita non produca rifiuto. La lana infatti, a differenza della plastica non inquina e presenta svariati vantaggi.”

Vantaggi che i ragazzi prevedono di utilizzare per proteggere le coltivazioni e aiutare le piante a crescere meglio.

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“Vogliamo creare un telo fatto di lana che in estate protegga le piante dagli sbalzi di temperatura e dai raggi ultravioletti. Poi, una volta divenuto inutilizzabile il telo viene smontato e adagiato sul terreno secondo la tecnica della pacciamatura. In pratica diventa un ottimo fertilizzante per le piante sottostanti, dal momento che rilascia zolfo nel terreno, e oltre a proteggerle da temperature molto basse le difende anche dai funghi.”

Non si tratta di un unico prodotto – prosegue Julia – ma più di un intero processo. Si tratta di ragionare non soltanto sulla creazione di uno strumento, ma su una vera e propria lavorazione del materiale e sull’utilizzo di elementi naturali in un campo, quello agricolo, che a volte impiega per forza di cose materiali plastici. Noi in sostituzione di questi proponiamo un materiale vivo, un prodotto unico di cui è stato pensato l’intero ciclo di vita, che supera addirittura la morte del prodotto.”

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Un progetto che, come sottolinea Matteo, partirà dal piccolo per puntare, in futuro, al mondo industriale.

“Al momento puntiamo al giardinaggio e ai piccoli biocoltivatori, perché siamo ancora in una fase iniziale del progetto. Ci auguriamo che, una volta concluso, potrà espandersi anche ai coltivatori industriali. Sviluppare e realizzare progetti utilizzando l’economia circolare è importante, perché in Italia abbiamo molti problemi di inquinamento e di smaltimento dei rifiuti. I processi circolari evitano tutto questo perché evitano la produzione di nuovi rifiuti. E questo modo di produrre dovrebbe essere già una componente importante nella vita di ciascuno di noi.”

Sono nata e cresciuta a Trento, a due passi dalle montagne. Tra mille altre cose, ho fatto lunghe passeggiate nel bosco e imparato a riconoscere alcune piante velenose. Ho imparato la musica perché fa bene all’anima. Ho vissuto in due grandi città a cui mi sono abituata a volte più in fretta, altre volte meno, ma dove i miei posti preferiti erano sempre i parchi. Ho studiato giornalismo perché volevo che aiutare le persone a capire alcuni aspetti del mondo diventasse la mia professione. Credo che il rispetto della natura, dell’ambiente in cui ci muoviamo ogni giorno e delle persone che con noi lo abitano sia fondamentale per vivere bene, per noi stessi e per gli altri.