Se vogliamo riforestare il mondo, dobbiamo prendere esempio dalle popolazioni nepalesi

In Nepal si è deciso di affidare la riforestazione delle aree verdi agli indigeni e il risultato è che gli alberi sono raddoppiati: un esempio lodevole che mostra come il governo nepalese quattro decenni fa ci aveva visto lungo.
Sara Polotti 2 Dicembre 2022

Erano gli anni Ottanta e il governo nepalese, con una straordinaria lungimiranza, affidò la gestione delle foreste alle popolazioni indigene e alle persone volontarie. L'intento era quello di sensibilizzare la cittadinanza, responsabilizzandola e sfruttando allo stesso tempo la forza lavoro, contrastando così la deforestazione che era in atto da qualche tempo.

I risultati sono notevoli e quello del Nepal potrebbe essere un esempio virtuoso su cui basare le future politiche ambientali locali.

La decisione del governo nepalese

Il governo nepalese prese la decisione di affidare alle comunità locali indigene la gestione delle foreste e degli alberi a causa di una situazione che rischiava di essere deleteria per il Paese. Coperto per gran parte dalla catena montuosa dell'Himalaya e per lo più montuoso, il Nepal negli anni Ottanta affrontò infatti diverse alluvioni e frane, causate in parte dalla deforestazione massiccia che si stava intensificando.

Resisi conto del rischio, i governanti decisero di puntare sulla silvicoltura di comunità, ovvero un metodo comunitario di prendersi cura del verde, lasciando la gestione delle foreste alle comunità locali e alle persone indigene, responsabili quindi della protezione delle aree a loro affidate.

Gli alberi sono raddoppiati

Secondo le stime riportate da un lungo articolo del New York Times, la riforestazione attuata dalle popolazioni locali ha permesso di raddoppiare la superficie coperta da alberi. Se infatti nel 1992 il Nepal aveva una copertura boschiva del 26,2%, nel 2016 i numeri sono saliti al 44,9%.

Non tutti sono d'accordo, e altri studi parlano di una crescita più ridotta, intorno al 22%. Ma, che si tratti del doppio o del 20%, i numeri fanno riflettere: si tratta di stime in ogni caso positive, confermate anche dalla FAO, che già nel 2009 parlava delle foreste comunitarie come di un intervento importante e strategico.

Le testimonianze

A testimonianza dell'efficacia di questa politica arrivano le parole degli stessi abitanti delle zone. In un'intervista a The Record, il presidente della foresta comunitaria del Kumroy Rana Bahadur Shrestha ha ricordato come trent'anni fa nella sua zona non ci fossero che spazi aperti. Sulla terra non vi era più nemmeno un tronco, nemmeno un albero, poiché gli abitanti del vicino villaggio di Harari avevano tagliato tutto per ottenere legname.

"Non vi erano alberi e si poteva facilmente scorgere il villaggio di Padampur, che sta a cinque chilometri di distanza", ha raccontato. Ora, invece, nella stessa zona è presente di nuovo una rigogliosa foresta, con tutta la biodiversità che ne deriva. Gestita dalla comunità indigena locale, la foresta di Kumroy è rinata.