Secondo l’Ispi ad oggi le rinnovabili non bastano: per arrivare alla transizione energetica bisogna investire di più

Nel nuovo report dell’Istituto per gli studi di politica internazionale si parla dei futuri scenari della transizione energetica, tra lo sviluppo delle rinnovabili ancora non sufficiente e l’inevitabile ricorso al carbone, super inquinante ma molto economico.
Gianluca Cedolin 25 Gennaio 2022

Per salvare il Pianeta dalla crisi climatica, ormai lo sappiamo tutti, è cruciale abbandonare subito le fonti di energia fossile e passare a quelle rinnovabili, che non generano emissioni nocive per l'ambiente durante la produzione di energia.

Le fonti green stanno sicuramente crescendo, ma il processo di transizione si sta rivelando più complicato, un po' per i grandi interessi che girano intorno ai combustibili fossili, e alla volontà di chi ci guadagna a mantenere il business as usual, ma un po' anche per ragioni più tecniche e relative alla struttura stessa delle varie fonti energetiche.

Secondo il report Il mondo nel 2022: ritorno al futuro? Opportunità e rischi per le imprese, pubblicato dall'Istituto per gli studi di politica internazionale (Ispi), «benché promettano un futuro luminoso, le rinnovabili oggi non costituiscono una fonte di energia stabile poiché il loro approvvigionamento è intermittente in alcune zone e alcuni periodi». Eolico e fotovoltaico, insomma, sono dipendenti dalle condizioni atmosferiche, e potrebbero non bastare da sole a sostenere la transizione energetica.

Questo, secondo l'Ispi, ha portato diversi paesi a ricorrere al gas naturale come combustibile di riserva (che di conseguenza ha visto un'impennata nei prezzi) o, peggio ancora, a utilizzare il carbone, la più inquinante delle fonti fossili.

«Molte economie industrializzate, in Asia e non solo, continuano a prediligere l’energia elettrica generata dal carburante nero (carbone) – si legge nel dossier -, giacché questo può essere ottenuto più facilmente e risulta meno costoso di molte altre fonti alternative». Senza finanziamenti internazionali, gli studiosi dell'Ispi ritengono plausibile che il carbone rimanga il combustibile principe in certi settori economici, una condizione totalmente incompatibile con la lotta alla crisi climatica e l'azzeramento delle emissioni nette.

C'è comunque spazio per un po' di ottimismo, nel report: «Questi problemi complicano la transizione verso un mix energetico più pulito, ma possono essere gestiti nel lungo termine». Come? «Potenziando i sistemi di alimentazione con infrastrutture del XXI secolo e dotandoli di una capacità di stoccaggio, le rinnovabili finiranno col diventare una fonte di approvvigionamento più stabile e affidabile».