Segnalare il metodo di allevamento sulle etichette dei cibi: le associazioni scrivono alla ministra Bellanova

Per garantire una vita migliore agli animali. Per consentire al consumatore di acquistare cibo in modo consapevole, scegliendo quale metodo di allevamento finanziare una volta arrivato alla cassa del supermercato. Per premiare i produttori che hanno scelto la strada più difficile, seguendo i principi di un allevamento etico e giusto. Per questi e tanti altri motivi, Ciwf Italia, Legambiente e Greenpeace hanno chiesto un incontro alla ministra Bellanova.
Sara Del Dot 29 luglio 2020

Come è cambiato il tuo modo di acquistare le uova quando hai iniziato a fare caso al metodo di allevamento delle galline riportato sulla confezione? Sicuramente la possibilità di conoscere il modo in cui l’animale che ha prodotto quell’alimento è stato cresciuto e ha vissuto, ha aumentato una consapevolezza che prima non avevamo o avevamo in minima parte, facendoci capire che, grazie alle scelte che compiamo già tra le corsie di un supermercato, possiamo essere artefici di un cambiamento. Un cambiamento che coinvolge tutti: l’animale che vive in condizioni più dignitose, il produttore che si impegna a rispettarlo e che ne ricava un beneficio economico e noi, i consumatori, che possiamo acquistare alimenti più sani in modo consapevole ed etico.

Per questa ragione, per il beneficio diffuso che un’informazione chiara e pervasiva comporta per tutte le parti in gioco, tre associazioni attive per l’ambiente e il benessere animale, Ciwf Italia, Greenpeace e Legambiente, hanno inviato una lettera alla ministra delle Politiche agricole alimentari e forestali Teresa Bellanova chiedendole di estendere l’indicazione della provenienza dei cibi e del metodo allevamento anche a tutti gli altri alimenti di origine animale (oltre alle uova che ne sono già dotate). Per le associazioni si tratterebbe di un segnale di rispetto nei confronti degli animali ma anche dei consumatori che sarebbero più informati su ciò che acquistano, oltre a premiare i piccoli produttori che ogni giorno si impegnano per mantenere alti gli standard di qualità della vita degli animali che allevano, standard che comportano maggiori costi e impegno rispetto naturalmente agli allevamenti intensivi. E i risultati si vedono (e soprattutto si sentono).

Nella lettera aperta inviata questa mattina le tre associazioni hanno richiesto alla ministra di essere ricevute per un confronto in cui avviare una procedura per rendere l’alimentazione italiana e i suoi meccanismi ancora più etica, premiando chi si impegna a portare sulle nostre tavole cibo di qualità privo di inutile sofferenza.