Sei ragazzi portoghesi fanno causa a 33 Stati: “State distruggendo il pianeta e cancellando il nostro futuro”

Hanno tra gli 8 e i 21 anni e la loro richiesta è molto semplice: i governi devono impegnarsi di più per scongiurare la catastrofe climatica. Supportati dalla ong Global Legal Action Network, hanno intentato una causa contro 33 Stati presso la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo con l’intento di ottenere una decisione giuridicamente vincolante per limitare le emissioni di gas serra.
Federico Turrisi 25 settembre 2020

Cláudia Agostinho, 21 anni. Catarina Mota, 20 anni. Martim Agostinho, 17 anni. Sofia Oliveira, 15 anni. André Oliveira, 12 anni. Mariana Agostinho, 8 anni. Sono tutti giovani portoghesi. Catarina, Cláudia, Martim e Mariana provengono dalla regione di Leiria, che nel 2017 è stata colpita da una serie di incendi devastanti che hanno ridotto in cenere intere foreste e causato la morte di oltre 120 persone. Sofia e André invece sono di Lisbona, città che non è certo esente dagli effetti del cambiamento climatico: nell'agosto 2018 la capitale portoghese fu investita da un'ondata di caldo anomala durante la quale venne toccata la temperatura record di 44 gradi centigradi.

Per loro non c'è più tempo per rimanersene con le mani in mano. Di fronte all'emergenza climatica, come ricorda sempre anche Greta Thunberg, bisogna agire subito. Del resto, se assistiamo già con una frequenza preoccupante al ripetersi di fenomeni estremi, che ne sarà del futuro del nostro pianeta e dei suoi abitanti? Hanno deciso allora di intentare un'azione legale presso la Corte europea dei diritti dell'uomo (Cedu) di Strasburgo contro 33 Stati, tra i quali figurano, oltre ai 27 Paesi membri dell'Unione Europea, anche Regno Unito, Svizzera, Norvegia, Ucraina, Russia e Turchia. L'accusa è quella di violare il loro diritto alla vita, non adoperandosi abbastanza per affrontare la crisi climatica.

Grazie a una campagna di crowdfunding portata avanti sulla piattaforma CrowdJustice, i sei ragazzi hanno già raccolto più di 30 mila euro con cui pagare le spese legali iniziali. A sostenere la causa c'è l'organizzazione non governativa Global Legal Action Network, il cui direttore, Gearóid Ó Cuinn, ha definito il caso "senza precedenti".

L'obiettivo è ottenere da un organismo giurisdizionale internazionale come la Cedu una decisione giuridicamente vincolante che costringa i governi dei Paesi a rendere più ambiziosi i piani di riduzione delle emissioni di carbonio, portandoli più in linea con gli obiettivi stabiliti dall'Accordo di Parigi del 2015. Gerry Liston, uno degli avvocati di Global Legal Action Network impegnati in questa contesa legale, ha dichiarato al portale online Climate Home News che "il caso potrebbe esercitare un livello significativo di pressione sui governi europei affinché seguano in maniera più convinta la strada della decarbonizzazione, come richiede da tempo la comunità scientifica". Staremo a vedere che cosa decideranno i giudici.