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28 Aprile 2020
17:00

Siccità e piante più “stressate”: il climate change fa aumentare l’ozono cattivo nell’aria d’Europa

Una nuova ricerca pubblicata su Nature ha analizzato i dati di sei decenni per cercare di spiegare come mai l'ozono presente nell'aria superasse i limiti consentiti nonostante le misure di contenimento. La risposta è stata trovata negli effetti del cambiamento climatico: troppo caldo e troppa siccità stressano le piante che rallentano la propria azione di rimozione dell'ozono dall'aria fino al 70%.

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Siccità e piante più “stressate”: il climate change fa aumentare l’ozono cattivo nell’aria d’Europa
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C’è l’ozono buono e l’ozono cattivo, e se uno è messo a rischio dall’azione dell’uomo l’altro, invece, ci minaccia. A differenza di quello atmosferico, che come uno scudo protegge la Terra contro le radiazioni solari dannose, è l’ozono superficiale a preoccupare: trovandosi a livello del suolo e dunque nell’aria che respiri, è pericoloso per te e per la natura perché può causare gravi danni alla vegetazione ed è tra i responsabili di diverse patologie respiratorie. E in Europa sta aumentando.

La causa? La reazione a catena parte dal cambiamento climatico: climi più caldi e secchi, maggiori siccità e piante più “stressate” e meno efficaci nel loro loro azione di rimozione dell'ozono dall’aria. Lo dimostra una ricerca pubblicata su Nature che ha visto anche la collaborazione dell'Università Cattolica di Brescia.

Sei decenni di analisi

Nella ricerca, guidata dall’Università di Princeton, i ricercatori hanno utilizzato osservazioni e simulazioni del periodo 1960-2018: lo scopo era risolvere il “mistero” del perché l'ozono nell’aria persistesse nonostante le politiche attuate per diminuirlo. Per provare a dare una spiegazione, gli scienziati hanno analizzato le interazioni ecosistema-atmosfera: per indagare, quindi, l’eventuale ruolo delle piante. Le misurazioni sono state condotte nella foresta di Ulborg in Danimarca e, per la parte italiana, nella foresta della riserva presidenziale di Castelporziano a Roma. Sono state effettuate osservazioni anche in stazioni in quota in Svizzera, Germania e in Austria oltre a rilevamenti satellitari.

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Troppa siccità

Dai risultati delle misurazioni è emerso che in Europa gli episodi più estremi di inquinamento da ozono corrispondevano a grandi ondate di calore e alla importanti fenomeni siccità. E i ricercatori trovano il colpevole, ancora una volta, nel climate change: l’innalzamento delle temperature e la scarsità di piogge sono tra i fattori più dannosi per le piante e la vegetazione che, senza nutrimenti, vedono rallentare le proprie attività vitali, tra cui anche l’azione di rimozione dell’ozono dall’aria che, per i ricercatori, può arrivare fino al 70%.

Questo, si legge nello studio, comporterebbe una concentrazione di ozono nell’aria di oltre 80 parti per miliardo che è significativamente peggiore rispetto all'obiettivo posto dall'Unione europea di 60 parti per miliardo, livello da non superare per più di 25 giorni all'anno.

Si tratta di un problema non indifferente. Perché se l’ozono "buono", ovvero quello presente nelle stratosfera, è in grado di schermare il nostro pianeta dalle radiazioni solari pericolose, quello superficiale ha un ruolo inverso, poiché può creare seri danni alla vegetazione agricola, riducendo anche i raccolti, e alla salute dell’uomo: per esempio può indurre irritazioni oculari o cutanee e anche patologie più gravi come asma o BPCO.

Giornalista fin dalla prima volta che ho dovuto rispondere alla domanda “Cosa vuoi fare da grande”. Sulla carta, sono pubblicista dal 2014, prima ho studiato Lettere a Milano e Comunicazione della Scienza alla Sissa di Trieste, in mezzo ho imparato a correre maratone.  Ho una sola regola, credere nel rispetto di me stesso, degli altri e dell'ambiente in cui ci ritroviamo. E cerco di farlo con il sorriso, sempre. Durante le mie giornate cerco di star dietro alla curiosità galoppante che mi porta a spulciare tra le pagine di scienza e a curiosare tra le novità al cinema, a scartabellare dati e a leggere pigne di libri. È un lavoro difficile ma divertente e soprattutto lungo. Perché si sa, in ognuno di noi c’è sempre una nuova frontiera da scoprire.