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9 Settembre 2026
12:00

Sindrome di riferimento olfattivo: il caso dell’uomo che sentiva puzza di topo morto dal naso

Un cinquantenne ha isolato sé stesso per anni credendo di emanare puzza di topo morto. La diagnosi e la cura della sindrome di riferimento olfattivo.

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Sindrome di riferimento olfattivo: il caso dell’uomo che sentiva puzza di topo morto dal naso

Per tre anni un uomo di 50 anni ha vissuto con la costante e incrollabile convinzione che dal suo naso uscisse un odore insopportabile, del tutto simile a quello di un topo morto. Un’ossessione che lo ha portato a mettere in atto comportamenti compulsivi quotidiani: lavaggi nasali continui con acqua, soluzione salina e gocce medicate, oltre all'uso perenne della mascherina per evitare di infastidire chi gli stava intorno.

Nonostante le continue pulizie, la puzza non scompare. Il caso clinico, recentemente pubblicato sul Journal of Medical Case Reports, racconta la storia di un disturbo psichiatrico complesso e profondamente invalidante.

Come nasce l'ossessione: dalla paura all'isolamento sociale

Tutto è iniziato quando la famiglia dell'uomo ha notato un odore anomalo in casa, senza però trovarne la fonte. Da quel momento, nella mente del cinquantenne si è innescata un'idea fissa: era lui a emanare quella puzza, probabilmente a causa di una recidiva dei polipi nasali operati 17 anni prima.

Nessun esame medico o visita otorinolaringoiatrica ha mai riscontrato anomalie fisiche. Ciononostante, la convinzione ha finito per consumare la sua vita:

  • Isolamento affettivo: si è separato dalla moglie e dai figli per andare a vivere da solo.
  • Ritiro sociale: ha smesso di frequentare matrimoni, funerali e funzioni religiose per la vergogna e la paura del giudizio altrui.
  • Turismo medico: si è rivolto a numerosi os
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    pedali senza mai ottenere una risposta concreta.

Cos'è la sindrome di riferimento olfattivo (ORS)

La svolta è arrivata grazie a un reparto di otorinolaringoiatria che ha intuito la natura del problema, indirizzando il paziente verso una valutazione psichiatrica. La diagnosi è stata di sindrome di riferimento olfattivo (Olfactory Reference Syndrome – ORS).

Si tratta di una condizione psichiatrica caratterizzata dalla falsa ed errata convinzione di emanare un cattivo odore corporeo (dal naso, dall'alito, dalla pelle o dalle parti intime), non percepito dagli altri.

Classificazione DSM-5: Il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali non le dedica una categoria autonoma, ma la inserisce tra i disturbi ossessivo-compulsivi e correlati con altra specificazione.

Diagnosi differenziale: I medici hanno dovuto escludere patologie come il disturbo delirante di tipo somatico, l'ansia sociale, l'epilessia del lobo temporale ed emicranie con aure olfattive.

La cura: farmaci e terapia cognitivo-comportamentale

I test psichiatrici hanno evidenziato una totale mancanza di consapevolezza del disturbo (insight scarso) e una forte componente depressiva. L'équipe medica ha quindi impostato un trattamento combinato:

Terapia farmacologica: Somministrazione di fluoxetina (un antidepressivo SSRI) dosata fino a 60 mg/die, a cui è stato associato dopo 4 settimane un antipsicotico (2 mg la sera).

Psicoterapia: Un percorso di 12 sedute di psicoterapia di supporto ad indirizzo cognitivo-comportamentale.

La guarigione dopo un anno di trattamenti

Il percorso terapeutico ha portato a risultati straordinari. Nell'arco di dodici mesi, la fissazione per l'odore si è progressivamente affievolita fino a scomparire, di pari passo con i sintomi depressivi. L'uomo ha finalmente riallacciato i rapporti con i propri familiari e ha ripreso a partecipare alla vita pubblica e religiosa della sua comunità.