Stipendi, aumenti in busta paga da marzo 2026: fino a 850 euro in più grazie alla nuova flat tax al 5%

Da marzo 2026 aumenti in busta paga per molti lavoratori grazie alla flat tax al 5% sugli aumenti contrattuali. Chi ne beneficia e quanto si può guadagnare.
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Redazione 10 Marzo 2026

Con l’arrivo di marzo 2026 molti lavoratori italiani vedranno un aumento netto in busta paga grazie a una delle misure più attese dell’ultima Legge di Bilancio.

La novità riguarda l’introduzione di un’imposta sostitutiva del 5% sugli aumenti di stipendio derivanti dai rinnovi dei contratti collettivi nazionali. In pratica, gli incrementi salariali legati ai nuovi contratti saranno tassati molto meno rispetto al regime ordinario.

La misura si applica ai lavoratori con reddito annuo fino a 33mila euro e consente di pagare solo il 5% di tasse sugli aumenti contrattuali, al posto delle normali aliquote IRPEF e delle addizionali regionali e comunali.

Quanto aumentano gli stipendi: fino a 850 euro netti in più all’anno

Grazie alla nuova tassazione agevolata, gli aumenti previsti dai rinnovi contrattuali peseranno di più sullo stipendio netto.

In pratica:

  • solo il 5% dell’aumento lordo viene trattenuto come imposta
  • il 95% resta al lavoratore
  • Secondo le simulazioni della Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro, il beneficio annuo può variare:
  • da circa 190 euro
  • fino a 850 euro in più all’anno

Il vantaggio dipende principalmente da:

  • entità dell’aumento contrattuale
  • livello di reddito del lavoratore
  • settore di appartenenza

Il beneficio viene applicato direttamente in busta paga dal datore di lavoro e riguarda esclusivamente la parte di stipendio legata agli aumenti contrattuali.

Chi beneficia della flat tax sugli aumenti di stipendio

La cosiddetta flat tax sugli aumenti salariali riguarda soltanto la quota di stipendio derivante dal rinnovo dei contratti collettivi di lavoro.

Non interessa quindi:

l’intero stipendio

altre voci della retribuzione non legate agli aumenti contrattuali

Senza questa agevolazione fiscale, l’aumento sarebbe tassato con le normali aliquote IRPEF che possono arrivare al:

23%

25%

percentuali ancora più alte considerando le addizionali locali.

Con la nuova misura, invece, sulla stessa cifra si paga solo il 5%, aumentando in modo significativo il netto percepito.

L’Agenzia delle Entrate ha chiarito che l’agevolazione viene applicata automaticamente dal datore di lavoro, salvo eventuale rinuncia scritta da parte del dipendente.

Come calcolare l’aumento netto in busta paga

Per stimare l’aumento reale dello stipendio basta un calcolo semplice.

La formula è:

Aumento netto = aumento lordo × (1 − 0,05)

Questo significa che il lavoratore trattiene il 95% dell’aumento contrattuale.

Esempio pratico

Se l’aumento lordo annuo è di 1.000 euro:

tasse al 5%: 50 euro

aumento netto: 950 euro

Con la tassazione ordinaria, invece, il netto potrebbe scendere anche a 500-600 euro, a seconda del reddito complessivo.

Le simulazioni: quanto si guadagna nei diversi settori

Le simulazioni realizzate dalla Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro mostrano effetti diversi a seconda del settore.

Settore commercio

È il comparto che registra il vantaggio maggiore.

reddito lordo: circa 31.400 euro

aumento contrattuale: 2.698 euro

Risparmio fiscale stimato: fino a 851 euro annui.

Settore telecomunicazioni

Nel settore telecomunicazioni il beneficio è leggermente inferiore.

reddito lordo: 30.248 euro

aumento contrattuale: 1.709 euro

Risparmio fiscale: oltre 500 euro all’anno.

Settore metalmeccanico

Nel comparto metalmeccanico il vantaggio è più contenuto, perché gli aumenti contrattuali considerati sono più bassi.

Esempi:

lavoratore livello B1: circa 250 euro di risparmio

lavoratore livello D1: circa 188 euro annui

Imposta al 15% sui trattamenti accessori: straordinari e lavoro festivo

La normativa introduce anche un’imposta sostitutiva del 15% sui trattamenti accessori, tra cui:

lavoro straordinario

lavoro notturno

lavoro festivo

Secondo le simulazioni, con 1.500 euro annui di compensi accessori il risparmio fiscale può variare:

da circa 80 euro per redditi intorno ai 12mila euro

fino a 690 euro per redditi vicini ai 40mila euro.

Con 1.000 euro di trattamenti accessori, invece, il vantaggio fiscale si colloca tra 52 e 417 euro all’anno.