Stop alla plastica monouso: l’Unione Europea punta a un 2030 ecosostenibile

Tutti gli oggetti di plastica che utilizzi oggi potrebbero essere fatti da materiale riciclato entro il 2030. O almeno, questo è l’obiettivo della Commissione europea e dell’Europarlamento, che ha dato il via libera a una strategia ambiziosa nella lotta all’inquinamento. Non si tratta solo di un problema ambientale, ma anche economico.
Giulia Dallagiovanna 25 ottobre 2018

Hai presente quando organizzi una festa e decidi di usare piatti e bicchieri di plastica? O tutti i cotton fioc che hai gettato nel bidone in un anno? O ancora le cannucce, i sacchetti delle patatine o le confezioni di cibo da asporto? Ecco, finalmente le tue abitudini diventeranno ecosostenibili. Il Parlamento europeo ha approvato un testo, proposto dalla commissione per l'Ambiente e la Salute pubblica, che mette al bando prodotti di plastica monouso. E la buona notizia è che non dovrai scervellarti per trovare soluzioni alternative, ma l'Unione europea prevede di produrre gli oggetti di uso comune con materiali che abbiano un minor impatto sull'ambiente. Una misura che rientra in una strategia più ampia, che entro il 2030 mira a rendere riciclabile ogni confezione, imballaggio e oggetto di plastica che ti capiterà fra le mani.

Ma andiamo per gradi e cerchiamo di capire quali scadenze si vuole imporre l'Europa e quali obiettivi si è posta.

Gli oggetti di plastica monouso

Sono 10 gli oggetti colpiti dal testo approvato dall'Europarlamento e in attesa di assere votato anche dal Consiglio europeo: cotton fioc, palloncini colorati, stoviglie usa e getta, contenitori di cibo, bicchieri per bibite, bottiglie, filtro delle sigarette, borse e sacchetti, confezioni di patatine e snack, assorbenti e strumenti per la pesca. Si tratta, come avrai visto, di prodotti che utilizzi tutti i giorni e e che rappresentano l'80% di tutti i rifiuti di plastica che vengono ritrovati sulle spiagge e nei mari.

Prima della votazione, il Parlamento ha poi aggiunto il divieto anche all'uso di contenitori in polistirene espanso, cioè quelli per il cibo d'asporto, e di plastica oxodegradabile. Forse è la prima volta che incontri questo termine, ma per un po' di tempo si è pensato che aggiungendo una serie di additivi, si sarebbe riusciti ad accelerare la disintegrazione di questo materiale e, di conseguenza, la biodegradazione (che normalmente può arrivare a impiegare anche centinaia di anni). A quanto pare, si trattava di un'illusione e l'Unione europea ha ribadito che non esiste nessuna prova definitiva che la plastica oxodegradabile abbia effetti meno inquinanti sull'ambiente. Per questo motivo, dovrà essere eliminata al pari della collega.

2030: un mondo completamente riciclabile

Se a inizio novembre il Consiglio europeo darà il via libera alle nuove disposizioni, fra il 2021 e il 2030 l'economia circolare potrebbe riguardare tutti gli oggetti di plastica che conosci oggi. Gli obiettivi infatti sono ambiziosi, ma ben definiti. Una prima scadenza è fissata al 2025 quando dovrebbe essere ridotta la presenza sul mercato di prodotti di plastica per i quali non esiste un'alternativa più ecologica. Non solo, ma dovrà essere riciclato almeno il 90% di bottiglie e il 15% di oggetti da pesca abbandonati in mare, mentre gli imballaggi per le bevande dovranno essere prodotti con materiale di riuso per almeno il 35% del loro peso. Per avere qualche termine di paragone, sappi che al momento è meno del 30% la plastica che dopo l'uso rientra in un sistema di economia circolare.

La strategia europea

Quella della plastica non è solo un problema ambientale, ma anche economico. Se ne parla poco infatti, ma i mari e le spiagge inquinate, con tutte le conseguenze che ne derivano, ci costano 22 miliardi di euro. L'Europa quindi vuole intervenire con leggi che prevengano i futuri danni ambientali e facciano i conti con quelli che esistono già. E' la strategia studiata per proteggere il Pianeta e i cittadini, agendo direttamente sul modo di produrre.

E' in questo contesto che fioriscono anche le proposte del Cor, il Comitato delle regioni europee. Facendo leva sul ruolo centrale che città e regioni assumono nella fase di raccolta e smaltimento di rifiuti, chiedono:

  • che vengano fissati criteri obbligatori per la progettazione di prodotti ecologici
  • che vengano rimosse le sovvenzioni sui combustibili fossili e creato un mercato unico che includa le materie prime secondarie, in modo che i materiali di riciclo non siano più cari di quelli di primo utilizzo
  • che i produttori siano responsabili dei costi per la raccolta e il trattamento dei rifiuti
  • che chi investe nelle fonti fossili debba anche far fronte ai costi di riduzione delle emissioni di anidride carbonica che derivano dal trattamento di rifiuti di questo tipo, cioè circa 3,4 milioni di tonnellate
  • l'attivazione di bonus e incentivi finanziari per incoraggiare l'uso di plastica riciclata