Temperature primaverili e alberi in fiore, ma c’è poco da stare allegri

Nella giornata di ieri a Torino il termometro ha toccato 27 gradi e il caldo record, dovuto soprattutto al Föhn, ha interessato tutto l’arco alpino. Già a partire da oggi, però, è previsto un netto calo delle temperature: il punto è che le escursioni termiche rischiano di fare molti danni all’agricoltura.
Federico Turrisi 4 febbraio 2020

Il cambiamento climatico è qui e ora. Mentre il mondo è in stato di agitazione per la diffusione del coronavirus cinese, il surriscaldamento globale, causato dalle attività dell'uomo, fa sentire tutti i suoi effetti, alterando gli equilibri naturali. Un problema che non riguarda paesi lontani come quelli dell'Africa sub-sahariana o dell'Oceania, ma che interessa direttamente l'Europa e l'Italia.

Nei giorni scorsi la Francia meridionale è stata investita da un'anomala ondata di calore che ha portato la colonnina di mercurio a superare i 27 gradi. A inizio febbraio! Nella Sardegna centro-orientale, precisamente nella zona di Capo Bellavista, alle 13 di ieri si sono toccati i 27 gradi. La stessa temperatura è stata registrata a Torino: qui la causa va attribuita soprattutto ai venti caldi di Föhn che soffiano dalle Alpi. Anche in quota la situazione non è tanto diversa, con temperature oltre i 20 gradi.

Risultato: i mandorli e le mimose sono in fiore con largo anticipo in uno dei periodi dell'anno che dovrebbe essere tra i più freddi. Il mese di gennaio è stato estremamente mite, con temperature sopra la media stagionale, e secco. In pianura non piove (e questo aggrava il problema dello smog), sulle catene montuose non nevica, i ghiacciai alpini sono agonizzanti. Prendiamo come esempio quello di Le Mer de Glace, sul lato francese del massiccio del Monte Bianco, che si origina a 4.100 metri di altitudine. La sua superficie si sta riducendo inesorabilmente, come dimostra la fotografia postata sulla pagina Facebook del Limet (Associazione Ligure di Meteorologia). Un pugno nello stomaco.

La "finta primavera" di questi giorni ha fatto andare la vegetazione letteralmente in tilt, risvegliandola da un inverno che però non è ancora finito. "Nel cuore dell’inverno a macchia di leopardo lungo la Penisola si sono verificate fioriture anticipate", fa notare la Coldiretti. Mimose in Liguria, mandorli in Puglia, Sicilia e Sardegna dove inizia a sbocciare anche qualche pianta da frutto. In Abruzzo sono in fase di risveglio, con un anticipo di oltre un mese, gli alberi di susine e di pesche. Gli albicocchi in Emilia e i noccioleti in Piemonte hanno già le gemme.

Già a partire da oggi, però, è prevista la discesa di una perturbazione dal nord Europa che dovrebbe portare a un brusco calo delle temperature e anche a possibili gelate. Il che significa azzerare di nuovo tutto, e per i coltivatori perdere le produzioni di una stagione intera. "L’agricoltura è l’attività economica che più di tutte le altre vive quotidianamente le conseguenze dei cambiamenti climatici con sfasamenti stagionali ed eventi estremi che hanno causato una perdita in Italia di oltre 14 miliardi di euro nel corso del decennio tra produzione agricola nazionale, strutture e infrastrutture rurali", conclude Coldiretti. L'Italia è uno dei paesi più esposti al fenomeno della tropicalizzazione. Se non si affronta in maniera tempestiva ed efficace l'emergenza climatica, le conseguenze potrebbero essere davvero imprevedibili.