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26 Marzo 2019
15:00

Test senza animali: la Lav ha consegnato al Senato 53.000 firme per la ricerca alternativa

È da sempre una delle principali lotte della Lega anti vivisezione. La ricerca di modalità di sperimentazione medico-scientifica alternative, per evitare sofferenza e dolore agli animali utilizzati in laboratorio. Così, 4 ricercatrici e due esponenti dell’associazione hanno richiesto una legge per finanziare la sperimentazione senza animali.

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Test senza animali: la Lav ha consegnato al Senato 53.000 firme per la ricerca alternativa
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Quella contro la sperimentazione sugli animali è sempre stata una delle lotte principali portate avanti dalla Lav. Non è infatti un caso che “Lav” sia l’acronimo di Lega anti vivisezione. E non è un caso che sia stato anche e soprattutto grazie alle sue campagne e alle sue azioni concrete che in Italia sono stati raggiunti risultati come la chiusura definitiva di Green Hill, l’allevamento di Beagle a Montichiari, in provincia di Brescia, in cui migliaia di cani venivano maltrattati e uccisi.

Oltre a campagne mirate e singole azioni specifiche, però, è dalla sua nascita, nel 1977, che la Lav porta avanti battaglie finalizzate a cambiare le cose alla radice, anche e soprattutto a livello normativo, per rendere la vita degli animali più dignitosa nel rispetto dei loro diritti fondamentali. Sempre sulla scia della lotta alla sperimentazione sugli animali, infatti, il 19 febbraio scorso una delegazione composta da quattro ricercatrici e due esponenti dell’associazione ha consegnato 53.000 firme raccolte alla presidente del Senato Elisabetta Alberti Casellati.

Il motivo è semplice e perfettamente in linea con le battaglie dell’associazione. La Lav, infatti, ha deciso di chiedere a Governo e Parlamento di destinare il 50% dei fondi destinati alla ricerca medico-scientifica all’indagine di metodi di sperimentazione nuovi che non prevedano l’uso di animali. L’obiettivo finale sarebbe quello di trasformare questa richiesta in una legge italiana, in modo tale da istituzionalizzare la necessità di trovare metodi di ricerca alternativi che non facciano del male a niente e a nessuno.

Ma l’associazione non si è limitata ad avanzare una proposta, seppur supportata da firme e partecipazione attiva dei cittadini. Infatti, con i fondi raccolti, la Lav ha anche finanziato alcune borse di studio proprio a favore di ricerche senza animali. L’intenzione, che è anche il punto focale di gran parte delle campagne e battaglie legali della Lav come ad esempio Stop Vivisection, è quella di incentivare i metodi di sperimentazione alternativi per evitare sofferenze evitabili a esseri senzienti, come ad esempio, ove possibile le tecniche in vitro.

Sono nata e cresciuta a Trento, a due passi dalle montagne. Tra mille altre cose, ho fatto lunghe passeggiate nel bosco e imparato a riconoscere alcune piante velenose. Ho imparato la musica perché fa bene all’anima. Ho vissuto in due grandi città a cui mi sono abituata a volte più in fretta, altre volte meno, ma dove i miei posti preferiti erano sempre i parchi. Ho studiato giornalismo perché volevo che aiutare le persone a capire alcuni aspetti del mondo diventasse la mia professione. Credo che il rispetto della natura, dell’ambiente in cui ci muoviamo ogni giorno e delle persone che con noi lo abitano sia fondamentale per vivere bene, per noi stessi e per gli altri.