Thilafushi: l’isola delle Maldive che da quasi 30 anni accoglie milioni di tonnellate di rifiuti

Una vera e propria discarica a cielo aperto, un’isola artificiale in costante crescita su cui viene depositata tutta l’immondizia prodotta sulle isole delle Maldive. O meglio, prodotta dai resort e dalla capitale Malè. Dal 1992, Thilafushi rappresenta un grave pericolo per le persone e per la natura di quei luoghi.
Sara Del Dot 6 Giugno 2019

Acqua cristallina, spiagge da sogno, popolazione accogliente, ottimo cibo. Se hai prenotato una viaggio per le Maldive, o ti piacerebbe farlo, è sicuramente questo ciò che immagini di vedere una volta sceso dall’aereo. Ed è proprio ciò che troverai. Per le Maldive, infatti, la principale fonte di guadagno è proprio il turismo, tant’è che in pochi anni sono nati sulle isole oltre 110 resort di lusso, che offrono qualunque genere di confort a chi decide di trascorrere un periodo tra questi meravigliosi atolli dell’oceano Indiano.

Ma non tutto è come sembra. Perché dietro al tuo divertimento in questo vero e proprio paradiso terrestre, si cela una realtà che di paradisiaco ha ben poco e anzi, rischia di trascinare nella catastrofe ambientale l’intero Paese. Tutto perché chi arriva alle Maldive vuole divertirsi e rilassarsi, senza doversi preoccupare di nulla. Nemmeno dei propri rifiuti. Che sono tantissimi. Lo sviluppo economico dell’isola e la necessità di soddisfare al meglio le esigenze degli stranieri, infatti, hanno portato il Paese a importare sempre più prodotti dall’esterno, di cui una gran parte in plastica monouso. Solo per fare un esempio, non essendo presenti fonti sulle isole tutta l’acqua potabile arriva chiusa in bottigliette.

Per far fronte all’enorme quantità di scarti prodotti dagli avventori che tutto l’anno affollano le spiagge e i resort degli atolli, ma anche dagli abitanti della capitale in seguito al boom economico, nel 1992 il Governo delle Maldive ha optato per una soluzione decisamente poco sostenibile.

Si chiama Thilafushi, ed è una vera e propria isola artificiale realizzata in una splendida laguna su cui, ormai da 27 anni, vengono scaricate oltre 300 tonnellate di rifiuti al giorno. Questa discarica a cielo aperto lunga 3,5 km e larga 200 metri, ma che non fa che aumentare a causa della quantità di scarti che vi vengono portati, fa parte dell’atollo di Kaafu e dista appena 7 km da Malè, la capitale delle Maldive. Sul suo territorio, nascosti nella sabbia e sepolti in buche scavate tra il terreno e il mare, puoi trovare qualsiasi tipo di rifiuto. Plastica monouso, pannolini, abiti, ma anche prodotti nocivi come batterie, amianto, residui sanitari, mercurio, frigoriferi. Una quantità infinita di immondizia, che viene bruciata 24 ore su 24. A testimoniarlo, la perenne colonna di fumo visibile già dal finestrino dell’aereo carico di turisti che sta per atterrare.

Chi ci lavora ogni giorno, sono per la maggior parte immigrati privi di qualunque tutela, che rischiano (e a volte sacrificano) la vita respirando l’aria contaminata dai residui tossici abbandonati al sole e i fumi derivanti dai rifiuti bruciati. Tutto questo al prezzo di 100 o 200 dollari al mese.

Con il tempo, sul suolo di Thilafushi sono nate anche altre attività industriali, come cementifici, fabbriche di imbarcazioni, imbottigliamento di gas metano. Ma il suo nome resterà sempre legato indissolubilmente alle milioni di tonnellate che sono passate, e spesso anche rimaste, sul suo suolo, a pochi centimetri dal livello del mare.

I rischi che comporta la presenza di Thilafushi sono tantissimi e interessano sia la salute della popolazione sia la salubrità dell’ambiente, quell’ambiente meraviglioso da cui i 26 atolli dipendono e che non potrà sostenere ancora per molto una filiera di smaltimento di questo genere. Senza contare che, nei periodi di maltempo, le acque contaminate si mescolano molto facilmente con quelle cristalline che sei abituato a immaginare, avvelenando i pesci e le altre creature che le abitano.