Trasformare gli scarti alimentari in un materiale più forte del cemento: l’idea ecologica arriva dal Giappone

Un team di ricercatori dell’Università di Tokyo ha effettuato una serie di test su alghe, foglie di cavolo, bucce di arancia e di banana e altri tipi di avanzi per sviluppare biomateriali da costruzione, addirittura commestibili, con l’obiettivo di ridurre l’impatto sull’ambiente: un interessante esempio di economia circolare.
Federico Turrisi 20 Giugno 2021

Chi lo avrebbe mai detto che dai rifiuti organici si potesse ottenere un materiale super resistente per l'edilizia? Del resto, l'idea che un edificio sia realizzato con scarti di frutta e verdura potrebbe lasciarti alquanto sorpreso. In realtà, si tratta di una promettente innovazione "made in Japan", per citare il leggendario album dei Deep Purple. Un gruppo di ricercatori dell'Università di Tokyo, guidato dal professor Yuya Sakai, ha infatti dato vita a dei speciali biomateriali da impiegare nel settore delle costruzioni partendo dagli scarti alimentari (e restituendo loro una seconda vita): Dalla buccia delle banane ai resti di cipolla, passando per alghe e foglie di cavolo.

Le materie prime utilizzate dagli scienziati sono state essiccate sotto vuoto e polverizzate. Dopo di che, è stata creata (con l'aggiunta di acqua e altri elementi come sale o zucchero) una miscela da pressare in stampi ad alta temperatura. I risultati ottenuti sono dunque stati valutati in base ad alcuni parametri come resistenza ed elasticità, ma anche aspetto, odore e gusto. Sì, hai capito bene. I biomateriali da costruzione creati in laboratorio dai ricercatori giapponesi sono commestibili.

Questo è un po' l'aspetto curioso della ricerca giapponese, ma il punto è un altro. Nel caos del riutilizzo delle foglie di cavolo cinese, per esempio, è stato ottenuto un materiale tre volte più robusto del cemento. Solo con gli avanzi della zucca non sono stati raggiunti risultati soddisfacenti. Inoltre, hanno verificato gli studiosi, i mattoni vegetali sono resistenti alla ruggine, ai funghi, alla muffa e agli attacchi degli insetti. Niente male per trattarsi di "prodotti di scarto". Dobbiamo abituarci a considerarli sempre più una risorsa, e non un peso di cui sbarazzarci. Solo così possiamo sperare di avviarci verso un modello di economia circolare efficiente, dimostrando di avere maggiore rispetto per l'ambiente.

Fonte | Institute of Industrial Science – University of Tokyo