Un enorme iceberg si dirige verso la Georgia del Sud. L’esperto: “Le sue dimensioni hanno impedito che si sciogliesse”

Si chiama A68a, è in giro dal 2017 ed è talmente grande che anche quando è arrivato in acque più calde non si è sciolto, proseguendo il proprio viaggio. Un viaggio che potrebbe terminare addosso alla Georgia del Sud. Per capire meglio il fenomeno, abbiamo interpellato Valter Maggi, docente di cambiamenti climatici.
Sara Del Dot 6 Novembre 2020

L’ultimo iceberg di cui hai sentito parlare è probabilmente quello che ha affondato il Titanic. E forse è proprio da quella storia che hai imparato la caratteristica principale di queste enormi masse ghiacciate. Ovvero che dall’acqua emerge soltanto una piccola parte di esse. Praticamente un ottavo. Bene, in questi giorni si sente molto parlare di un altro iceberg, molto grande e molto inquieto. Si chiama A68a, si è staccato dal 2017 e oggi potrebbe rappresentare una minaccia per un’isola intera. Infatti, sembra che questo enorme blocco di ghiaccio si stia dirigendo lentamente proprio verso la Georgia del Sud. Con conseguenze  tutte da valutare.

“Gli iceberg sono un fenomeno naturale.” Ci spiega Valter Maggi, docente ordinario di cambiamenti climatici presso l’Università Milano Bicocca. “Rappresentano il sistema che l’Antartide utilizza per perdere massa, quindi si tratta di un meccanismo normale e necessario. Il problema di questo caso specifico, quello di A68a, è che solitamente gli iceberg che si staccano sono di dimensioni più piccole, quindi vanno in giro fino a che non raggiungono acque più calde fondendosi e scomparendo.”

A causa delle sue dimensioni, definite da alcuni pari alla superficie del Lussemburgo, l’iceberg A68a non riesce quindi a diminuire la propria massa fino a scomparire, ma continua a vagare anche dopo essere uscito dai confini dell’Antartide.

“Questo iceberg girava già dal 2017, si sapeva che era in circolazione,” prosegue Valter Maggi.Non si tratta dell’unico che si è staccato e va in giro, ci sono sempre blocchi di ghiaccio che si staccano e si dirigono verso l’esterno, anche se sicuramente è il più grande, dal momento che è lungo qualche centinaio di chilometri e largo oltre 100. E ha deciso di puntare verso la Georgia del Sud.”

Un viaggio lungo, quindi, e dall’esito incerto.

“Il movimento di questa massa di ghiaccio è molto lento, viaggia più o meno a una velocità da corrente oceanica. Cosa accadrà quando andrà a sbattere contro l’isola, se mai accadrà, non lo sa nessuno. Questo perché non è mai accaduto che un iceberg di queste dimensioni si dirigesse verso un'isola fuori dall’Antartide. Sicuramente ciò che accadrà dipende anche dalla conformazione dei fondali attorno all’isola. Bisogna infatti partire dal presupposto che un iceberg ha, fuori dalla superficie dell’acqua, più o meno un ottavo del suo volume, quindi se il ghiaccio emerge di 50 metri è probabile che sotto ce ne siano altri 400. Di solito, infatti, gli iceberg che si muovono a un certo punto si fermano. Personalmente posso immaginare che se si mettesse nella posizione sbagliata, contro l’isola, potrebbe creare problemi alle popolazioni di foche e pinguini che abitano quella zona. Come è accaduto anni fa, quando un iceberg si è staccato dalla Barriera di Ross andandosi ad appoggiare contro la costa antartica e creando problemi ad alcune pinguinaie. I pinguini infatti si sono trovati all’improvviso davanti un muro che impediva l’accesso al mare, rischiando la propria sopravvivenza.”

La situazione potrebbe essere quindi ricollegabile ai cambiamenti climatici?

Gli iceberg si sono sempre staccati e continueranno a farlo, rappresentano il sistema con cui il ghiacciaio perde la sua massa, una parte importante del suo ciclo vitale. Il problema è che in alcune aree, tra cui appunto la penisola antartica, si è registrato un aumento considerevole dei distacchi di iceberg. E il dato notevole riguarda non tanto la dimensione quanto la frequenza. Un iceberg come A68a si stacca una volta al secolo, mentre iceberg grossi un centesimo si staccano a un ritmo di 50 ogni anno. E l’aumento della frequenza dei distacchi va di pari passo con l’aumento registrato di velocità dei ghiacciai. Questo potrebbe essere riconducibile a un fenomeno specifico, quale ad esempio il riscaldamento globale.”