Un killer silenzioso chiamato monossido di carbonio: quanto impatta sulla salute pubblica?

Basandosi su un ampio dataset, una recente ricerca apparsa sulla rivista scientifica “The Lancet Planetary Health” ha cercato di fare il punto sui danni derivanti dall’esposizione ambientale al monossido di carbonio, che inciderebbe in maniera significativa sulla mortalità giornaliera anche in concentrazioni inferiori ai limiti fissati dall’Oms.
Federico Turrisi 3 Maggio 2021

Il monossido di carbonio (formula chimica CO), lo sappiamo, è un gas molto pericoloso. Siamo abituati a pensare che possa rivelarsi letale quando ci si intossica in un ambiente chiuso, per esempio a causa di una fuoriuscita incontrollata da un fornello. Ma in realtà questo nemico invisibile (e inodore) è presente in piccole percentuali anche nell'aria che respiriamo ogni giorno (pensa solo al contributo che può arrivare dai veicoli che circolano in città). Quanto basta, secondo gli scienziati, per fare comunque danni. Ma è possibile quantificarne l'impatto?

In un dettagliato studio pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica "The Lancet Planetary Health", un team internazionale di ricercatori ha mostrato i risultati dell'analisi delle informazioni provenienti da 337 città di 18 Paesi nel mondo. Incrociando i dati su inquinamento atmosferico, meteo e mortalità totale (con oltre 40 milioni di decessi esaminati tra il 1979 e il 2016), gli esperti sono arrivati alla conclusione che anche un lieve rialzo dei livelli di monossido di carbonio nell'ambiente, originato da automobili con motore termico e da altre fonti, è associato a un aumento della mortalità totale giornaliera.

Nel dettaglio, un aumento di 1 mg per metro cubo della concentrazione media di CO del giorno precedente era associato a un aumento dello 0,91% della mortalità totale giornaliera. Negli Stati Uniti e in Europa la soglia è attualmente fissata a 7 mg di CO per metro cubo per 24 ore di media, che è lo stesso limite stabilito nel 2010 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità nelle linea guida sulla qualità dell’aria. Tutte le 337 città prese in considerazione avevano bassi livelli di CO, con concentrazioni medie annuali inferiori a 2,3 mg per metro cubo. Tuttavia, limitando le concentrazioni di CO a meno di 4 mg per metro cubo è stata comunque osservata un’associazione significativa tra l’esposizione a breve termine alla CO e la mortalità.

La ricerca suggerisce quindi che la riduzione delle concentrazioni di monossido di carbonio nell'ambiente attraverso un controllo più rigoroso delle emissioni del traffico veicolare e altre misure potrebbe garantire notevoli benefici per la salute pubblica e che non ci sono prove per un valore soglia al di sotto del quale l'esposizione alla CO ambientale possa essere considerata "sicura". Per quanto questo studio sia considerato la più ampia indagine epidemiologica sulla relazione mortalità-esposizione a CO a breve termine, occorrono ulteriori approfondimenti per comprendere meglio il ruolo del monossido di carbonio svincolato dagli altri agenti inquinanti, come il biossido di azoto e l'ozono troposferico.

Fonte | "Ambient carbon monoxide and daily mortality: a global time-series study in 337 cities", pubblicato The Lancet Planetary Health il 1 aprile 2021.