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5 Dicembre 2019
17:00

Un minuto per raccontare i cambiamenti climatici: ecco i vincitori del Mobile Film Festival 2019

Lo scorso 3 dicembre a Parigi sono stati svelati i nomi dei vincitori della competizione che premia i migliori cortometraggi di un minuto girati con lo smartphone sul tema dell'emergenza climatica. Il gran premio internazionale è andato alla regista iraniana Fatima Nofely.

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Un minuto per raccontare i cambiamenti climatici: ecco i vincitori del Mobile Film Festival 2019
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Ti ricordi del Mobile Film Festival? Si tratta della manifestazione di cui ti avevamo parlato la scorsa settimana, in cui registi di tutto il mondo si sono messi in gioco per raccontare in tutte le sue varie sfaccettature il cambiamento climatico in un solo minuto, utilizzando lo smartphone. Chi sono stati i migliori ad affrontare un tema così complesso (e così attuale) nella maniera più efficace?

Ebbene, la sera del 3 dicembre, a Parigi, si è tenuta la cerimonia di premiazione. Emergenza rifiuti, scarsità d’acqua, deforestazione, attivismo giovanile, sovrappopolazione: sono questi i temi degli 8 film vincitori. Si è aggiudicata il gran premio internazionale, assicurandosi una borsa da 20 mila euro per produrre un film, la regista iraniana Fatima Nofely, autrice del cortometraggio "Wallet" (ossia il portafoglio), che immagina una situazione in cui l'acqua diventa una moneta di scambio.

Vince il Gran premio Francia e una borsa sempre da 20 mila euro "Scream" (l'urlo) di Gonzague Legout, un corto-denuncia sul fatto che tutti siamo a conoscenza del riscaldamento globale, tutti lo vediamo accadere, eppure non si fa niente per fermarlo. Gli altri cortometraggi premiati sono "Vacation" di Christopher Axworthy e Robert Peacock, "Antihuman" di Vinamra Pancharia e Monika Sharma, "#ToutVaBien" di Florence Fauquet, "Plastic treaures" di Precious Iroagalachi e "How dare you" di Samphe Ballamigie. La giuria ha voluto, inoltre, assegnare una menzione speciale al regista brasiliano David Murad, autore di "Déclaration", una silenziosa critica alle politiche anti-ambientaliste del presidente del Brasile Jair Bolsonaro.

Laureato in lettere e giornalista professionista, sono nato e cresciuto a Milano. Fin da bambino ad accompagnarmi c’è (quasi) sempre stato un pianoforte. E da musicista la parola d’ordine non può che essere una: armonia. Con se stessi, con gli altri, con la natura. Sarà la giovane età, sarà che sono nato in una delle città più inquinate d’Italia, il rispetto per l’ambiente che ci circonda è diventata la stella polare che orienta le mie scelte, dalla spesa che privilegia il più possibile prodotti a filiera corta all’attenzione maniacale quando si fa la raccolta differenziata. Considero un’autentica vocazione poter condividere e trasmettere una filosofia di vita che abbia al centro la sostenibilità e la ricerca del benessere. Nel giornalismo ho trovato il mezzo ideale.