Una bolla di sapone per impollinare i fiori: la nuova tecnologia giapponese per salvare le colture dalla carenza di api

Le api stanno morendo e la tecnologia deve sostituirle. È ciò che ha cercato di fare un team di ricercatori giapponesi, che hanno messo a punto una bolla di sapone in grado di trasportare il polline ai fiori senza danneggiare le piante. Una soluzione estrema per una situazione gravissima.
Sara Del Dot 18 Agosto 2020

Soffiare nel cerchietto di plastica per fare uscire centinaia di bolle di sapone è stato il passatempo preferito di tantissimi bambini e lo è ancora per i fortunati a cui viene regalato il barattolino magico al posto del tablet. Ma oltre a essere utili per divertirsi in una giornata noiosa, da oggi le bolle di sapone potrebbero rappresentare anche la salvezza delle nostre piante, e di conseguenza la nostra. E come, ti chiederai? Sostituendo, anzi, aiutando gli impollinatori nelle loro attività.

Si chiamano api biomimetiche, e sono delle vere e proprie bolle di sapone in grado di depositare dolcemente sui fiori il polline necessario alla loro riproduzione. L’intuizione è venuta al ricercatore che ha condotto lo studio, Eijiro Miyako, che ormai da anni era alla ricerca di un metodo efficace per favorire l’impollinazione artificiale senza però danneggiare i fiori. Infatti, in precedenza aveva provato a rilasciare il polline tramite l’utilizzo di piccoli droni che finivano però per danneggiare la pianta. Giocando in giardino con suo figlio, Miyako si accorse che le bolle di sapone lo colpivano senza avere effetti dannosi, e così pensò di riproporre questo meccanismo a livello scientifico.

Questa nuova tecnologia, presentata sulla rivista iScience dal team del Japan Advanced Institute of Science and Technology, capitanato appunto da Miyako, nasce per arginare le conseguenze del progressivo declino demografico degli impollinatori in tutto il mondo, da cui dipende il 75% del cibo che mangiamo e delle colture di cui il mondo abbisogna.

In pratica, il team ha messo a punto un detergente speciale in grado di trasportare il polline, rompersi delicatamente per non danneggiare la pianta e riuscire a resistere per quanto possibile ai fenomeni meteorologici per raggiungere l’obiettivo. Tutto questo, utilizzando una bolla di 2cm di diametro per trasportare fino a duemila granuli di polline diluiti nel liquido base e sparata con una pistola per bolle.

La prova del funzionamento è avvenuta in laboratorio, dove gli studiosi sono riusciti a far riprodurre alcune piante di pera, dove su ciascun fiore sono state sparate 10 bolle, ciascuna contenente, appunto, 2000 granuli di polline. In seguito a questo processo sono nati poi tanti frutti quanti ne sarebbero nati da un’impollinazione effettuata a mano con un’apposita spazzola, pratica che tuttora in Giappone viene effettuata dagli agricoltori per assicurarsi il raccolto e anche per tradizione.

E come portare il polline ai fiori fuori dal laboratorio? Per risolvere questa questione, Miyako ha deciso di tentare l’utilizzo di robot in grado di capire dove sono i fiori e indirizzare loro la maggiore quantità di polline senza sprecarne troppo. Un test effettuato con un drone e una pistola sparabolle ha avuto risultati incoraggianti, impollinando il 90% dei fiori.

Naturalmente si tratta di una tecnologia estrema che, ora che abbiamo contezza della situazione in cui versano gli impollinatori del mondo, potrebbe aiutarci a fronteggiare il problema, senza però distoglierci dalla necessità di ripopolare il mondo di questi insetti e salvaguardarne la salute, tanto importante per il mondo e quindi per noi.